Controlli ambientali nel vibonese, una denuncia e una sanzione amministrativa

I carabinieri della Stazione di Cessaniti, con la collaborazione dei colleghi della Stazione forestale di Vibo Valentia hanno deferito in stato di libertà, il proprietario di un frantoio.

In particolare, nel corso di un servizio di controllo, i militari hanno riscontrato la presenza di uno scarico abusivo di reflui provenienti dall’attività di lavorazione e molitura delle olive.

Il frantoio è stato, quindi, posto sotto sequestro preventivo.

Controlli anche a Stefanaconi, dove i carabinieri della Stazione di Sant'Onofrio, del Nucleo ispettorato lavoro di Vibo Valentia, del Nas di Catanzaro e del Noe di Reggio Calabria hanno elevato una sanzione di 3 mila euro al titolare di un'azienda zootecnica di Stefanaconi nella quale è stata accertata la presenza di un lavoratore “in nero”.

 

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Realizza una pista ed un invaso abusivi, denunciato

Nel corso di un controllo effettuato in un bosco di località “Cappuccini” del comune di Casali del Manco (Cs), i carabinieri forestale della Stazione di Spezzano Sila hanno scoperto una pista lunga oltre 100 metri, realizzata abusivamente in una proprietà privata.

Durante la verifica, i militari  hanno riscontrato, inoltre, la presenza di un invaso per raccolta acque ed un piazzale appena realizzato.

I lavori effettuati, senza le necessarie autorizzazioni, hanno determinato il sequestro delle opere e la denuncia dell’autore dei lavori che sarà chiamato a rispondere di violazione della normativa paesaggistica, ambientale e edilizia.

Carenze igieniche: sequestrati 250 chilogrammi di formaggi

Oltre 250 chilogrammi di formaggi sequestrati e due persone denunciate. Questo l'esito di alcuni controlli effettuati dai carabinieri forestali di Taverna a carico di due aziende zootecniche di Sorbo San Basile. 

Nel corso dei controlli, i militari hanno rilevato la mancanza delle autorizzazioni necessarie ed una serie di gravi carenze igieniche nella produzione e conservazione dei formaggi prodotti, nonché nello scarico delle acque reflue aziendali provenienti dall’attività produttiva.

Sono stati, inoltre, riscontrati 4 cani privi di microchip e dell’iscrizione all’anagrafe canina.

 

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Abbandono rifiuti: individuati i responsabili, multe per 8 mila euro

Continua l’attività di contrasto e repressione, da parte dei carabinieri forestali, al deposito ed abbandono incontrollato di rifiuti nel territorio cosentino.

Dopo i controlli che hanno interessato i comuni di Cosenza, Castrovillari e Spezzano Piccolo, l’attività di monitoraggio dei militari ha interessato il comune di Acri; in particolare le località di “Padia” e “Manzi oggetto di continui abbandoni di rifiuti di ogni genere.

Molti cittadini, raggiungevano le due località per abbandonare i rifiuti, incuranti della raccolta differenziata porta a porta. Una prima indagine avviata dai militari della Stazione di Acri, ha permesso d’individuare alcuni responsabili cui sono state comminate sanzioni amministrative per circa a 8 mila euro.  

L’operazione, che ha permesso d’identificare alcuni dei trasgressori, è stata denominata “Pig Pen 3”, ovvero come il famoso personaggio di Linus.

Scoperta centrale di macellazione clandestina, denunciate tre persone

I carabinieri forestali del Gruppo di Reggio Calabria hanno disposto ed effettuato una serie di controlli sulla filiera agroalimentare. Le attività ispettive, incrementate in vista delle imminenti festività pasquali, hanno permesso di scoprire una centrale di macellazione clandestina.

In particolare, i militari in servizio presso la Stazione di Brancaleone, coadiuvati dai colleghi della Stazione di Locri, hanno denunciato a piede libero tre persone, Z.G. di anni 24, L.A. di anni 54 e B.A. di anni 20. Sui tre pende l'accusa di aver aver attivato una filiera di macellazione clandestina e vendita abusiva di carne priva di ogni controllo sanitario e quindi, potenzialmente pericolosa per la salute pubblica.

L’indagine è partita in seguito alla segnalazione di alcuni casi di brucellosi, lamentati nel territorio di Palizzi, alla cui origine è stato ipotizzato il consumo di prodotti caseari infetti acquistati presso l’azienda zootecnica di proprietà di Z.G.

Procedendo al controllo dell’azienda, unitamente ai medici veterinari dell’Azienda sanitaria provinciale, i militari hanno scoperto un allevamento totalmente abusivo. Molti dei 124 capi caprini presenti non erano registrati presso la Banca dati nazionale. Alcuni degli ovini risultavano, inoltre, di proprietà di altri allevatori che ne avevano denunciato lo smarrimento e che Z.A ha dichiarato di aver comprato da tale L.A., proprietario di un allevamento ovino, nonché titolare di una macelleria della zona.

Nell’allevamento di quest’ultimo, i carabinieri forestali hanno rinvenuto una centrale di macellazione clandestina.

In un capannone fatiscente, adibito a ricovero degli animali, era stato allestito un vero e proprio mattatoio abusivo. Tredici animali, tra capretti ed agnelli, erano stati appena macellati, mentre altre tre carcasse di agnello già pronte per la vendita sono state rinvenute dentro una cella frigorifera, unitamente a dodici teste e ventotto zampe di maiale nonché circa 30 chilogrammi fra di grasso suino e pelli di ovini, tutti privi del benché minimo segno utile che ne permettesse la tracciabilità. Sul posto, è stato colto in flagranza di reato il giovane B.A. intento a svolgere, per conto di L.A., tutte le fasi di  macellazione e preparazione alla vendita. I militari hanno trovato, inoltre, trentasei tra capretti ed agnelli,  di dubbia provenienza, già pronti per la macellazione.

Tutto il bestiame, sia quello vivo che morto, è stato posto sotto sequestro e messo a disposizione dell’Autorità giudiziaria per gli adempimenti di rito.

Gravi e numerose le imputazioni di reato per i tre soggetti, che vanno dalla ricettazione, alla macellazione clandestina, fino all’immissione sul mercato di alimenti in grado di arrecare gravi danni alla salute umana.

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I carabinieri forestali scoprono una discarica abusiva e scarichi urbani non a norma

A seguito di un controllo per la tutela dei corsi d’acqua pubblici, i militari della Stazione carabinieri forestale di Corigliano hanno individuato tre scarichi di reflui urbani nelle località Cerria, Ospedale e Iacina, del Comune di Corigliano.

Gli scarichi, in violazione alla normativa, immettono le acque reflue direttamente sul suolo, fino ad arrivare a confluire nei torrenti “Coriglianeto” e “Lecco” del comune ionico procurando in questo modo il danneggiamento dei corsi d’acqua pubblici.

I militari hanno, pertanto, proceduto ad informare la competente Procura della Repubblica di Castrovillari ed a deferire, per violazione alle norme in materia ambientale, per scarico sul suolo di acque reflue urbane in modo incontrollato, danneggiamento e distruzione e deturpamento di bellezze naturali,  il sindaco ed il dirigente del settore.

Inoltre, nelle vicinanze del torrente “Missionante”, in località Rivabella di Corigliano, in un’area prossima ad insediamenti agricoli ed abitativi,  i  carabinieri forestali hanno posto sotto sequestro una discarica abusiva al cui interno è stato rinvenuto amianto friabile.

A seguito dell’operazione, effettuata in collaborazione con la polizia locale, i militari di Corigliano stanno effettuando indagini e accertamenti per risalire ai responsabili.

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Sbancamenti non autorizzati, deferite quattro persone

Quattro persone deferite all’Autorità giudiziaria di Castrovillari per aver effettuato sbancamenti senza le dovute autorizzazioni nel Comune di Rocca imperiale.

Questo il risultato dei controlli effettuati dai militari della Stazione carabinieri forestale di Oriolo, nell’ambito di una operazione mirata alla repressione di reati ambientali nelle località “S. Venere” e “Ronzino”.

Le quattro persone, tutte del luogo, avrebbero effettuato con mezzi meccanici, all’interno di fondi di loro proprietà, lavori di sbancamento e successivo livellamento di terreno con la realizzazione di scarpate a strapiombo in aree sottoposte a vincolo idrogeologico e paesaggistico e situate nella Zona a protezione speciale (ZPS) denominata  Alto Jonio Cosentino.

Tali lavori, eseguiti al fine di piantare coltivazioni di limoni, avrebbero comportato una modifica sostanziale e permanente dell’assesto urbanistico e territoriale dell’area, alterandone l’assetto idrogeologico con potenziali problemi di stabilità della zona, in quanto potrebbero innescare fenomeni erosivi. Ai presunti responsabili sono state, inoltre, comminata una sanzione amministrativa.

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Distrutto un bosco di castagno, deferito 41enne

Un bosco di castagno distrutto, un'enorme pista costruita con lo  sbancamento di terra e roccia per un volume di circa 3000 metri cubi, profondo in alcuni tratti più di due metri con la conseguente estirpazione di numerose ceppaie. Il tutto in una pregevole area sottoposta a vincolo idrogeologico e paesaggistico ambientale. Questo è lo scenario che si è presentato alla vista dei carabinieri forestali della Stazione di Reggio Calabria in località San Bruno, in agro della città capoluogo, durante una normale attività di controllo del territorio.

Le indagini avviate dai militari dell’Arma hanno permesso di risalire al proprietario  dell’area boschiva, L.G. di 41 anni, residente a Reggio Calabria, e di ricostruire l’iter amministrativo dei lavori, solo in apparenza provvisti di autorizzazione concessa dalla Regione Calabria. Dall’analisi documentale sarebbe emerso che il proprietario avrebbe presentato un progetto, approvato dagli Uffici Regionali competenti in materia di vincolo idrogeologico,  limitatamente alla realizzazione di una fascia tagliafuoco lunga circa 1100 metri lungo il perimetro del lotto boschivo di proprietà. L’autorizzazione prevedeva però solo il taglio della vegetazione su una fascia ben delimitata di territorio, senza alcun movimento di terra, tantomeno, lo sbancamento per l’apertura di nuove piste di esbosco, le cui autorizzazioni, concesse peraltro solo in caso di concreta necessità, richiedono un iter progettuale ed amministrativo più complesso.

Al fine di evitare l’ulteriore prosecuzione del danno ambientale, l’area dello sbancamento è stata posta sotto sequestro penale, già convalidato dall’Autorità giudiziaria, mentre L.B., che è stato deferito in stato di libertà, dovrà rispondere di abuso edilizio e di violazione delle normative in materia di vincolo idrogeologico ed ambientale.

Per prevenire e reprimere i continui danni al territorio ed alla erosione dei beni ambientali, perpetrati spesso con lavori surrettiziamente giustificati da iter autorizzativi, il Gruppo carabinieri forestale di Reggio Calabria ha predisposto l’intensificazione dei controlli su tutto il territorio provinciale, confidando anche nella collaborazione dei cittadini che possono concretamente diventare sentinelle del territorio segnalando al 1515, numero di emergenza ambientale, ogni potenziale abuso.

 

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