'Ndrangheta, operazione “Eyphemos II”: arresti, perquisizioni e sequestri di beni

“Eyphemos II” è il nome dato all’operazione nel corso della quale, dalle prime ore di questa mattina, gli investigatori della polizia di Stato hanno eseguito arresti, perquisizioni e sequestri di imprese, società, bar, ristoranti e beni immobili, per circa 2 milioni di euro, in provincia di Reggio Calabria, Ancona, Pesaro Urbino e nella città di Milano, nei confronti di presunti capi e gregari dell’articolazione della ‘ndrangheta operante a Sant’Eufemia d’Aspromonte.

Nel corso dell’operazione, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, sono state eseguite 9 ordinanze di custodia cautelare, di cui 4 in carcere e 5 agli arresti domiciliari, emesse nei confronti di presunti capi, elementi di vertice e prestanome di una pericolosa articolazione di ‘ndrangheta operante a Sant’Eufemia d’Aspromonte (Rc), considerata dipendente dalla potente cosca Alvaro, attiva a Sinopoli, San Procopio, Cosoleto, Delianuova e zone limitrofe.

Gli indagati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di concorso esterno in associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori ed autoriciclaggio, con l’aggravante dell’agevolazione mafiosa.

L’inchiesta della Dda di Reggio Calabria fa luce su un’ampia serie di delitti e colpisce il complesso imprenditoriale, societario e immobiliare utilizzato dal presunto boss Domenico Laurendi e da altri soggetti ritenuti sodali di rilievo dell’organizzazione mafiosa (arrestati nello scorso mese di febbraio nell’ambito dell’operazione Eyphemos)

Tra gli arrestati, per concorso esterno in associazione mafiosa, figurano anche un commercialista, un imprenditore e un’impiegata.

I particolari dell’operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terrà alle 11, presso la sala conferenze della Questura di Reggio Calabria, alla presenza del procuratore della Repubblica Giovanni Bombardieri, del procuratore aggiunto Calogero Gaetano Paci e del questore di Reggio Calabria Maurizio Vallone.

'Ndrangheta: catturato il latitante Domenico Romeo

I carabinieri della compagnia di Palmi e dello Squadrone eliportato Cacciatori "Calabria", insieme ai finanzieri del Gico di Genova e del Comando provinciale di Reggio Calabria hanno messo fine alla latitanza di Domenico Romeo, 40 anni, ricercato dal luglio scorso dopo essere sfuggito alla cattura durante l'operazione "Buon vento genovese" condotta dalla guardia di finanza del capoluogo ligure.

L'uomo, accusato di traffico internazionale di droga aggravato dalle finalità mafiose, è ritenuto dagli investigatori il contabile della 'ndrina degli Alvaro di Sinopoli.

Romeo è stato individuato e bloccato a Sant'Eufemia d'Aspromonte (Rc).

'Ndrangheta. Si nascondeva nelle campagne del Vibonese il latitante catturato dalla Polizia

Nella mattinata odierna, all’esito di prolungati servizi di osservazione e di infiltrazione sul territorio, personale della Squadra Mobile di Reggio Calabria, collaborato dai colleghi della Squadra Mobile di Vibo Valentia e del Commissariato di Polizia di Polistena, ha localizzato e catturato, nelle campagne di Monterosso Calabro, in provincia di Vibo Valentia, il pericoloso latitante della ‘ndrangheta calabrese Giuseppe Alvaro, 34 anni,  alias “Peppazzo”, posto ai vertici della cosca Alvaro, intesa “Carni i cani”, operante a Sinopoli con proiezioni in Lazio ed all’estero. Era il latitante più longevo della Piana di Gioia Tauro, essendo colpito dall’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa il 17 febbraio 2009 dal G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria, per i seguenti reati contestati nell’ambito dell’operazione “Virus”, condotta dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria:  delitto di cui all’art. 416 bis c.p., per aver fatto parte della ‘ndrina Alvaro, svolgendo funzioni di tramite tra il capocosca Carmine Alvaro e gli altri associati, trasferendo le direttive ricevute e riportando le notizie di volta in volta acquisite; per aver preso parte alle riunioni mafiose presiedute da Carmine Alvaro; per aver gestito, anche con funzioni decisionali, volte al riciclaggio valuta estera tra la Calabria, Roma, Milano, Torino ed i Paesi dell’est Europa; per aver mantenuto contatti con soggetti appartenenti alle altre ‘ndrine, finalizzati in particolare alla cessione di armi; delitto di cui agli artt. 110, 648 bis, aggravato dall’art. 7 della Legge 203/91 perché, in concorso con altri soggetti, avrebbe proceduto  all’acquisizione di denaro estero, prevalentemente del tipo dinaro Croati, won Coreani e dollari Coreani di provenienza illecita, ovvero al trasferimento di tale valuta, compiendo operazioni finanziarie, quali transazioni o versamenti, finalizzate ad ostacolarne l’identificazione della provenienza delittuosa, il tutto al fine di agevolare la cosca Alvaro;delitto di cui agli artt. 81, 1 comma, 110 c.p., 10, 12 e 14 della Legge 497/74 e art. 7 della Legge 203/91, per avere, in concorso con Paolo Schimizzi (nel frattempo scomparso), nell’ambito di un medesimo contesto temporale di azione, detenuto e portato in luogo pubblico una pistola calibro 6.65 con relativo munizionamento e due ordigni esplosivi che Giuseppe Alvaro,  il 30enne Nicola Alvaro, il 34enne Nicola Alvaro e Rocco Caruso avrebbero ceduto a Schimizzi e Borruto, presunti esponenti della cosca Tegano, di Archi, frazione di Reggio Calabria;delitto di cui agli artt. 110 c.p., e 23, commi 1, 3 e 4 della Legge 110/1975, per avere, in concorso con altri soggetti,  detenuto e portato in luogo pubblico la pistola da considerarsi clandestina perché recante la matricola abrasa.    Il ricercato è stato catturato all’esito di prolungati servizi di osservazione svolti in un’ampia zona rurale. Al momento dell’irruzione eseguita in un frantoio, Alvaro ha tentato la fuga lanciandosi da una finestra, ma poco dopo è stato raggiunto dal personale operante che lo ha bloccato ed ammanettato. Dopo le rocambolesche fasi della cattura, l’arrestato è stato trasportato presso l’ospedale di Vibo Valentia per essere sottoposto ad intervento chirurgico, poiché, cercando la fuga dal frantoio, ha riportato la frattura scomposta della caviglia. Il provvedimento restrittivo compendia i risultati acquisiti durante l’attività investigativa che aveva svolto la Squadra Mobile di Reggio Calabria per la cattura di Carmine Alvaro, 53 anni (padre dell’odierno arrestato), rimasto latitante dal 9 giugno 2003 al 18 luglio 2005, condannato dalla Corte di Appello di Reggio Calabria, con sentenza del 18 novembre 2002, per associazione mafiosa, quale promotore, organizzatore e capo dell’omonima famiglia mafiosa.  In tale contesto, secondo gli inquirenti, era emerso un ruolo di assoluto rilievo dell’ALVARO Giuseppe nell’organigramma della cosca. I vari accoliti, infatti, non esitavano ad eseguire puntualmente ed immediatamente le direttive da lui impartite anche, perché, probabilmente, ne riconoscevano il ruolo di portavoce del padre boss. Gli incontri con il padre, dunque, non erano semplici incontri tra padre e figlio, ma vere e proprie riunioni per stabilire le attività illecite della cosca e per ricevere le direttive del boss latitante. Giuseppe Alvaro era ricercato sin dall’inizio della propria latitanza, allorché riuscì a sottrarsi alla cattura insieme al cugino Paolo Alvaro, 51 anni, catturato il 20 novembre 2015 a Melicuccà da militari dell’Arma dei Carabinieri. Egli annovera diversi precedenti penali e di polizia per associazione mafiosa, ricettazione, furto, rapina, truffa, riciclaggio, violazioni della legge sulle armi, favoreggiamento personale e procurata  inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità. In relazione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere per la quale Alvaro risultava ricercato, il 7 aprile 2010 è stato condannato, all’esito del rito abbreviato, alla pena di otto anni di reclusione ed euro 8.000 di multa dal GUP presso il Tribunale di Reggio Calabria. La sentenza di condanna è stata confermata dalla Corte di Appello di Reggio Calabria il 20 aprile 2010. 

 

 

'Ndrangheta. La Squadra Mobile di Vibo ha catturato un latitante

Personale della Squadra Mobile di Vibo Valentia ha catturato Giuseppe Alvaro. E' considerato un soggetto affiliato all'omonima cosca di Sinopoli, in provincia di Reggio Calabria. In stato di latitanza da tempo, sulla scorta delle prime informazioni, sarebbe stato individuato e tratto in arresto a Vibo. 

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Estorsioni della ‘ndrangheta nella vendita di legna: carabinieri colpiscono la cosca Alvaro

I carabinieri del Reparto Operativo del Comando provinciale di Reggio Calabria, su ordine della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria - Direzione Distrettuale Antimafia, hanno tratto in  arresto, in esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gop del Tribunale di Reggio Calabria:

– Antonio Alvaro, di 50 anni;

– Natale Cutrò, di 48 anni;

entrambi di Sinopoli, già noti alle Forze dell’ordine, ritenuti contigui alla cosca Alvaro di Sinopoli ramo “carni ‘i cani”, poiché ritenuti responsabili del reato estorsione aggravata dal metodo mafioso. Il provvedimento scaturisce dal prosieguo dell’attività d’indagine, condotta dal Nucleo Investigativo dei carabinieri reggini, che aveva già portato lo scorso 28 aprile all’esecuzione dell’operazione convenzionalmente denominata “Guardiano” con l’arresto di complessive 4 persone (tra cui gli arrestati) ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso ed estorsione aggravata dal metodo mafioso. Nello specifico sarebbero state acclarate ulteriori condotte estorsive aggravate dalla metodologia mafiosa perpetrate dagli arrestati nei confronti di alcuni commercianti di legname nell’interesse della consorteria Alvaro. In particolare, i due hanno preteso la corresponsione di un euro per ogni quintale di legna acquistato e successivamente hanno imposto l’acquisto di legname, ad un prezzo obbligato, esclusivamente presso imprese riconducibili alla famiglia Alvaro.

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‘Ndrangheta. Estorsioni e acquisizioni di terreni a basso costo: arrestati vertici cosca Alvaro

I carabinieri del Comando provinciale su ordine della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria - Direzione Distrettuale Antimafia hanno tratto in  arresto, in esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip del Tribunale di Reggio Calabria, 4 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso ed estorsione aggravata dal metodo mafioso. Le indagini, avviate dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri reggini sin dal ottobre 2015 e che si sono avvalse anche delle propalazioni rese da alcuni collaboratori di giustizia, hanno permesso di acclarare l’appartenenza di uno degli indagati, con ruolo di vertice, ad un’associazione di tipo ‘ndranghetista nella sua articolazione territoriale denominata cosca Alvaro di Sinopoli ramo “carni ‘i cani” nonché di far luce sul “sistema della guardiania”, diffusamente applicato dalla criminalità organizzata nei territori di “competenza”, quale “tassa” extra ordinem nei confronti di chi a qualsiasi titolo disponga di possidenze potenzialmente produttive di reddito. In taluni  casi, anche grazie alla collaborazione di alcune vittime dell’attività estorsiva, è stata accertata finanche la “spoliazione” della proprietà subita dalle stesse, costrette a vendere i propri fondi a prezzi notevolmente inferiori a quelli di mercato. Nella circostanza, sono stati sottoposti a sequestro preventivo i fondi illecitamente sottratti, ritenuti prodotto di attività estorsiva, per una superficie complessiva di oltre 55 ettari, per un valore stimato in 1,5 milioni di euro. In manette sono finiti Nicola Alvaro, 70enne di Sinopoli, (già detenuto a Lanciano); Grazia Violi, 68enne di San Procopio; Antonio Alvaro, 46enne di Sinopoli e Natale cutrì, 48enne di Taurianova. 

 

 

'Ndrangheta: i dettagli della cattura del latitante scovato nel bunker sotterraneo

Nelle prime ore di oggi a Melicuccà, frazione Tarapondica, in provincia di Reggio Calabria, i Carabinieri del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Reggio Calabria, coadiuvati da militari dello Squadrone Cacciatori Calabria e della Compagnia Carabinieri di Palmi, hanno tratto in arresto, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP presso il Tribunale di Reggio Calabria su conforme richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, Paolo Alvaro, 50 anni, per i reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, procurata inosservanza di pena e riciclaggio. Latitante dal febbraio 2009 quando si era sottratto all’arresto nell’ambito dell’operazione convenzionalmente denominata "Virus", è stato individuato all’interno di un bunker sotterraneo in muratura della superficie di circa 15 metri quadri, con accesso tramite botola scorrevole su binari, ricavato nel pavimento di un capannone adibito a rimessa attiguo alla propria abitazione. Alvaro è ritenuto responsabile di aver fatto parte di un’associazione per delinquere di tipo mafioso, insediata nei Comuni di Sinopoli, Sant’Eufemia d’Aspromonte, Cosoleto, Villa San Giovanni, Reggio Calabria ed altri Comuni della Piana di Gioia Tauro, con ramificazioni in Roma e Torino, denominata "Cosca Alvaro", intesa "Carni i cani", finalizzata al conseguimento di ingiusti profitti e vantaggi attraverso il controllo del detto territorio e delle relative attività economiche e produttive, la quale, facendo leva sulla forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva, si sarebbe dedicata anche alla commissione, in particolare, di delitti contro la persona e contro il patrimonio. Inoltre, unitamente al padre Domenico, si sarebbe prodigato ad assicurare la latitanza del capo cosca, Carmine Alvaro, fornendogli supporto logistico, relazionandosi con lo stesso per diramare i suoi ordini agli associati e per il compimento di ogni altra attività connessa. In particolare avrebbe messo a disposizione di quest’ultimo la propria masseria in contrada Caracciolo nel Comune di Melicuccà, dove avrebbe trovato rifugio e base logistica e che contestualmente utilizzava, secondo la ricostruzione degli inquirenti, per lo svolgimento di incontri con gli altri associati, finalizzati alla gestione degli affari in corso della 'ndrina; avrebbe preso parte a tali riunioni; svolto funzioni di vigilanza in favore del capocosca latitante ed avrebbe fatto da tramite tra il capocosca e gli altri associati, con particolare riferimento alla gestione delle operazioni di riciclaggio di valuta estera.

 

'Ndrangheta, confiscati beni per 214 milioni di euro a due imprenditori

Gli uomini del Comando Provinciale della Guardia di Finanza, unitamente a quelli del Centro Operativo D.I.A. di Reggio Calabria, con il coordinamento della locale Procura della Repubblica, hanno eseguito un provvedimento di confisca, emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale, che ha riguardato un ingente patrimonio, riconducibile a due noti imprenditori reggini, ritenuti contigui ad esponenti della ‘ndrangheta legati alle cosche Tegano e Conedello di Reggio Calabria, Alvaro di Sinopoli, Barbaro di Platì e Libri di Cannavò, del valore complessivo stimato di oltre 214 milioni di euro. A seguito di una mirata attività investigativa e di analisi economico-finanziaria, gli uomini della Guardia di Finanza e della D.I.A. ritengono di aver accertato una palese sproporzione tra l’ingente patrimonio individuato ed i redditi dichiarati dai soggetti investigati, tale da non giustificarne la legittima provenienza. Complessivamente sono stati confiscati, in Calabria e Lombardia, 220 beni immobili, tra appartamenti, ville e terreni, 9 società e 22 rapporti finanziari. Irrogate anche le misure di prevenzione personali della sorveglianza speciale nei confronti dei due imprenditori. I dettagli dell’operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terrà alle 11.00 presso gli Uffici della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, alla presenza del Procuratore Capo Cafiero de Raho.

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