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Controlli nel Vibonese, una denuncia e quattro segnalazioni

Nel corso dell’ultima settimana, un’intensa attività di controllo straordinario del territorio, disposta dal Questore di Vibo Valentia, ha interessato l’intera provincia, al fine di garantire la sicurezza e la legalità e contrastare, in modo diffuso, le attività illecite.

In particolare, nella serata di venerdì scorso, personale del Reparto prevenzione crimine “Calabria Centrale” ha deferito all’autorità giudiziaria un cittadino italiano di 29 anni, L.C.M., già gravato da precedenti di polizia per reati contro il patrimonio e in materia di stupefacenti, poiché colto, in località Vibo Marina, alla guida di un’autovettura munita di targhe di cui era stato denunciato lo smarrimento, nonché per aver fornito false informazioni in merito alla propria residenza. Al termine delle formalità di rito, gli agenti hanno effettuato il sequestro del mezzo e al ritiro dei documenti di circolazione.

Nell’ambito dei servizi finalizzati alla prevenzione e repressione dello spaccio di droga, il personale della Squadra Mobile, ha eseguito mirate perquisizioni, al termine delle quali ha sequestrato 15 grammi di marijuana e segnalato alla prefettura 4 persone quali assuntori di sostanze stupefacenti.

Le attività messe in campo dai poliziotti hanno, complessivamente, consentito di controllare 500 veicoli e circa mille persone, di cui 140 pregiudicate, a carico delle quali è in corso di valutazione l’adozione di misure di prevenzione personali.

Venti i controlli a cittadini extracomunitari che, in un caso, hanno determinato l’adozione del provvedimento di espulsione e contestuale ordine di allontanamento dal territorio nazionale nei confronti di un cittadino del Gambia. 

Operazione antidroga nella Capitale, arrestati presunti appartenenti alla 'ndrangheta

Alle prime luci dell’alba di ieri, i carabinieri del Comando provinciale di Roma, nelle province di Roma, Napoli, Reggio Calabria, Viterbo e Frosinone, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione della misura cautelare della custodia in carcere, emessa dal gip del Tribunale capitolino, su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia, nei confronti di 21 persone, ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, spaccio e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti in concorso, nonché tentato omicidio.

Inoltre, nella Capitale, sono state eseguite perquisizioni nei confronti di ulteriori 13 persone ritenute collegate al traffico illecito di sostanze stupefacenti, attribuito agli arrestati.

Le indagini hanno preso il via in seguito all’arresto in flagranza del reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, eseguito il 18 marzo 2016, nei confronti del titolare di un bar nel quartiere Talenti, sorpreso a cedere cocaina e marijuana ad un avventore, poi individuato quale promotore di una organizzazione criminale dedita al narcotraffico, duramente colpita, nel luglio 2018, con l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare a carico di 12 soggetti.

Il provvedimento cautelare eseguito ieri è il frutto di ininterrotte indagini coordinate dalla Dda capitolina e delegate ai carabinieri del Nucleo operativo della Compagnia Roma Montesacro che hanno consentito di disarticolare un sodalizio criminale dedito al traffico, alla detenzione e allo spaccio di sostanze stupefacenti del tipo hashish, cocaina e marijuana, operante in una delle più importanti piazze di spaccio del quartiere romano di San Basilio (via Sirolo, via Mondolfo, via Pievebovigliana e via Corinaldo).

La costante e tenace attività investigativa ha consentito di individuare tre sodalizi criminali, collegati dall’attività dei fratelli Alfredo e Francesco (detto Ciccio) Marando, nativi di Platì (RC) e da alcuni anni residenti nel quartiere romano di “San Basilio”, figli del più noto Rosario e nipoti del narcotrafficante Pasquale Marando, questi ultimi considerati elementi di spicco dell’omonima 'Ndrina platinese. Per gli investigatori, Alfredo e Francesco Marando sarebbero stati in grado di movimentare significative quantità di droga, rifornendo non soltanto il gruppo ad essi direttamente facente capo, ma anche due altri gruppi operanti sul territorio.

Gli approfondimenti svolti hanno fatto luce sulle dinamiche operative del folto gruppo dei Marando che, progressivamente insediatosi sul territorio popolare di San Basilio, avrebbe gestito, con l’ausilio di un considerevole numero di vedette e di pusher in vario modo coordinati, una costante, pervasiva e remunerativa attività di spaccio. Quanto emerso dalle indagini ha dunque restituito l’immagine di una vera e propria consorteria, stabilmente dedita al narcotraffico, fondata sulla divisione dei compiti tra i capi, gli organizzatori, e i pusher e/o vedette; sodalizio che avrebbe trasformato, con metodiche ispirate al modello de “Le Vele” di Scampia, un popoloso complesso immobiliare in una enclave dove svolgere una costante e remunerativa attività di stoccaggio, gestione e spaccio di sostanze stupefacenti. La redditività dell’attività illecita è stata comprovata anche in occasione di una perquisizione effettuata presso l’abitazione di alcuni degli arrestati trovati in possesso della contabilità e di una notevole somma di denaro in banconote di vario taglio.        

L’indagine è stata condotta con non poche difficoltà, derivanti dalla presenza continua di vedette preposte al controllo; tuttavia, sono stati documentati numerosissimi episodi di spaccio, che hanno evidenziato le dinamiche operative e l’organigramma del gruppo, suddiviso in pusher e/o vedette, organizzatori e capi.

I pusher e/o vedette assumevano le loro posizioni agli ingressi principali del comprensorio popolare e sui tetti degli immobili, con compiti interscambiabili di vigilanza e/o spaccio al minuto; il gruppo mutava di frequente a causa dei numerosi arresti in flagranza – oltre 90 – effettuati dai carabinieri della Compagnia Roma Monte Sacro.

Gli organizzatori - diretti fiduciari dei capi - formavano invece un gruppo più ristretto, preposto al coordinamento dello spaccio, al prelevamento del narcotico dai luoghi di occultamento e al conseguente rifornimento dei pusher, custodendo altresì il ricavato delle vendite di droga. Tra gli organizzatori, figurerebbero i fratelli Domenico Natale Perre, detto Micu, e Paolo, nativi di Platì, da qualche anno trasferiti a Roma nel quartiere San Basilio, nonché Marco Lenti e Gian Claudio Vannicola, sanbasilini dalla nascita.

Infine, i capi e promotori del sodalizio, Alfredo e Francesco Marando, sarebbero stati preposti alla direzione, vigilanza, coordinamento e gestione dei pusher e delle vedette, alla fissazione dei compensi spettanti a questi ultimi sulla base dell’attività svolta (stabilendone anche compiti, orari e reperibilità), alla definizione degli eventuali contrasti insorti tra i diversi accoliti e, ove necessario, alla assistenza legale e/o economica a favore dei sodali. 

Durante l’attività d’indagine, sono statei segnalati alla prefettura 38 assuntori di sostanze stupefacenti e sequestrati complessivamente 2,961 chili di hashish, 12,106 di cocaina, 1,471 di marijuana e 96.325 euro.

“Le verità televisive su Catanzaro e il mutismo dei big della politica”. Lettera aperta alla stampa di Francesco Chirillo (Confesercenti Catanzaro)

Riceviamo e pubblichiamo

"I fatti sono noti a tutti: prima Canale 5 e poi La7, nell'ambito di due seguitissime trasmissioni televisive, hanno consegnato al Paese una immagine della città di Catanzaro di cui tutti avremmo, volentieri, fatto a meno. Un tessuto urbano insicuro e degradato, dove interi quartieri sono in mano alla delinquenza Rom. Un capoluogo che esprime il peggio della politica politicante, dove l'occupazione principale è la corsa al gettone, più che il pensiero di ben governare la cosa pubblica. Tanti, tantissimi cittadini di Catanzaro hanno, giustamente, replicato con sdegno: questa non è la nostra città, che sa esprimere ben altri valori umani, culturali, civili. C'è chi, sui social, ha gridato, più o meno comprensibilmente, allo sciacallaggio da parte dei media nazionali, pronti a fare scoop anche lì dove non ce ne sono. Eppure, a questa reazione d'orgoglio, è seguito un sostanziale e pesantissimo mutismo della classe dirigente locale nei suoi livelli più alti. Nessuno dei nostri cari e amati big della politica cittadina ha scritto una riga, rilasciato una dichiarazione, preso un impegno. E' sembrato un po' come dire: calati juncu ca passa la china. Insomma, come recita l'antico proverbio, aspettiamo che passi l'onda di piena... tanto poi tutto tornerà come prima. Una impressione che aggrava il senso di quelle immagini rilanciate da Canale 5 e La7. Se possibile, le rende ancora più sgradevoli. Perché l'idea che sembra trasparire è quella di una classe dirigente indifferente persino agli scandali. Stavolta, invece, sarebbe servita una voce forte, magari anche corale, di difesa della nostra città, ma senza ipocrisie, senza nascondere le imbarazzanti verità-vere messe a nudo dalla televisione. Sarebbe servita e non c'è stata. Segnale preoccupante di stagnazione totale, in una città che si bea del suo ruolo di capoluogo di regione senza incarnarne prestigio e dignità". Francesco Chirillo, presidente di Confesercenti Catanzaro

Salvini farà tappa a Serra, mercoledì il comizio in piazza Monsignor Barillari

Il tour calabrese di Matteo Salvini farà tappa a Serra San Bruno.

Dopo le indiscrezioni circolate nei giorni scorsi, arriva l'ufficialità.

Il leader della Lega sarà protagonista di un comizio in programma in piazza Monsignor Barillari (davanti alla chiesa Matrice), alle ore 10 di mercoledì prossimo (22 gennaio).

La notizia è stata divulgata dal coordinatore cittadino della Lega, Nicola Tassone.

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