Scoperto evasore totale, ha occultato al fisco oltre 3,6 milioni di euro

La Guardia di finanza di Paola ha scoperto un evasore totale, che dal 2010 non ha presentato alcuna dichiarazione dei redditi pur avendo conseguito ricavi per oltre 3,6 milioni di euro.

In particolare, i finanzieri hanno smascherato una ditta individuale “fantasma”, attiva nel settore della “Pubblicità”.

Rilevata la fittizia intestazione della società, i militari hanno avviato una verifica fiscale sull’attività, rilevando che nel corso degli anni i titolari, sia fittizi che effettivi, non avevano mai presentato dichiarazioni fiscali né pagato imposte.

Le fiamme gialle hanno, quindi, ricostruito le vendite e gli utili dell’impresa, constatando la mancata dichiarazione di ricavi per oltre 3,6 milioni di euro ed imposte complessive per oltre 2,3 milioni di euro.

Al termine delle attività, l’amministratore di fatto ed il suo prestanome sono stati denunciati alla Procura della Repubblica di Paola per i reati di omessa dichiarazione ed occultamento o distruzione di documenti contabili.

 

 

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Assunzioni falsi disabili, sequestrati 2,5 milioni di euro

Beni per oltre due milioni e mezzo di euro sequestrati ed otto persone denunciate. Questo il bilancio di un'indagine condotta dai finanzieri del Gruppo di Lamezia Terme, che ha portato alla luce una presunta truffa perpetrata ai danni dello Stato e dell'Unione europea.

Tra i denunciati, figurano: quattro funzionari della Regione Calabria, l'amministratore e dirigenti della società Infocontact srl, operante nel settore di servizi call center.

L'accusa è di truffa finalizzata al conseguimento indebito di erogazioni pubbliche, falsità ideologica commessa da privato e da pubblico ufficiale in atti pubblici.

 L'indagine avrebbe svelato un sistema finalizzato all'indebita percezione di fondi del Por Calabria e di pubbliche sovvenzioni per quasi tre milioni di euro, che avrebbero dovuto essere destinati all’assunzione ed alla retribuzione di 207 lavoratori disabili.

Per gli inquirenti l’azienda avrebbe messo in atto “artifici documentali e contabili”, tramite i quali i suoi vertici, con la complicità dei funzionari pubblici, sarebbero riusciti ad attestare falsamente le condizioni di “svantaggio” e di disabilità dei lavoratori assunti.

Inoltre, attraverso i documenti falsi, gli indagati avrebbero fatto risultare come neoassunti ben 163 lavoratori, in realtà già da tempo alle dipendenze dell'azienda.

A permettere al meccanismo di funzionare, sarebbe stato il comportamento dei funzionari regionali che, al termine dei controlli effettuati, avrebbero attestato di non aver riscontrato irregolarità.

Grazie alle loro dichiarazioni, l’azienda avrebbe, quindi, ottenuto indebitamente due delle tre rate dell’incentivo assegnato, oltre 2,5 milioni, mentre l’incasso della terza rata è stato impedito dall’intervento dei finanzieri.

 

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Inchiesta casa di cura, eseguite sette misure cautelari

I finanzieri del Comando provinciale di Reggio Calabria hanno eseguito 7 ordinanze di custodia cautelare (3 in carcere, 3 agli arresti domiciliari e 1 obbligo di dimora) nei confronti di altrettante persone ritenute responsabili, a vario titolo, del dissesto della casa di cura “Villa Aurora”, nonché il sequestro di beni per un valore complessivo pari a circa 12 milioni di euro.

Ai destinatari delle misure sono stati contestati, in particolare, l’associazione per delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta, l’autoriciclaggio e l’omesso versamento di ritenute.

Il provvedimento rappresenta l’epilogo delle indagini condotte dalle fiamme gialle reggine, in relazione alle vicende che hanno riguardato la casa di cura “Villa Aurora”.

Le risultanze investigative avrebbero messo in luce la sussistenza di gravi indizi in ordine ai reati di false comunicazioni sociali, truffa aggravata ed appropriazione indebita aggravata in capo ai diversi soci ed amministratori che, nel corso del tempo, si sono succeduti nella gestione della casa di cura.

Le indagini avrebbero permesso, inoltre, di scoprire l'esistenza di un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione dei reati di bancarotta fraudolenta ed autoriciclaggio.

Pertanto, l'esecuzione dell'ordinanza di misura cautelare ha interessato: Giorgio Rea, di 40 anni (custodia cautelare in carcere), Pietro Domenico Mangiapelo, di 50 anni (custodia cautelare in carcere), Alessandro Casinelli, di 37 anni (custodia cautelare in carcere), Patrizia Ferri, di 40 anni (arresti domiciliari), Francesco Margiotta, di 37 anni (arresti domiciliari), Marco Petricca, di 37 anni (arresti domiciliari), Musto Giuseppe di 37 anni (obbligo di dimora nel comune di residenza).

Contestualmente, i finanzieri hanno proceduto al sequestro di beni, per un valore pari a circa 12 milioni di euro.

 

 

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Scoperta coltivazione con oltre 3 mila piante di marijuana, una denuncia

Una piantagione, composta da oltre tremila piante di marijuana, è stata scoperta dai finanzieri di Lamezia Terme.

La coltivazione è stata trovata in un vivaio lametino dove, fra le ordinarie coltivazioni, sono state individuate due grosse serre industriali, complete di impianto d'irrigazione automatizzato, nelle quali erano state messe a dimora circa tremila piante di marijuana, buona parte delle quali pronte per essere lavorate e poste in vendita.

I militari hanno, quindi, posto sorto sequestro sia le piante che le serre.

Infine, i baschi verdi hanno denunciato il vivaista, con l’accusa di coltivazione e detenzione di sostanze stupefacenti.

 

Scoperto supermercato che ha evaso il fisco per oltre 1,7 milioni di euro

I finanzieri del Comando provinciale di Cosenza hanno scoperto un evasore totale, che dal 2014 non ha presentato alcuna dichiarazione dei redditi pur avendo conseguito ricavi per oltre 1,7 milioni di euro.

Durante un'attività di polizia giudiziaria, diretta dal Procuratore capo della Repubblica di Paola, Pierpaolo Bruni e dal sostituto Teresa Valeria Grieco, che ha portato anche all’esecuzione di misure cautelari personali e sequestri nei confronti di diversi persone accusate di intestazione fittizia, le fiamme gialle della Compagnia di Paola hanno smascherato una società “fantasma”, attiva nel settore dei supermercati.

Rilevata la falsa intestazione della società, i militari hanno avviato una verifica fiscale sull’attività, scoprendo che nel corso degli anni i titolari, sia fittizi che effettivi, non avevano mai presentato dichiarazioni fiscali né pagato imposte.

I finanzieri hanno, quindi, ricostruito le vendite e gli utili dell’impresa, constatando la mancata dichiarazione di ricavi per 1,7 milioni di euro ed imposte per oltre 120 mila euro.

 

'Ndrangheta, beni per sei milioni di euro sequestrati a noto chirurgo

Sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, i finanzieri del locale Comando provinciale, supportati dagli uomini del Servizio centrale investigazione criminalità organizzata e del Ros dei carabinieri, hanno eseguito il sequestro di rapporti finanziari e bancari, per un valore di circa sei milioni di euro, a carico del medico chirurgo Francesco Cellini.

Il provvedimento, emesso dalla Sezione misure di prevenzione del Tribunale reggino, segue il sequestro, effettuato nel marzo scorso, di un patrimonio da 19 milioni di euro, ubicato a Roma e nella provincia di Reggio Calabria, riconducibile a Cellini ed al suo nucleo familiare.

Le misure traggono origine dalle risultanze investigative condotte dall’Arma dei carabinieri di Reggio Calabria, nell’ambito dell’operazione “Sansone” e concluse nel 2016 con l’esecuzione di provvedimenti restrittivi personali, cautelari e reali, nei confronti di 53 presunti affiliati alle cosche di ‘ndrangheta “Condello” di Reggio Calabria e “Zito- Bertuca”, “Imerti – Buda” di Villa San Giovanni (RC).

Nel relativo procedimento, Cellini è stato imputato per concorso esterno in associazione per delinquere di tipo mafioso, poiché in qualità di medico responsabile e legale rappresentante della cooperativa "Anphora" che gestisce la clinica “Nova Salus”, ubicata nella frazione di Cannitello di Villa San Giovanni (RC), avrebbe manifestato, "in virtù dei rapporti di costante e reciproco scambio intrattenuti con il capo cosca Pasquale Bertuca", la disponibilità al ricovero presso la struttura sanitaria di mafiosi vicini a Bertuca, "consentendo loro di accedere a trattamenti penitenziari meno afflittivi della detenzione carceraria".

Il medico avrebbe, inoltre, prestato assistenza sanitaria ai latitanti Pasquale e Giovanni Tegano.

Una volta delineato il profilo di pericolosità sociale di Cellini, "in quanto soggetto gravemente indiziato di contiguità alla ‘ndrangheta", l’attività investigativa si è concentrata sulla ricostruzione della capacità reddituale e del complesso dei beni nella disponibilità del professionista e del suo nucleo familiare.

Per gli investigatori, gli investimenti effettuati da Cellini, sarebbero da considerarsi sproporzionati rispetto alle risorse lecite del nucleo familiare.

Alla luce di tali risultanze, su richiesta della stessa Direzione distrettuale antimafia, la Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria ha disposto, il sequestro del patrimonio riconducibile a Cellini ed al suo nucleo familiare, stimato in circa 19 milioni di euro, costituito da quote sociali, patrimonio aziendale, rapporti finanziarità, due fabbricati ed un terreno.

Le attività connesse alla ricerca delle disponibilità finanziarie riconducibili a Cellini ed al suo nucleo familiare, hanno determinato, inoltre, il sequestro di rapporti finanziari e bancari per ulteriori sei milioni di euro.

Complessivamente, il valore dei beni sottoposti a sequestro ammonta a circa 25 milioni di euro.

 

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Sedici lavoratori irregolari scoperti in una ditta di costruzioni

I finanzieri del Comando provinciale di Cosenza, nel corso di un controllo ad una ditta di costruzioni, hanno scoperto la presenza di 16 lavoratori in nero.

L'attività ispettiva è stata condotta dalle fiamme gialle della Compagnia di Paola e della Tenenza di Amantea, nel territorio Amanteano.

Le violazioni sono state, quindi, verbalizzate al fine di applicare le sanzioni che, in caso di impiego di lavoratori senza preventiva comunicazione da parte del datore di lavoro, prevede l'applicazione di una sanzione amministrativa che va da 1.500 euro a 9 mila euro per ciascun lavoratore irregolare che non abbia superato, però, i 30 giorni di effettivo lavoro. Le sanzioni, invece, possono arrivare fino a 36 mila euro per ciascun lavoratore, se impiegato per oltre 60 giorni di effettivo lavoro.

La società controllata, inoltre, è stata “diffidata”, alla regolarizzazione delle inosservanze riscontrate, entro i previsti termini e i lavoratori riconducibili a tali imprese dovranno essere assunti per almeno 3 mesi. 

Scoperta evasione di canoni demaniali per oltre 2,2 milioni di euro

Un'evasione dei canoni per le concessioni demaniali, per un valore di oltre 2,2 milioni di euro.

È quanto hanno scoperto i finanzieri del Comando provinciale di Cosenza, nel corso di una serie di controlli che hanno interessato 52 lidi balneari beneficiari di concessioni demaniali in vari comuni delle costa tirrenica cosentina.

Durante l’attività ispettiva, le fiamme gialle hanno rilevato la mancata corresponsione, per oltre 2.216.000 euro, di canoni demaniali ai comuni ed alla Regione Calabria.

I controlli effettuati dai militari sono stati finalizzati al recupero delle somme non corrisposte ed all'eventuale applicazione della disciplina relativa al Codice della navigazione, che prevede la decadenza dalla concessione demaniale, nel caso di mancato pagamento del canone.

 

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