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"In Calabria ottenuta una vittoria nel cammino verso un'acqua davvero pubblica"

"Una vittoria è stata ottenuta nel difficile cammino verso un'acqua davvero pubblica - così commentano la portavoce in Parlamento europeo Laura Ferrara ed il portavoce nel Consiglio comunale di Rende, in provincia di Cosenza, Domenico Miceli – il riferimento è al Comune di Saracena". I paradossi del caso Saracena erano troppo evidenti: un Comune, che è riuscito a rendersi autonomo nella gestione delle risorse idriche, scontrandosi con mille difficoltà, tra cui quella del divieto di ridurre le tariffe previste dalla AEEGSI (Autorità per l'energia Elettrica il gas ed il sistema idrico n.d.r.). Un paradosso frutto di una normativa che non riesce ad immaginare che la gestione delle risorse idriche possa avvenire senza un profitto. E infatti, la AEEGSI prevede alcune voci per la formazione della tariffa dalle quali appare scontato che il ciclo integrato dell'acqua debba essere gestito da società di natura privatistica con il fine dell'utile di impresa. Un nonsenso che tradisce la visone del legislatore che finisce per trattare l'acqua come una merce di scambio qualsiasi. L'acqua è e deve essere pubblica. Gli interventi degli amministratori, a tutti i livelli dovrebbero tener ben saldo questo obiettivo. L'acqua non è e non può essere considerata una merce di scambio, così come spiega Laura Ferrara in un esposto presentato all'AEEGSI per denunciare le modalità di riduzione idrica operate dalla Sorical che, sul suo sito Internet, si spingeva fino a dichiarare che con la riduzione idrica voleva "Sensibilizzare i cittadini che - attenzione - pagano regolarmente la bolletta dell’acqua, inviatagli dal Comune, affinché prendano coscienza che per colpa di quei concittadini che non pagano, il proprio rubinetto di casa eroga un minore flusso di acqua".  "Anche la Sorical – afferma Laura Ferrara – organizza la gestione del servizio idrico secondo i modi e le forme dell'impresa industriale e privilegia il ricorso al mercato dei capitali per le necessità di finanziamento, questo oggi prevede e permette la legge, ditemi voi se questa è una legge pensata per una gestione davvero pubblica delle risorse idriche". Su questa linea anche Domenico Miceli, consigliere del Movimento 5 Stelle di Rende. "In alcuni Comuni – afferma Miceli - le amministrazioni comunali si rivolgono ai privati per la gestione delle utenze, ovvero per la gestione dei rapporti tra Comune e cittadini, per cui alla fine abbiamo 4 soggetti che operano nell'ambito della gestione delle risorse idriche. E' il caso di Rende che è in procinto di prorogare la gestione del servizio seguendo un procedimento che pone molti dubbi e perplessità. Noi riteniamo che non sia questa la strada giusta. L'acqua non può essere gestita da privato o in maniera privatistica, se le norme ostacolano la gestione totalmente pubblica dell'acqua, queste vanno adeguate, Saracena, in tal senso, è un caso di scuola. L’Amministrazione rendese dovrebbe prendere esempio dal Comune del Passito e opporsi politicamente alla normativa vigente favorendo in tutti i modi i cittadini". "Continueremo ad usare tutti gli strumenti a nostra disposizione – concludono i due portavoce - affinché l'acqua sia trattata come bene comune indisponibile e non come merce. Come dimostra il caso Saracena, chi la dura la vince".

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Metalli pesanti nelle acque, il caso Legnochimica arriva a Bruxelles

Da Rende a Bruxelles il passo diventa breve. Per merito di Laura Ferrara che ha presentato un’interrogazione a risposta scritta alla Commissione sul caso Legnochimica. “Due – spiega la portavoce del Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo - le tematiche messe in evidenza: i danni ambientali che ha subito l’area dove operava la società oggi in liquidazione e i danni alla salute causati alla popolazione residente. In entrambi i casi si prefigurerebbe una violazione della normativa europea. Ed è su questo punto che si interroga la Commissione, per sapere quali iniziative intende intraprendere affinché siano rese realmente efficaci le norme europee in materia ambientale, con particolare riferimento alle direttive 2004/35/CE, 2000/60/CE e 2008/98/CE. Il caso della ex Legnochimica parte da lontano. Sin dal 1969 – chiarisce la Ferrara coadiuvata dal portavoce grillino al Comune di Rende Domenico Miceli - nell’area persistono enormi bacini, privi di impermeabilizzazione, dove inizialmente venivano sversati i residui di lavorazione. Questi bacini, i cosiddetti ‘laghetti’ sono ancora là in attesa della necessaria bonifica. Nel luglio 2011 la Procura della Repubblica ha disposto la redazione di una consulenza tecnica sull’area. La consulenza evidenzia che «la falda acquifera sotto ed in prossimità dei bacini artificiali, risulta gravemente contaminata, anche in profondità e che detta contaminazione si è estesa ai pozzi esistenti in zona» ed evidenzia l’inquinamento da metalli pesanti: alluminio, ferro, manganese, arsenico, berillo, cromo, nickel, mercurio, benzene e tricloroetilene, con concentrazioni fino a centomila volte superiori al valore consentito. Tali sostanze sono classificate dalla IARC come rischio oncogeno documentato. I rilievi effettuati dall’Arpacal sulle acque sotterranee confermano la contaminazione da sostanze cancerogene: diclorometano, tricloroetano, bromoclorometano, dibromoclorometano, Toluene e P-Isopropiltoluene. I molteplici interventi di tutte le autorità competenti sono sempre risultati vani, pertanto emerge palese la violazione attuale e continuativa della normativa europea in materia. Ad oggi si attende ancora l’avvio della bonifica dell’area in questione. Come Movimento 5 Stelle – concludono i due esponenti - siamo ancora in attesa di risposte concrete da parte dell’azienda in liquidazione che deve ancora presentare un piano di bonifica che possa essere oggetto di valutazione da parte della conferenza dei servizi”.

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