Scoperta casa di cura abusiva per disabili mentali, scatta il sequestro

I carabinieri del Nas di Reggio Calabria hanno accertato la presenza, nella città dello Stretto, di una casa di cura per disabili mentali completamente abusiva e priva dei requisiti strutturali ed organizzativi necessari per l‘assistenza alle “persone deboli”.

In particolare, in una civile abitazione, i militari hanno riscontrato la presenza di nove persone affette da gravi patologie psichiatriche e bisognevoli di continua assistenza e cure farmacologiche. Inoltre, gli ospiti della struttura sarebbero stati ospitati in ambienti privi dei requisiti strutturali e senza la presenza delle previste figure sanitarie professionali.

Come se non bastasse, i militari, nel corso delle verifiche, avrebbero constato la presenza di alimenti  in cattivo stato di conservazione o scaduti.

Pertanto, la struttura e gli alimenti sono stati sequestrati.

Infine, i pazienti, con l’ausilio del personale dei servizi sociali del Comune di Reggio Calabria, sono stati affidati ai loro congiunti.

Cocaina e marijuana rinvenute in un edificio

Gli agenti della polizia di Stato dell’ufficio Prevenzione generale e soccorso pubblico di Reggio Calabria hanno rinvenuto e sequestrato 45 grammi di cocaina e 636 grammi di marijuana.

In particolare, i poliziotti, nel corso di un servizio di controllo nel quartiere Santa Caterina, hanno trovato, nel sottoscala di un edificio, una busta di plastica con all’interno della marijuana.

Inoltre, grazie all’ausilio di due cani antidroga, hanno rinvenuto, nascoste nel vano dell’ascensore, due buste contenenti marijuana e cocaina.

Infine, nello stesso edificio, nelle adiacenze di una finestra, sono stati localizzati un bilancino di precisione e due pacchetti di sigarette, all’interno dei quali erano state occultate dosi di marijuana e cocaina.

Appalti e commesse controllati dalla 'ndrangheta, domiciliari per 3 imprenditori e un carabiniere

I finanzieri del Comando provinciale di Reggio Calabria, coordinati dalla locale Direzione distrettuale antimafia, hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, emessa dal gip del Tribunale reggino, nei confronti di 4 persone ritenute, a vario titolo, responsabili dei reati di concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione e turbata libertà degli incanti, con l’aggravante dell’agevolazione mafiosa. Contestualmente, è stato eseguito il sequestro di 11 imprese attive nel settore edile, per un valore stimato in oltre 10 milioni di euro.

Le indagini, condotte dal Gico del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Reggio Calabria, avrebbero consentito di fare luce su una cordata di imprenditori edili, contigui alla ‘ndrangheta e facenti capo a un unico gruppo familiare, che, grazie a cointeressenze e corruttele di funzionari, sarebbero riusciti, in una trascorsa amministrazione cittadina, ad aggiudicarsi diverse commesse di edilizia pubblica.

In particolare, sarebbe stata accertata l’esistenza di un consolidato sistema illegale fondato su ripetuti favoritismi protratti nel tempo, a fronte di utilità corrisposte ai funzionari pubblici, in un consolidato rapporto di “do ut des”.

Dalle indagini sarebbero, inoltre, emerse gravi condotte perpetrate da un carabiniere, il quale avrebbe consentito a uno degli indagati, sottoposto agli arresti domiciliari, di disattendere sistematicamente le prescrizioni derivanti dalla misura cautelare. Oltre a ciò, il militare vavrebbe fornito mezzi e apparecchiature tecniche al fine di consentire a soggetti investigati di eludere, tramite vere e proprie “bonifiche” ambientali, eventuali attività di intercettazione condotte a loro carico.

L’esecuzione della misura degli arresti domiciliari nei confronti del militare è stata eseguita con il supporto del Comando provinciale dei carabinieri di Vibo Valentia.

Continuano gli sbarchi d’immigrati in Calabria, fermati sette scafisti

Sette persone, ritenute responsabili di tre distinti sbarchi avvenuti nei giorni scorsi nei porti di Roccella Ionica (Rc) e Reggio Calabria, sono stati sottoposti a fermo dalla polizia e dalla guardia di finanza.

In particolare, le fiamme gialle e gli agenti del Commissariato di Siderno hanno fermato due uzbechi, ritenuti responsabili dello sbarco di 46 persone, avvenuto il 9 dicembre scorso e due siriani, ritenuti responsabili dello sbarco di 105 extracomunitari, avvenuto l’8 dicembre scorso.

Analoga attività è stata svolta dalla Squadra mobile di Reggio Calabria e dalla guardia di finanza, che hanno sottoposto a fermo tre cittadini turchi, ritenuti responsabili dello sbarco di 86 immigrati, avvenuto il 6 dicembre scorso presso il porto della città dello Stretto.

Tutti gli immigranti clandestini sono stati denunciati per l’ingresso illegale nel territorio nazionale, mentre i fermati sono stati associati alle case circondariali di Locri e Reggio Calabria Arghillà.

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In casa con oltre 1,7 Kg di droga, 19enne in manette

Un diciannovenne è stato arrestato dalla polizia a Reggio Calabria, perché trovato in possesso di cocaina, hashish e marijuana.

L’arresto è avvenuto in seguito a un controllo effettuato in una piazzetta della città dello Stretto, dove l’indagato è stato trovato in possesso di alcuni involucri di droga, mentre nel suo scooter sono stati rinvenuti due coltelli di genere vietato.

E’ seguita, quindi, una perquisizione a casa del giovane, dove gli agenti, con l’ausilio di un cane antidroga, hanno trovato 1 chilo e 750 grammi di stupefacente e 41 cartucce calibro 9 a palla.

Infine, i poliziotti hanno sequestrato anche 3.900 euro rinvenuti in due contenitori.

Pertanto, il diciannovenne è stato tratto in arresto e ristretto nella casa circondariale di Reggio Calabria Arghillà, con le accuse di detenzione abusiva di munizionamento, porto di armi od oggetti atti ad offendere e detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente.

Maltratta la moglie, arrestato

Nei giorni scorsi, la polizia di Reggio Calabria ha arrestato un cinquantacinquenne per i reati di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali ai danni della moglie.

In particolare, gli agenti sono intervenuti presso l’abitazione della presunta vittima in seguito ad una segnalazione al 113. Giunti sul posto, hanno trovato la donna con lesioni ed ecchimosi attorno al collo.

Dopo aver ricevuto le cure del caso da parte dei sanitari del 118 presso la sua abitazione, la donna ha denunciato il marito.

L’uomo, quindi, è stato immediatamente arrestato e in seguito all’udienza di convalida sottoposto ai divieti di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa e di comunicare con quest’ultima con ogni mezzo.

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Furto di energia elettrica, 31enne finisce ai domiciliari

I carabinieri della Stazione di Reggio Calabria – Modena, hanno arrestato in flagranza di reato, un 31enne del posto, per furto di corrente elettrica.

In particolare, i mlitari, durante un controllo condotto con personale dell’Enel, hanno accertato presso l’abitazione dell’uomo la presenza di un allaccio abusivo diretto al cavo della fornitura pubblica attraverso il quale veniva trafugata corrente elettrica, eludendo in tal modo totalmente la contabilizzazione, per un importo di circa cinquemila euro.

L’indagato, in seguito alla convalida dell’arresto dopo il giudizio direttissimo, è stato sottoposto agli arresti domiciliari.

Torture e lesioni in carcere: manette per 6 agenti penitenziari

Questa mattina la polizia di Stato, su delega della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, ha dato esecuzione a un’ordinanza di misure cautelari, disposta dal gip del Tribunale reggino, a carico di 8 appartenenti alla polizia penitenziaria in servizio presso la casa circondariale “G. Panzera” di Reggio Calabria. 7

In particolare, sei sono finiti agli arresti domiciliari, mentre a carico degli altri due è stata disposta la sospensione dall’esercizio di pubblico ufficio.

Agli indagati sono contestati i reati di tortura e lesioni personali aggravate ai danni di un detenuto. Al comamdante del Reparto, che figura tra gli indagati ed al quale è stata applicata la misura degli arresti domiciliari, vengono contestati anche i reati di falso ideologico commesso da pubblico ufficiale in atto pubblico, di falso ideologico commesso da pubblico ufficiale in atto pubblico per induzione, di omissione d’atti d’ufficio, di calunnia e tentata concussione.

Oltre ai destinatari delle misure cautelari, sono sottoposti ad indagine altri 4 poliziotti penitenziari, ai quali viene contestato il reato di tortura e lesioni personali in concorso, per i quali il gip si è riservato di valutare la richiesta di applicazione della misura cautelare interdittiva formulata dalla Procura all’esito dell’interrogatorio, ed il medico dell’istituto penitenziario, indagato per il reato di depistaggio, per aver reso false dichiarazioni al pubblico ministero, per il quale il gip valuterà la richiesta di applicazione della misura della sospensione dalla professione medica.

I fatti contestati agli indagati risalgono al 22 gennaio scorso e vedono come parte offesa un solo detenuto, che aveva messo in atto una protesta, rifiutandosi di far rientro nella cella dopo aver usufruito del previsto passeggio esterno.  In risposta a tale condotta, secondo il provvisorio capo di imputazione, gli indagati “conducevano illegittimamente il detenuto in una cella di isolamento, senza alcuna preventiva decisione del Consiglio di disciplina ovvero senza alcuna previa decisione adottata in via cautelare dal Direttore, serbando gratuite condotte di violenza e di sopraffazione fisica che cagionavano al detenuto acute sofferenze fisiche mediante più condotte e sottoponendolo ad un trattamento inumano e degradante per la dignità della persona”.

In particolare,  secondo la ricostruzione operata allo stato degli atti e fatti salvi i necessari successivi accertamenti  di merito,  le condotte si sostanziavano nel colpire ripetutamente il detenuto con i manganelli in dotazione, ma anche con dei pugni, facendolo spogliare e lasciandolo semi nudo per oltre due ore.

Per coprire tali condotte, ed evitare conseguenze per una eventuale denuncia da parte del detenuto, il comandante del Reparto, avrebbe poi redatto una serie di atti, in relazione ai quali gli vengono contestati i delitti di falso ideologico commesso da pubblico ufficiale in atto pubblico, di falso ideologico commesso da pubblico ufficiale in atto pubblico per induzione, di omissione d’atti d’ufficio e di calunnia.

Nei giorni successivi lo stesso ufficiale avrebbe tentato di costringere, illegittimamente, un suo sottoposto a mostrargli delle relazioni di servizio relative alla sorveglianza dello stesso detenuto, e per tale motivo è stata formulata a suo carico anche l’ipotesi di reato di tentata concussione.

Le indagini, affidate dalla Procura di Reggio Calabria, alla Squadra mobile, sono state avviate dopo la denuncia sporta dai familiari di alcuni detenuti, tutti di origine campana, a cui le persone recluse, nel corso di colloqui telefonici, avevano riferito di essere state malmenate all’interno del carcere.

I successivi approfondimenti investigativi, anche attraverso l’escussione dei reclusi da parte del pubblico ministero titolare delle indagini, avevano permesso già in una prima fase di circoscrivere ad un solo detenuto le condotte violente, così come poi confermato dalla visione e analisi delle telecamere interne dell’istituto di pena.  

Va segnalato che le gravi condotte contestate sono ascrivibili alla responsabilità personale solo di alcuni appartenenti alla polizia penitenziaria, che presta servizio all’interno della struttura penitenziaria in questione con abnegazione, sacrificio e senso del dovere, e con pieno rispetto  dei diritti e della dignità dei detenuti.

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