Fondi destinati agli immigrati usati per fini personali, sequestrati 350 mila euro

I finanzieri del Comando provinciale di Cosenza hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo – emesso dal gip del Tribunale bruzio nei confronti di tre imprenditori cosentini – inerente a disponibilità finanziarie, beni mobili e immobili per un totale di 350 mila euro.

In particolare, le indagini svolte dai militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Cosenza su delega della locale Procura della Repubblica sono state indirizzate a riscontrare, l’utilizzo illegittimo di fondi pubblici erogati ad una onlus cosentina demandata alla gestione di un “Centro di accoglienza straordinaria” per cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale, ubicato in un comune della provincia.

Dalle indagini è emerso che tre componenti di una nota famiglia di imprenditori cosentini, nelle loro rispettive qualità di presidente del consiglio di amministrazione e rappresentante legale della onlus (uno) e consiglieri (gli altri due), avrebbero distratto, nel tempo, dalle finalità pubbliche previste, gran parte delle risorse finanziarie ministeriali, traendone beneficio personale.

Di fatto, tra il 2015 e il 2020, i tre – mediante artifizi contabili, consistiti nell’artata creazione di scritture e poste di bilancio recanti costi e/o finanziamenti alla Onlus stessa da parte di soci, rivelatisi di fatto inesistenti – avrebbero trasferito indebitamente su conti correnti bancari personali, ovvero intestati ad altre imprese da loro amministrate, circa 350 mila euro, integrando le ipotesi di reato di “Malversazione di erogazioni pubbliche” e “Autoriciclaggio”.

Tali risultanze hanno consentito alla Procura della Repubblica di Cosenza di formulare ed ottenere dal competente Tribunale l’applicazione della misura cautelare che, ha riguardato, nello specifico, conti correnti bancari intestati ai tre denunciati e a imprese a loro riconducibili, per il totale complessivo del profitto illecito.

Ubriaco minaccia con un coltello il gestore di un locale, arrestato

Un ventiduenne è stato arrestato dalla polizia a Cosenza, per aver, in stato di ebbrezza, aggredito con un coltello il gestore di un locale.

Come se non bastasse, il giovane, una volta allontanato, avrebbe danneggiato la vetrina del locale scagliandovi contro uno sgabello trovato sul marciapiede.

Sul posto è intervenuta una volante, alla cui vista l’indagato avrebbe cercato di darsi alla fuga.

Bloccato è tratto in arresto, dovrà rispondere dei reati di lesioni personali, minacce,    danneggiamento aggravato  e resistenza a pubblico ufficiale.

In  seguito alle formalità di rito, il 22enne è stato sottoposto all’obbligo di presentazione alla pg.

Minaccia l’ex compagna, arrestato

Avrebbe minacciato l’ex compagna con una pistola, l’uomo arrestato dalla polizia a Cosenza con l’accusa di atti persecutori. Inoltre, l’indagato è stata denunciato per porto d’armi ed oggetti atti ad offendere e guida senza patente.

I fatti risalgono alla giornata di ieri, quando una donna ha segnalato al 113 di essere stata minacciata dall’ex compagno e di aver udito colpi d’arma da fuoco.

Gli agenti, quindi, hanno attivato le ricerche, rintracciando il presunto responsabile a bordo della sua auto, nella quale è stato rinvenuto un bastone. Pertanto, l’uomo, dopo gli atti di rito, è stato tradotto nella casa circondariale di Cosenza.

 

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Colpisce un familiare con le forbici, arrestato

Nel pomeriggio di ieri, la polizia ha tratto in arresto, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Cosenza, un 30enne del luogo, accusato di maltrattamenti in famiglia e lesioni nei confronti di un congiunto.

Tutto ha avuto inizio lo scorso 29 novembre, quando, al culmine di una furiosa lite, un uomo è stato colpito al volto con delle forbici. Il ferimento sarebbe stato compiuto dall’indagato che, in preda ad un forte stato di agitazione e alterazione psico-fisica dovuta all’assunzione di sostanze stupefacenti, si sarebbe scagliato contro il familiare. Da quanto denunciato dalla presunta vittima, si sarebbe trattato dell’ennesimo episodio di violenza, consumato dal presunto aggressore, a causa dallo stato di tossicodipendenza.

L’attività d’indagine avviata in seguito alla denuncia ha consentito di accertare i reati contestati, attraverso le dichiarazioni di testimoni e le evidenze acquisite in occasione dei numerosi interventi effettuati dalle forze di polizia e quindi di procedere nei confronti dell’indagato, a garanzia della sicurezza e della tutela delle presunte vittime.

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Ex commissari Consorzio di bonifica accusati di peculato: sequestrati 1,2 mln

I militari del Nucleo investigativo di polizia ambientale e forestale di Cosenza, coadiuvati dai colleghi delle Stazioni di Cosenza e Rogliano, hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo, ai fini di confisca obbligatoria anche per equivalente, emesso dal Tribunale del capoluogo bruzio.

Il provvedimento giunge in seguito ad una sentenza di condanna di primo grado per peculato, nei confronti di due commissari liquidatori del Consorzio di bonifica Piana di Sibari e media Valle Crati.

I due, per l’accusa, che si è avvalsa dei risultati delle indagini condotte dal Nipaaf e dalla sezione di pg dell’allora Corpo forestale dello Stato, si sarebbero appropriati di oltre due milioni di euro. Pertanto il Tribunale di Cosenza, su richiesta della locale Procura della Repubblica, ha disposto il sequestro preventivo ai fini di confisca, delle somme di danaro rinvenute sui conti correnti bancari e postali, sui libretti di risparmio, sui depositi bancari dei due soggetti.

In particolare, sono stati interessati dal provvedimento anche diversi immobili, terreni, azioni, fondi esteri e quote societarie quantificabili complessivamente in oltre un milione e duecentomila euro.   

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Si presenta in questura per chiedere protezione internazionale, ma viene arrestato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina

Ieri sera, la Squadra mobile di Cosenza ha eseguito un decreto di fermo d’indiziato di delitto emesso lo scorso 1 ottobre dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Agrigento, nei confronti di un cittadino egiziano di 20 anni.

Il giovane si era presentato presso l’Ufficio immigrazione della Questura cosentina, con l’intenzione di chiedere protezione internazionale, declinando però generalità diverse rispetto a quelle per le quali era stato emesso il provvedimento.

Dalle verifiche è emerso che il ventenne era già stato identificato con un altro nominativo, in occasione dello sbarco avvenuto a Lampedusa lo scorso 17 agosto. Le indagini effettuate nella circostanza fecero emergere presunte responsabilità, in ordine al reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, nei confronti del cittadino egiziano e di altri sette extracomunitari. Per tali motivi, quindi, lo scorso 1 ottobre, nei loro confronti, era stato emesso un provvedimento di fermo di indiziato di delitto, al quale, tuttavia, il cittadino straniero, fermato ieri in questura, si era sottratto rendendosi irreperibile.

Espletate le formalità di rito, l’indagato è stato associato alla locale casa circondariale.

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Calabria: operazione contro la 'ndrangheta, oltre 200 misure cautelari

All’alba di oggi, a Cosenza ed in altri centri del territorio nazionale, i carabinieri del Comando provinciale della città bruzia, il personale
delle Squadre mobili delle Questure di Cosenza e Catanzaro, del Servizio centrale operativo di Roma, i finanzieri del Comando provinciale di Cosenza, del Nucleo di polizia valutaria di Reggio Calabria, con il Gico del Comando provinciale di Catanzaro e lo Scico di Roma, sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza cautelare, emessa dal gip presso il Tribunale di Catanzaro, nei confronti di 202 indagati, sulla base della ritenuta sussistenza di gravi indizi in ordine ai delitti, a vario titolo ipotizzati, nei loro confronti, tra cui: associazione di tipo ‘ndranghetistico, associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, aggravate dalle modalità e finalità mafiose, associazione a delinquere finalizzata a commettere delitti inerenti all’organizzazione illecita dell’attività di giochi – anche d’azzardo - e di scommesse, delitti di riciclaggio, autoriciclaggio e trasferimento fraudolento di beni e valori, nonché in ordine ad altri numerosi delitti, anche aggravati dalle modalità e finalità mafiose.

Contestualmente è stato eseguito, a cura dei finanzieri del Gico di Catanzaro e dello Scico di Roma, il sequestro preventivo d’urgenza disposto dal pm, che dovrà essere sottoposto al vaglio del giudice per le indagini preliminari, di beni immobili, aziende, società, beni mobili registrati, riconducibili a numerosi indagati, per un valore stimato in oltre 72 milioni di euro.

I dettagli dell’operazione saranno comunicati nel corso della conferenza stampa in programma alle 11 di oggi, presso i nuovi locali della Procura della Repubblica di Catanzaro, con il procuratore capo, il procuratore aggiunto vicario e le polizie giudiziarie dell’Arma dei carabinieri, della polizia di Stato e della guardia di finanza.

 

Violenze e maltrattamenti all'ex convivente, manette per un 64enne

La polizia ha tratto in arresto un uomo di 64 anni ritenuto responsabile dei reati di violenza sessuale, maltrattamenti, estorsione e stalking nei confronti dell’ex convivente.

Tutto ha avuto inizio nelle scorse settimane, quando la donna, ormai esasperata e terrorizzata, si è presentata presso gli uffici della Squadra mobile di Cosenza, dove ha raccontato di aver subito diversi episodi di maltrattamenti e rapporti sessuali di ogni tipo consumati contro la sua volontà, spesso sotto la minaccia di un coltello. Come se non bastasse, l’uomo avrebbe preteso anche una parte della pensione percepita dalla presunta vittima. Neanche la decisione di troncare la relazione sarebbe servita a tenere lontano l’indagato che avrebbe continuato a perseguitarla e a minacciarla, tanto da farle limitare le uscite di casa.

Ricevuta la denuncia, gli investigatori si sono messi al lavoro e una volta accertato quanto dichiarato dalla donna hanno assicurato l’uomo alla giustizia.

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