Costa tirrenica devastata dalle mareggiate, Lo Schiavo: "La Regione Calabria chieda il riconoscimento dello stato di calamità"

«L’ennesima mareggiata che si è abbattuta lungo la costa tirrenica calabrese, benché i devastanti effetti fossero ampiamente prevedibili, ha causato ingenti danni e messo ancora una volta a repentaglio la sicurezza delle persone. Le immagini che in queste ore provengono dal Tirreno cosentino ma anche dal Catanzarese e dal Vibonese, in particolare da Nocera Terinese, Pizzo, Briatico e Tropea, restituiscono scenari apocalittici e indignano soprattutto alla luce dei mancati interventi e dei fondi disponibili per la mitigazione dell’erosione costiera che sono rimasti sostanzialmente lettera morta».

Lo afferma, in un comunicato stampa, il consigliere regionale Antonio Lo Schiavo, intervenendo in relazione alla problematica dell’erosione costiera lungo le coste calabresi (fenomeno accentuato dalle violente mareggiate delle ultime ore) rispetto alla quale, a marzo 2022, ha presentato un’interrogazione all’assessore competente.

«Lo scrivevo già nel marzo scorso in un’interrogazione rivolta all’assessore Dolce in ordine agli interventi per la difesa delle coste - spiega Lo Schiavo -, denunciando la preoccupante impasse in materia da parte della Regione Calabria, la cui azione si disperde in un dedalo di competenze e pareri spesso inconcludenti. In questi mesi nulla è cambiato: non esiste ancora un vero Piano di gestione integrata delle zone costiere e si fa riferimento unicamente al Masterplan del 2014, ormai superato dai continui cambiamenti orografici del territorio. Neanche il Tavolo tecnico istituito allo scopo ha sortito effetti né risultano avviati interventi risolutivi nonostante gli ingenti investimenti destinati al ripascimento delle coste anche da parte dell’Unione europea. Che fine gli interventi in difesa del suolo a valere sui fondi Por che prevedono la messa in sicurezza di 43 chilometri di costa entro il 2023? Qual è lo stato di impiego dei finanziamenti previsti dall'Accordo di programma quadro 2016, nonché di quelli dell'Autorità di bacino distrettuale Appennino meridionale e di quelli direttamente riconducibili alla Regione come l'Fsc o il Por? Queste domande, poste otto mesi fa, restano ancora oggi tristemente valide».

Lo Schiavo aggiunge: «Eppure, il Dipartimento Lavori pubblici della Regione, rispondendo all’interrogazione, aveva chiarito come vi siano a disposizione ben 108 milioni di euro per contrastare la minaccia delle mareggiate, più ulteriori 140 milioni di euro per interventi di sistemazione fluviale. Dunque c’è da chiedersi perché molti degli interventi attesi (come ad esempio quello relativo alla messa in sicurezza del lungomare di Nocera Terinese) siano ancora in fase di progettazione o solo parzialmente eseguiti. Il mare non aspetta la burocrazia regionale e il nostro litorale viene ancora devastato dalla sua incessante azione. Ora, di fronte alla nuova impetuosa mareggiata che ha portato distruzione lungo la costa (come a Briatico dove il porticciolo dei pescatori in attesa di interventi è stato letteralmente spazzato via con danni incalcolabili per quella marineria), non resta che correre ai ripari e inseguire l’emergenza. La Regione Calabria almeno per una volta si faccia sentire rapidamente - conclude Lo Schiavo -: chieda il riconoscimento dello stato di calamità naturale per le mareggiate delle ultime ore lungo la costa tirrenica». 

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Processionaria, Lo Schiavo: "Neppure un euro è stato ancora impegnato per contrastare il fenomeno"

«Gli interventi di contrasto al dannoso fenomeno della processionaria possono attendere. Nonostante i molteplici richiami, le interrogazioni, gli appelli e, soprattutto, gli impegni e gli annunci, ad oggi neppure un euro è stato impegnato per intervenire sul problema che mette a rischio buona parte del patrimonio boschivo della Calabria».

È quanto afferma, in un comunicato stampa, il consigliere regionale Antonio Lo Schiavo che precisa in questi termini il senso del suo intervento: «Lo si è appreso chiaramente ieri, in occasione della seduta della seconda Commissione consiliare Bilancio chiamata, tra le altre cose, a votare la rimodulazione del Piano di azione e coesione (Pac) Calabria 2007/2013. Ebbene, tra le schede di intervento rimodulate vi era anche quella relativa allo stanziamento di una somma pari a 4 milioni di euro destinata ad arginare l’emergenza processionaria. Quindi, nonostante gli impegni presi in Consiglio e sulla stampa dall’attuale Giunta regionale, nonostante i ripetuti interventi e le audizioni in Commissione, nonostante le somme già accantonate nella precedente legislatura, si scopre che tali fondi non sono stati neppure impegnati e che si è reso necessario traslarli nella nuova programmazione per non perderli definitivamente. Con buona pace delle comunità interessate dal fenomeno che si attendevano risposte in tempi rapidi, così come promesso dall’esecutivo. Ma, a parte l’evidente danno subito dal territorio e dai boschi calabresi per l’incapacità di mettere a regime gli interventi, nonostante i molti mesi trascorsi dall’annuncio ufficiale risalente al 23 gennaio scorso, il caso processionaria è a dir poco emblematico dato che agli impegni presi (anche in aula in risposta ad una mia apposita interrogazione) non solo non sono seguiti i fatti. Anzi, si è prolungata oltremodo l’attesa su una questione estremamente urgente, mentre ben 10 mesi fa ci si premurava di affermare come il piano di contrasto fosse “già entrato nella fase attuativa” e come “il fattore tempo” fosse “essenziale” per “farsi trovare pronti”. Ora, delle due l’una: o dalle parti della Cittadella si applica al tempo la Teoria della relatività oppure, più probabilmente, la politica degli annunci appare molto più semplice di quella del fare».

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Tirocinanti calabresi della Pubblica amministrazione, Lo Schiavo: "a Regione Calabria non abbandoni i lavoratori"

«Migliaia di tirocinanti calabresi della Pubblica amministrazione, occupati in Tribunali, scuole, beni culturali e Comuni, precari senza un regolare contratto di lavoro sono stati abbandonati dalle istituzioni. Si tratta di lavoratori ai quali sono stati promessi da anni percorsi di formazione e di qualifica, di durata annuale, in grado di offrire maggiori opportunità lavorative a cui sarebbero seguiti ulteriori percorsi di perfezionamento presso gli uffici dei relativi ministeri, dislocati in territorio regionale. Ad oggi però la situazione non è mutata nel concreto. Questo tipo di rapporto di lavoro si è trasformato purtroppo in sfruttamento e precarietà. Da dieci anni, infatti, gli ex percettori della mobilità in deroga nei vari Enti pubblici italiani sono stati trasformati in Tirocini di inclusione sociale (Tis). La Calabria fa eccezione poiché il personale in questione è stato formato oltre misura ma continua a svolgere il suo lavoro, senza aver ottenuto un vero contratto, lavorando “in nero” per lo Stato. Tali lavoratori offrono un concreto contributo al funzionamento degli uffici e nell’erogazione di servizi, anche grazie alle competenze acquisite nei numerosi anni di lavoro. Una situazione incresciosa e paradossale, soprattutto in un periodo in cui la Pa necessita di un fabbisogno di personale adeguato alle sfide del Piano nazionale di ripresa e resilienza, per il quale sono stati adottati Decreti legge ad hoc mirati al rafforzamento delle Pubbliche amministrazioni. È necessario, dunque, un serio ed efficace intervento da parte della politica: l’Anci e la Regione Calabria non abbandonino i lavoratori al proprio destino ma si attivino al più presto per trovare una soluzione in vista della scadenza della proroga prevista nei prossimi mesi, affinché si scongiuri quello che potrebbe diventare un vero e proprio dramma sociale».

È quanto dichiara il consigliere regionale Antonio Lo Schiavo.

Interrogazione sui fondi dell’alluvione del 2006 a Vibo Valentia, Lo Schiavo: "Risposta della Regione Calabria certifica ritardi e inefficienze"

«Sulla gestione dei fondi del post-alluvione del 2006 a Vibo Valentia, si consuma l’ennesima pagina di inefficienze, lentezze burocratiche e inconcludenza politica della Regione Calabria. Con buona pace di quanti, cittadini e imprese, a 16 anni di distanza dai tragici fatti, attendono ancora risposte concrete e che quelle promesse di sostegni e aiuti vengano mantenute».

È quanto afferma in un comunicato stampa il consigliere regionale, Antonio Lo Schiavo, commentando la replica all’interrogazione a risposta scritta, depositata il 7 luglio scorso dallo stesso consigliere, in ordine agli “Interventi di cui alla D.G.R. n. 495 del 2018 e ai fondi Psc relativi al risarcimento delle imprese colpite dall’alluvione di Vibo Valentia del 2006”.

«Un buco nero - aggiunge Lo Schivo -, quello in cui sono finiti gli oltre 11 milioni di euro del Piano direttorio per il completamento di interventi necessari al superamento delle criticità, fatto di “errori che si sono trascinati a lungo”, rimodulazioni in corso d’opera, ricognizioni inconcludenti, battute d’arresto attribuite di volta in volta ai mutamenti “del contesto organizzativo della Protezione civile regionale”, all’avvicendamento “ai vertici dell’Amministrazione della città di Vibo Valentia”, all’insorgenza “dell’emergenza sanitaria Covid-19”. E queste non sono mie provocazioni - spiega il consigliere regionale -, ma è quanto si legge testualmente nella replica all’interrogazione, la n. 60/12^, che ho presentato per chiedere chiarezza e risposte sui fondi del post-alluvione. E ritengo sia inaccettabile sentirsi rispondere dal presidente della Regione, per tramite del Dipartimento competente, che a ben 16 anni di distanza dai fatti del 3 luglio 2006 sono “Ad oggi in corso di svolgimento tutti i necessari controlli sulle attività a suo tempo poste in essere al fine di portare definitivamente a compimento gli interventi all’epoca finanziati e concludere l’erogazione dei previsti contributi”. E che, ancora, “si conta di concludere l’attività entro la fine dell’anno corrente”. Lo si spieghi ora a quegli imprenditori che non si sono più ripresi dai danni subiti, alle attività che hanno dovuto chiudere i battenti e licenziare il personale, a chi ha visto andare in fumo gli investimenti di una vita, come mai, 16 anni dopo, sono ancora in corso i “controlli”. Presidente Occhiuto, se lei vuole davvero dare un’immagine diversa della Regione Calabria e renderla un presidio di tutela dei diritti dei cittadini oltre che un’istituzione in grado di sostenere la crescita dei territori, parta da qui: dal chiudere definitivamente il capitolo dei ritardi e delle debolezze dell’apparato burocratico, dal farsi garante del rispetto degli impegni e dell’interesse di intere comunità che per troppo tempo sono state irretite da false promesse e blandite con impegni puntualmente disattesi».

La Regione Calabria aumenta gli stipendi ai manager della sanità, Lo Schiavo: "Provvedimento scollegato dalla realtà"

«L’aumento del 20 per cento delle indennità per le figure apicali delle Aziende sanitarie e ospedaliere della Calabria, approvato ieri dalla maggioranza in Consiglio regionale, è un provvedimento sbagliato nei tempi e nel messaggio politico che si dà ai cittadini calabresi che quotidianamente sono alle prese con la carenze di una sanità in perenne emergenza, nonché ai tanti professionisti sanitari che ogni giorno sono in prima linea per garantire il diritto alle cure in condizioni oggettivamente proibitive».

È quanto afferma, in un comunicato stampa, il consigliere regionale Antonio Lo Schiavo, a proposito dell’aumento del 20 per cento dei compensi ai direttori generali, sanitari e amministrativi delle aziende sanitarie e ospedaliere calabresi passato ieri a maggioranza attraverso la “Modifica all’articolo 65 della legge regionale 12 giugno 2009, n. 19 (Collegato alla manovra di finanza regionale per l’anno 2009)”.

«Un provvedimento - aggiunge Lo Schiavo - che il presidente della Giunta, nel suo intervento di risposta alle mie perplessità espresse in aula, ha giustificato come incentivo per attrarre in Calabria “il meglio del meglio” del management sanitario che oggi, a suo dire, sarebbe scoraggiato da stipendi inferiori rispetto ad altre regioni. Ritengo che tale argomentazione sia del tutto scollegata dalla realtà oltre che inefficace nel merito. A che serve pagare il 20 per cento in più alle figure apicali, per una spesa che lieviterà ancora di un milione di euro l’anno, se le aziende amministrate continueranno a boccheggiare nelle carenze di cui sono ostaggio? Se infermieri, medici, operatori sanitari saranno ancora costretti a turni di lavoro estenuanti per le carenze di organico? Se le ambulanze (quando disponibili) continueranno a viaggiare senza medici a bordo? A che servirà avere i migliori manager in circolazione in un quadro in cui molti concorsi continueranno ad andare deserti perché nessun medico vuol venire a lavorare in un contesto così critico? Sarebbe forse il caso di ribaltare la prospettiva, subordinando gli aumenti dei compensi a meccanismi di premialità legati ai risultati raggiunti in termini di efficienza del sistema sanitario, di raggiungimento dei Livelli essenziali di assistenza, di garanzia del diritto costituzionale alla salute dei cittadini calabresi. E questa non è demagogia - conclude Lo Schiavo -, è mettere in sintonia la politica con la vita vera delle persone».

Lo Schiavo sollecita nuovamente l’attivazione di un servizio di Neuropsichiatria infantile

«Ho già richiamato l’attenzione, alcune settimane fa, sulla necessità di attivare un più incisivo e radicato servizio di Neuropsichiatria infantile nell’area centrale della Calabria e, in particolare, ho proposto l’istituzione, presso la Pediatria dell’ospedale di Vibo Valentia, di un apposito servizio specialistico in tale materia, oltre alle già previste prestazioni ambulatoriali. Mi vedo tuttavia obbligato a tornare sull’argomento viste le tantissime sollecitazioni che mi sono pervenute dalle famiglie che ogni giorno devono affrontare, senza alcun supporto sul territorio, le problematiche connesse a tali gravi patologie. Un nuovo sollecito si rende però necessario, soprattutto, alla luce del ritardo nel dare una risposta concreta da parte delle istituzioni sanitarie preposte».

Lo afferma, in un comunicato stampa, il consigliere regionale Antonio Lo Schiavo, tornando a chiedere con l’istituzione di un servizio di Neuropsichiatria infantile sul territorio della provincia di Vibo Valentia.

«Ritengo ci siano disponibilità in tal senso, avendole registrate personalmente - aggiunge Lo Schiavo -, ma ora più che mai servono azioni concrete. Le chiedono soprattutto quelle famiglie lasciate sole nella gestione delle patologie, costrette a lunghi viaggi della speranza o peggio a fronteggiare nella solitudine delle mura domestiche quelli che sono autentici drammi umani. Invito quindi ad imprimere un’accelerazione tale da portare finalmente all’attivazione del servizio di Neuropsichiatria infantile nel Vibonese. Sulle carenze della sanità, specie quando queste hanno ripercussioni dirette sulla vita dei soggetti più fragili, e dei bambini in particolare, non si deve e non si può più perdere tempo. Si dia una risposta concreta e adeguata ai bisogni del territorio. Ci sono tutte le condizioni per farlo».

Alluvione di Vibo Valentia, Lo Schiavo annuncia un’interrogazione sugli 11 milioni di euro destinati alla messa in sicurezza

«Si conclude nel peggiore dei modi l’iter relativo al risarcimento delle imprese colpite dall’alluvione di Vibo Valentia del 2006. Ieri la maggioranza di centrodestra che guida la Regione Calabria ha messo la parola fine a questa vicenda e, proprio nei giorni in cui ricorre il 16esimo anniversario della tragica alluvione, ha deciso di stornare su altri capitoli di spesa i sette milioni di euro destinati a risarcire le imprese colpite da quel tragico evento e per i quali, in tutti questi anni, non si è riusciti a definire un concreto utilizzo. Soldi che spettavano ai cittadini ed alle imprese e che non si è riusciti invece ad impiegare a beneficio del territorio. Un’altra occasione sprecata per la città di Vibo e per le attività colpite dall’alluvione, con grave danno per tutti quegli imprenditori che hanno dovuto farsi carico delle perdite subite dalle loro attività».

Lo afferma, in un comunicato stampa, il consigliere regionale Antonio Lo Schiavo, intervenendo in merito alla variazione del Piano di sviluppo e coesione, approvata ieri in Consiglio regionale, che ha stabilito il trasferimento ad altri utilizzi di un fondo di sette milioni di euro destinato a risarcire le imprese colpite dall’alluvione di Vibo Valentia del 3 luglio 2006. Lo Schiavo, al contempo, annuncia un’interrogazione consiliare finalizzata ad ottenere chiarimenti su un altro finanziamento destinato alla messa in sicurezza del territorio colpito dal nubifragio.

«Così come, ancora oggi - aggiunge non a caso Lo Schiavo - non vi è traccia di un altro cospicuo finanziamento, che ammonta a più di 11 milioni di euro, derivante dalle economie dei fondi stanziati nell’immediatezza dell’emergenza e che, nonostante l’autorizzazione alla spesa ottenuta dal ministero competente risalga al 2017 e, addirittura, la Regione Calabria, con delibera di Giunta del 20 novembre del 2018, abbia approvato il “Piano direttorio per il completamento di interventi necessari al superamento delle criticità”, individuando finanche il soggetto attuatore, non è stato mai erogato. Su questioni di tale rilevanza per la salvaguardia della sicurezza del territorio dal dissesto idrogeologico non possiamo più permetterci lassismo e pressappochismo. Pertanto, presenterò nei prossimi giorni un’apposita interrogazione consiliare per richiamare la necessità di dare seguito a quanto stabilito nella delibera del 2018 e chiedere conto dell’effettiva disponibilità di tali finanziamenti e del perché di tali ritardi, sollecitando soprattutto - conclude il consigliere regionale - l’erogazione di tali importantissime risorse destinate alla messa in sicurezza di un territorio già così duramente colpito».

Cooperative di comunità, la proposta di legge di Lo Schiavo esposta a Sant’Onofrio insieme a Legacoop: "Nuovo modello di sviluppo per la Calabria"

Si è svolta ieri, alla presenza di una folta cornice di pubblico, nella sala del Centro di aggregazione sociale “Falcone-Borsellino” di Sant’Onofrio, l’iniziativa di presentazione della proposta di Legge regionale sulle Cooperative di comunità formulata dal consigliere regionale Antonio Lo Schiavo.

L’iniziativa, promossa dallo stesso consigliere regionale, è stata realizzata con la fattiva collaborazione della Cooperativa di comunità Sant’Onofrio 3.0 e di Legacoop e ha, inoltre, giovato del gratuito patrocinio del Comune di Sant’Onofrio.

Alla stessa hanno preso parte, oltre al proponente della Legge regionale, il sindaco di Sant’Onofrio Antonino Pezzo, il consigliere regionale Raffaele Mammoliti, il presidente di Legacoop Calabria Lorenzo Sibio, il vicepresidente di Legacoop Calabria con delega alle Cooperative di comunità Maurizio De Luca. Gli interventi sono stati introdotti e moderati dal giornalista professionista Stefano Mandarano. Nel corso dei lavori sono state esposte le esperienze di cooperative di comunità già attive ed operanti nei rispettivi territori, grazie al contributo del presidente della coop “Terre del Magra” di La Spezia, Gianni Torri, della presidente della coop “I live in Vaccarizzo” di Montalto Uffugo (Cs), Roberta Caruso, entrambi collegati da remoto, nonché della presidente della coop “Le 5 icone” di Pentone (Cz), Anna Capicotto, e del presidente della coop Sant’Onofrio 3.0 Francesco Carchedi. In conclusione ha preso la parola, anch’egli in collegamento streaming, il responsabile nazionale di Legacoop per le Cooperative di comunità Paolo Scaramuccia. In sala molti amministratori locali ed esponenti del mondo della cooperazione.

«In Calabria, dove maggiori sono diseguaglianze e sofferenze - ha detto Lo Schiavo esponendo la sua proposta -, le Cooperative di comunità possono assumere una funzione ancora più incisiva rispetto a regioni dove pure sono più diffuse. Possono, in altre parole, rappresentare un baluardo contro lo spopolamento e la grave emorragia demografica delle aree interne e dei piccoli comuni. Centri spesso isolati, senza infrastrutture e servizi, nei quali uno strumento estremamente duttile come quello previsto dalla legge si presta a molteplici approcci: dalla produzione energetica alla produzione di beni e servizi, dalla gestione di beni pubblici alla valorizzazione del paesaggio o dei prodotti locali. Un sistema in cui i cittadini sono al tempo stesso produttori e consumatori, imprenditori e fruitori».

Sul piano politico, ha spiegato Lo Schiavo, la legge si propone l’obiettivo di «portare la Calabria al passo di altre regioni che hanno già normato il settore pur in assenza di un quadro nazionale di riferimento. Quindi si vuol dare un riconoscimento giuridico a qualcosa che già esiste e si offre uno strumento tecnico utile per il rafforzamento di sistemi economici locali scaturiti dal basso. La volontà è quella di precorrere dinamiche economiche inevitabili nel prossimo futuro. Farsi trovare pronti per un diverso modello di sviluppo che non potrà più prescindere dal protagonismo dei cittadini, dalla solidarietà e dall’inclusione sociale, dalla valorizzazione delle economie locali e dal rilancio dei piccoli centri urbani. Una nuova via per lo sviluppo della Calabria che dobbiamo sostenere e incoraggiare anche con questa legge. Mi auguro - ha concluso il consigliere regionale - che essa incontri il favore delle altre forze politiche e venga sostenuta in maniera bipartisan».

Il presidente di Legacoop Calabria, Lorenzo Sibio, ha voluto sottolineare l’importanza della collaborazione con il consigliere regionale Lo Schiavo che ha subito coinvolto il mondo cooperativo, assicurando che la proposta di legge sulle Cooperative di comunità sarà sostenuta in tutte le sedi. «Teniamo molto alle cooperative di comunità - ha detto Sibio ringraziando il presidente della coop Sant’Onofrio 3.0, Francesco Carchedi, che rappresenta una delle prime esperienze del genere nel Vibonese - perché rappresentano il modello di rigenerazione sociale ed economica in cui crediamo, che prevedendo la collaborazione tra cittadini, territorio ed enti può dare risposte concrete al rischio spopolamento di borghi e paesi, che resta il nostro obiettivo. Ma noi - ha concluso - ci battiamo anche da tempo affinché venga rivista l’intera normativa sulla cooperazione che risale al 1979».

«Dobbiamo essere consapevoli che la rigenerazione di un paese, di un borgo, di una comunità è nelle mani dei cittadini di quella comunità, sono loro che possono risollevarne le sorti - ha aggiunto il vicepresidente di Legacoop Calabria, Maurizio De Luca -. Non sono gli annunci, le promesse, la quantità infinita di soldi che i nuovi strumenti stanno catapultando sulle nostre teste a far rinascere una comunità. Una comunità rinasce soltanto se siamo in grado di piantare e far germogliare il seme dell’autodeterminazione, dell’economia collaborativa, di tutti quei processi che facciano ritornare i cittadini ad essere parte attiva di una comunità. Ma essere parte attiva - ha concluso De Luca - significa anche fare il proprio dovere di cittadino, rispettando la propria comunità, ma anche partecipando attivamente alla vita della comunità, incoraggiando gli amministratori di turno, sostenendoli, bacchettandoli quando serve ma sempre con spirito propositivo».

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