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Burrone ci ricasca: quando l'ostentazione comunista fa a pugni con il buongusto

Vero è che grande è la confusione sotto il cielo della politica: il livello rasoterra di gran parte dei suoi attori, del resto, non lascerebbe immaginare nulla di diverso rispetto ad uno scenario desolante che, inevitabilmente, fa tornare alla memoria con una punta di nostalgia ai giganti del passato. Rimanere stupefatti di fronte alle"prodezze" di qualcuno dei portabandiera del "nuovismo" è, quindi, impresa ardua. Qualcuno, però, riesce a superarsi ed a provocare quella candida meraviglia tipica dei bambini quando spalancano gli occhi di fronte a qualcosa che è per loro incomprensibile. Onestà intellettuale, infatti, vuole che si ammetta, senza remore, la assoluta impreparazione "culturale", da parte nostra, nel capire il senso ed il significato di un comunicato arrivato in un pigro pomeriggio di lunedì incastonato fra due giorni festivi. Mittente l'ufficio stampa del Comune di Reggio Calabria, dunque un indirizzo istituzionale, che trasmetteva in allegato una nota di Filippo Burrone, consigliere comunale eletto in una di quelle liste civiche che di civico nulla hanno, ma servono ad ampliare il bacino degli aspiranti "poltronisti". E' lui stesso, infatti, a non aver mai fatto mistero della sua legittima ed apprezzabile fede comunista e si tratta del  medesimo rappresentante della maggioranza di Palazzo San Giorgio finito nella bufera a metà giugno per un post su Facebook in cui con invidiabile sobrietà scriveva: "Fascistelli assoldati che si propongono a salvatori della città, leccaculo e schiavi di un impero caduto sotto i disastri da esso stesso causati, prezzolati e tenuti dalle palle da una misera prebenda che fu, topi di fogna indegni persino dimettere il naso fuori di casa, iene che hanno banchettato sulle carogne lasciategli dal loro padrone, frammenti di uomini che solo un nefasto decennio ha tolto dall’anonimato. NO PASARAN". Ciò espresso, l'esponente di sinistra deve aver riflettuto a lungo in questi mesi perché, denotando la sagace capacità di analisi politica mostrata sul social network e forte della difesa a spada tratta concessagli allora dal sindaco Giuseppe Falcomatà, ha voluto dare ancora prova della sua "sottile" competenza nell'osservazione delle dinamiche della politica. Impossibile, allora, per un fine commentatore farsi sfuggire l'occasione rappresentata dall'acceso confronto interno a Forza Italia Calabria esploso nel weekend a suon di dichiarazioni taglienti e richieste di commissariamenti e dimissioni. Tutti i maggiorenti del movimento berlusconiano in trincea per difendere le proprie posizioni ed il buon Burrone non poteva non lanciarsi a peso morto sul piatto della polemica. Qualcuno, più avveduto di noi, potrebbe anche domandarsi: ma che c'entra lui con le ripicche dei "reazionari e liberisti" di Forza Italia? Domanda legittima, certo, ma dando una rapida occhiata alle parole che a Palazzo Grazioli attendevano con ansia per sbrogliare l'intricata matassa calabrese, è apparso tutto più chiaro. Una sequela di insulti, senza né capo né coda, che suonano ancora più sinistri perché partiti, come scritto in precedenza da un mittente istituzionale. "Quello che sta avvenendo dentro Forza Italia - Burrone dixit - è una pantomima degna della peggiore tra le rappresentazioni circensi. Peccato che però a farne le spese siano i calabresi. O meglio quei pochi coraggiosi che hanno deciso di affidare il loro consenso a lor signori, che adesso fanno a gara a spartirsi i pezzettini di una torta che però, nel frattempo, si è trasformata in un pasticcino secco". Piombato sul delizioso bocconcino, non può più arrestare la sua verve e chiama in causa i membri di Forza Italia in Consiglio Comunale che, si badi bene, in questa diatriba interna al partito 'azzurro', non hanno ruolo alcuno, visto che la disfida è giocata tutta sul terreno regionale. "A Reggio - ci fa sapere Filippo Burrone - abbiamo sorriso osservando la corsa dei consiglieri comunali di minoranza, tutti affannati a scendere dal cavallo stanco e zoppicante dello scopellitisimo, per ripararsi sotto il tendone circense ora abitato da nani, pagliacci e saltimbanchi. Così come ci siamo scandalizzati quando la stessa aula del Consiglio comunale si è trasformata nel teatro di una sorta di congresso cittadino di Forza Italia. La verità è che non si capisce più chi sta con chi. Ma si capisce perfettamente per che cosa. Poltrone, anzi poltroncine, forse più corretto dire sedioline, pieghevoli ovviamente, e facilmente riposizionabili, da adagiare sul soppalco della politica in attesa di qualche piccola prebenda che, in tanti, in troppi forse, sperano che prima o poi potrebbe arrivare. I consiglieri della minoranza ci dicano: ora che non stanno più con Scopelliti, stanno con la Forza Italia dell'una o dell'altra parte? Parlano a titolo personale o sono emanazione di quella o quell'altra corrente? Evidentemente - ci chiarisce le idee il consigliere che probabilmente conosce qualche meandro nascosto dell'edificio del centrodestra che a noi è ignoto - qualcuno è rimasto disorientato dal fatto che alcuni di essi abbiano deciso di gettare la maschera, tradendo il mandato elettorale, in nome di posizionamenti politici, per nulla rispondenti allo spirito di servizio nei confronti dei cittadini che dovrebbe accompagnare il ruolo di qualsiasi amministratore pubblico". Ma l'opinionista di Facebook, tronfio e sicuro di sé, non ha niente da temere perché, forse rendendosi conto che magari la faccenda non lo riguarda, conclude divertito: "Mentre loro si affannano a cercare la maniglia giusta per aggrapparsi alla cordata vincente, o quella che sperano tale, la gente osserva divertita la rappresentazione circense, in attesa che qualcuno passi con i pop corn. E noi ci limitiamo a registrare la meschinità dei comportamenti, di personaggi che, a furia di continui cambi di casacca e salamelecchi incrociati, ormai non rappresentano più nulla se non se stessi, in attesa che le prossime tornate elettorali li spazzino via, definitivamente, dal panorama politico regionale e cittadino". 

 

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