La verità su Enrico VII "lo sciancato"

Leggo con stupore e meraviglia quanto asserito sulla " Gazzetta del Sud"  del 17 marzo da Elia Fiorenza, cioè che molti studiosi attendono ancora il ritorno nel Duomo di Cosenza delle spoglie di Enrico VII 'lo sciancato", figlio di Federico II di Svevia.

È un falso storico di un dilettante allo sbaraglio perché se avesse letto quanto fu diffuso anche e non solo dai media locali, compresa la Gazzetta del Sud, Il 30 gennaio 2006 si svolse nella Cattedrale la cerimonia di consegna all'Arcivescovo mons. Salvatore Nunnari e al rettore don Giacomo Tuoto delle stesse ossa da parte mia, che insieme al collega prof. Gino Fornaciari le avevamo studiato, come risulta dal volume " L' impronta indelebile " da noi curato e pubblicato da Rubbettino, e perciò non sono a Pisa nel Laboratorio paleo- patologico dove vennero esaminate, come evidenziato dalla "Gazzetta del Sud" nelle pagine di Cosenza.

Se il sarcofago è ancora vuoto non è un ritardo delle analisi - eseguite peraltro nei tempi previsti - ma è  una  scelta delle autorità ecclesiastiche locali. 

Chi legge, però, la sopraddetta denuncia e non è al corrente dei fatti, è indotto a fare di ogni erba un fascio, conoscendo e giustamente deprecando le tante incompiute in questa terra "dolce e amara" . 

Eppure per fortuna qualche opera lodevole è stata fatta. È una di esse è la ricognizione delle ossa di Enrico VII, congiunta a quelle di Gioacchino da Fíore, custodite nell'Abbazia florense di San Giovanni in Fiore, che fece distinguere lo scheletro dell'abbate "di spirito profetico dotato" da quelli  di due bimbe che erano stati mischiati nell'ossario. 

Anche tali ossa furono riportate nel monastero florense e consegnate durante una celebrazione indetta dal Centro internazionale di studi gioachimiti.

La ricognizione degli scheletri di Enrico VII e Gioacchino da Fíore venne finanziata grazie all'intervento dal prof.Giuseppe Nistico', allora presidente della Regione, promotore della cultura in Italia e nel Parlamento Europeo.

C'è da augurarsi che errori così madornali non si ripetano e vengano corretti da chi di dovere.

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