Poi dite che non si fanno le feste…

Il bello della vita è l’inatteso. Vado a Serra per un buon convegno, e, finito questo, prendo la direzione di Davoli. Attenti, Davoli Marina, dove intendevo partecipare alla sagra delle castagne; appena arrivo, scopro che, se avessi preso la strada della Lacina, avrei lo stesso incontrato la sagra della castagna, però quella di Davoli Superiore. Stesso 30 ottobre, stessissimo orario, luoghi diversi, diverse persone. E volano anche comunicati a stampa e web… e “di bocca in bocca”, che contano di più.

A Soverato, secondo le voci popolari, forse le due feste di S. Martino di Marina diventeranno più o meno una. Buono per me, che, abitando in quella via, rischiavo una festa prima e una dopo mezzanotte, con pregiudizio del sonno. Forse. Resta però la festa di Soverato Superiore, stessa serata. 

Poi dite che non si fanno le feste!

In questa Calabria zeppa di litigiosi e priva di autorevolezza di qualsiasi genere, servirebbe un re Italo. Chi era, questo Italo? Uno che, siculo secondo Tucidide, enotrio secondo Aristotele e Dionigi d’Alicarnasso, faceva il re; e lo faceva sul serio. Volendo fondare un regno esteso e coeso, e sapendo di avere a che fare con i Calabresi, che non si chiamavano così ma sempre calabresi erano, usò due metodi: il ragionamento, cioè la politica; e quella che in greco si dice “bia”, che non è la forza, è la violenza che costringe. Con le buone o con le cattive, si fece obbedire; ovvero, mostrò autorevolezza.

Ecco, la Calabria manca di un re Italo a tutti i livelli, perché nessuno manifesta autorevolezza, e tutti giocano a fare l’amico di tutti, a contentare tutti. Miopia politica, perché così non si accontenta nessuno; e solo si prolungano le liti e l’agonia sociale.

La litigiosità è noumenica, in Calabria, fondata sulla parola più luciferina che ci sia, “io”, e suoi derivati, tra cui “mio”. È l’egocentrismo dei poveri, la superbia dei deboli, il nonno (mio nonno!) barone dei morti di fame, i parenti illustri della domenica, gli sbarchi di Ulisse (uno per paese!), i castelli dei Templari (anche due o tre per paese), le zone balneari senza mare, i poeti senza versi, gli storici senza storia… In queste condizioni, come si fa a mettere d’accordo due a fare la stessa festa?

Come si fa? Come il re Italo, con “bia”; e con l’autorevolezza.

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