Tutti morti i passeggeri dell'aereo russo precipitato nel mar Nero

 

Sono tutti morti i 92 passeggeri del Tu-154, l'aereo militare russo precipitato alle 5,40 di oggi nelle acque del mar Nero. Il trimotore era partito da Sochi per portare in Siria i componenti della celebre banda militare Alexandrov, meglio nota con il nome di Coro dell'Armata Rossa. Oltre ai 75 musicisti, sul velivolo erano presenti nove giornalisti e otto componenti dell'equipaggio.

Il viaggio era stato organizzato dal ministero della Difesa per far svolgere un concerto a beneficio delle truppe russe impegnate in Siria. 

Da Mosca hanno fatto sapere che non ci sono sopravvissuti e che, allo stato, sono stati ripescati dieci cadaveri. Tremila persone sono, invece, a lavoro per cercare di recuperare i corpi ed i resti dell'aereo.

 Il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato che domani, 26 dicembre, sarà celebrata una giornata di lutto nazionale. Nonostante sia stata esclusa l'ipotesi dell'attentato, attraverso i media russi Putin ha fatto sapere che "Ci sarà un'inchiesta approfondita sulle ragioni della catastrofe" e sarà fatto "di tutto per fornire sostegno alle famiglie delle vittime".

Putin dice no a 300 miliardi di dollari per rovesciare Assad

Nel corso di un incontro ufficiale, l’Arabia Saudita, per il tramite del suo ministro della Difesa Mohammad bin Salman, avrebbe offerto al presidente russo Vladimir Putin 300 miliardi di dollari per rovesciare il regime di Bashar al-Assad. La notizia è rimbalzata con una certa insistenza sulla stampa russa e mediorientale. A riportare diversi retroscena sarebbe stato il quotidiano iraniano Ettelaat, secondo il quale nel corso dell’incontro ufficiale svoltosi a Sochi l’11 ottobre scorso, “il ministro della Difesa saudita avrebbe offerto a Mosca 300 miliardi di dollari e la promessa di ulteriori investimenti nell'economia russa in cambio della fine del sostegno al governo di Assad”. Ancor più ricco di dettagli un servizio apparso sul quotidiano libanese Addiyar per il quale, di fronte all’offerta saudita, Putin avrebbe replicato:  “il mio governo non è la mafia, noi non uccidiamo amici e nemici in cambio di denaro. I soldi non cambieranno i principi strategici di Mosca”. Com’è normale che sia, le varie ricostruzioni sono state categoricamente sconfessate dal Cremlino. Secondo difesaonline.it, che ha riportato la notizia, “la smentita del Cremlino, potrebbe rientrare in un perfetto gioco delle parti”. Il pesante condizionamento dei media iraniani e libanesi lascerebbe pensare, infatti, che il “presunto scandalo dell’offerta” saudita sarebbe stato “montato” ad arte per rassicurare le rispettive popolazioni sulla lealtà dell’alleato russo, il cui impegno è fondamentale nello scacchiere siriano.  

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