'Ndrangheta: catturati in un bunker due superlatitanti

E' finita nelle prime ore di oggi la lunga latitanza di due ricercati che sono stati scovati dalla Polizia. Il 47enne Giuseppe Ferraro, alla macchia da diciotto anni, ed il 37enne Giuseppe Crea, irreperibile da un decennio, erano nascosti dentro un bunker in cui gli agenti hanno trovato, fra l'altro, circa dieci fucili, compreso un fucile mitragliatore, e numerose pistole. Armi a disposizione dei rispettivi clan cui appartengono i due "mammasantissima". Il covo era stato ricavato in località Agro di Maropati, nella zona fra Melicucco e Rizziconi, in provincia di Reggio Calabria. Una struttura metallica piena di ogni genere di conforto che era stata allestita per garantire la permanenza dei due pezzi da novanta della 'ndrangheta. Ferraro, giudicato responsabile di associazione mafiosa ed omicidio, è stato condannato al carcere a vita. Crea è stato riconosciuto colpevole di associazione mafiosa. L'irruzione è stata coordinata sul posto dallo stesso questore Raffaele Grassi.

 

 

 

'Ndrangheta, processo "Furio Camillo: assolto giovane imprenditore del Vibonese

Imputato per il reato di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, è stato assolto, per non aver commesso il fatto, dai giudici del Tribunale di Vibo Valentia il 24enne Giuseppe Ferraro, imprenditore di Nicotera. La sentenza è stata emessa al termine di una camera di consiglio durata tre ore. Camillo Falvo, sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, aveva sostenuto le ragioni della pubblica accusa richiedendo una pena di 5 anni e 6 mesi di carcere, da accompagnare ad un'ammenda pari a 3500 euro.  Accusato di aver preteso una tangente di 50 mila euro ad un imprenditore edile della provincia di Vibo Valentia, Ferraro era stato tratto in arresto nel gennaio dello scorso anno nel contesto dell'inchiesta "Furio Camillo". I Carabinieri avevano posto fine al suo stato di latitante individuandolo a Vercelli. Secondo quanto ricostruito all'epoca dagli inquirenti, il giovane imprenditore avrebbe intimato alla presunta vittima che, se non avesse ottemperato al pagamento preteso, si sarebbe dovuto allontanare dalla regione.  Le tesi difensive di Ferraro sono state sostenute dagli avvocati Francesco Sabatino e Beatrice Saldarini.  Nel processo di primo grado, che si è celebrato con rito abbreviato sul medesimo episodio, sono state inflitte due condanne a carico di due soggetti di Nicotera, Antonio Campisi e Nicola Drommi, considerati organici alla cosca Mancuso.

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