Terrorismo islamico: espulso siriano ospite del centro di accoglienza di Brognaturo

Due cittadini marocchini ed un cittadino siriano sono stati espulsi dal territorio nazionale per motivi di sicurezza. Lo rende noto il Viminale. Con questi rimpatri, 70 nel solo 2017, salgono a 202 i soggetti gravitanti in ambienti dell'estremismo religioso espulsi con accompagnamento nel proprio Paese dal gennaio 2015 ad oggi.

Uno degli espulsi è un cittadino siriano che utilizzava anche un alias di un cittadino tunisino. Nel 2015 era stato tratto in arresto per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e sottoposto alla misura cautelare dell'obbligo di dimora presso la sede di Brognaturo (VV) della Cooperativa "Stella del Sud", dove in diverse circostanze si è evidenziato per condotte prevaricatrici nei confronti di altri ospiti e degli operatori. In particolare, aveva espresso apprezzamento nei confronti degli autori dell'attentato terroristico di Manchester e tentato di avviare una operatrice del centro verso la conversione all'Islam. Successivamente, aveva avuto un diverbio con un operatore della cooperativa d'accoglienza per motivi legati alla sua visione della religione islamica. Già nel 2011 nei suoi confronti erano stati emessi due decreti di espulsione, riuscendo sempre a sottrarsi all'esecuzione degli stessi. 

Gli altri espulsi sono due marocchini di 38 e 31 anni. 

 

Fermato in Calabria un siriano accusato di terrorismo internazionale: i dettagli dell’operazione

A seguito di indagini in materia di terrorismo internazionale coordinate dal procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, dal procuratore aggiunto, Giovanni Bombardieri, e dal sostituto procuratore, Paolo Petrolo, i finanzieri del Comando provinciale di Catanzaro hanno sottoposto a fermo un soggetto siriano indagato per associazione con finalità di terrorismo internazionale, in precedenza detenuto presso il carcere di Rossano per favoreggiamento all’immigrazione clandestina.

Il terrorista, appartenente al fronte Jabhat al nusra (il ramo di Al-qaeda attivo in Siria e Libano), era entrato nel territorio nazionale a seguito dello sbarco di migranti avvenuti sulle coste del crotonese in data 14 settembre 2014. 

Le indagini svolte nell’immediatezza consentirono di individuarlo quale responsabile nella organizzazione e successiva conduzione dell’imbarcazione.

I successivi accertamenti hanno fatto emergere a carico dell’indagato una serie di elementi tali da indurre l’Autorità giudiziaria crotonese a stralciare la sua posizione ed interessare la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro competente per i reati in materia di associazioni con finalità di terrorismo. 

Le indagini, affidate alla Nucleo di Polizia tributaria di Catanzaro, si sono incentrate principalmente sulle attività tecniche in materia di Digital forensics, consistite nell’acquisizione (la cd copia forense) del contenuto di un notebook, di diversi dispositivi mobili e varie sim telefoniche, quindi nell’analisi dell’enorme mole di files estrapolati (oltre un milione), grazie all’utilizzo di sofisticate apparecchiature in uso al corpo ed alla qualificata attività svolta dai militari del Nucleo di Polizia tributaria addetti alla Digital forensics e al Gico.

La disamina del materiale foto/video estratto e tradotto da un interprete in lingua araba ha evidenziato la volontà dell’indagato ad operazioni di martirio, la sua partecipazione al fronte Jabhat al nusra, la grande disponibilità di armamenti bellici da parte dei miliziani di cui era membro insieme al fratello.

Nelle chat l’indagato riportava notizie sulle vicende di combattimento specificando di averle ricevute dai miliziani rivoluzionari, dichiarava la sua volontà di vendetta per lo stato in cui era costretta la Siria (il fronte della Jabhat al nusra combatte contro il governo di Bashar al-Assad) e di trovarsi in una zona di guerra, verosimilmente, insieme ai ribelli nelle città di Adleb e Hama, come pure approvava l’iniziativa dei 50 miliziani che, per la causa, erano disposti al martirio per mietere più vittime tra i nemici nell’offensiva per l’occupazione e controllo dell’aeroporto della città di Hama in Siria.

In tutte le occasioni in cui c’è stato uno scambio di foto che riprendevano i miliziani in armi, lo stesso manifestava la preoccupazione che detto materiale compromettente potesse finire nelle mani del nemico (ossia il governo siriano) e ne chiedeva la cancellazione a visualizzazione avvenuta.

Inoltre, i finanzieri sono riusciti ad estrapolare immagini, che erano state cancellate, che ritraevano l’indagato in posa con una granata da mortaio, vestito della tipica tenuta nera degli jihadisti e con la bandana con su scritto “Allah è grande”, e altri diversi combattenti votati al martirio con indosso corpetti esplosivi.

L’operazione odierna è una delle pochissime indagini in cui è stato verificato il collegamento diretto tra soggetti che pianificano il traffico di migranti e organizzazioni terroristiche islamiche.

Per tale motivo, la Procura della Repubblica - Dda di Catanzaro ha emesso un fermo di indiziato di delitto per il reato di associazione con finalità di terrorismo, previsto dall’art. 270 bis del c.p., eseguito dalle fiamme gialle catanzaresi.

L’attività svolta è un’ulteriore dimostrazione dell’impegno profuso dalla Procura della Repubblica di Catanzaro e dalla Fuardia di Finanza che, peraltro, ha di recente anche istituito il gruppo investigativo finanziamento al terrorismo nell’ambito del Nucleo speciale di Polizia valutaria.

 

Terrorismo, Dda di Catanzaro emette un provvedimento di fermo

I tentacoli del terrorismo si sono allungati fino alla Calabria. La Dda di Catanzaro ha infatti emesso un provvedimento di fermo a carico di un siriano accusato di terrorismo.

A notificarlo al soggetto, che si trovava già in carcere in quanto arrestato nel 2014 poichè ritenuto di essere lo scafista nell’ambito di uno sbarco di migranti, è stata la Guardia di Finanza.

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