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Intimidazione Callipo. Censore (PD): "Sue parole sono l’arma migliore per rispondere a quelle barbarie"

"Lo stillicidio di atti delinquenziali e intimidatori mi lasciano sgomento e suonano come un campanello d’allarme per i principi che stanno alla base della civile convivenza. Dinanzi al nuovo e deprecabile episodio, dinanzi ad ogni forma di violenza e ad ogni tentativo di prevaricazione, non posso esimermi, quindi, dall’esprimere pubblicamente lo sdegno e la mia piena condanna per quanto avvenuto". E’ quanto afferma il Deputato del Partito Democratico Bruno Censore, commentando quanto avvenuto ai danni del Presidente provinciale di Confindustria Pippo Callipo, con ignoti che hanno esploso undici colpi di pistola all'indirizzo del cancello d'ingresso del "Popilia country resort". "A Pippo Callipo, cui va la mia stima, rivolgo la mia convinta solidarietà umana ed istituzionale e la piena condivisione rispetto alla parole espresse in seguito all’intimidazione (“Non saranno questi atti vigliacchi ad intimorirmi. Nutro sufficiente forza e coraggio per andare avanti, rimanendo su questo territorio dove continuerò a metterci la faccia. Dunque, io resto in Calabria”), parole – conclude Censore - che rappresentano l’arma migliore per rispondere a quelle barbarie che meritano disprezzo e condanna".

 

Censore (PD) esulta: "Aver salvato la Prefettura di Vibo è un risultato straordinario"

"Il mantenimento dell’Ufficio territoriale del Governo rappresenta un importante risultato, frutto di un grande lavoro svolto con responsabilità, sensibilità e capace di far valere le istanze del territorio. Si tratta, insomma, di un risultato straordinario, la cui valenza emerge in maniera lampante se paragonato alle nefaste conseguenze che la paventata chiusura della Prefettura avrebbe avuto per Vibo Valentia, provincia difficile, depressa e indietro economicamente e per qualità della vita. Un risultato che peraltro rappresenta la dimostrazione lampante che  l’impegno, la determinazione e l'unità di intenti sono elementi imprescindibili per perorare le ragioni di un territorio che oggi ha vinto una vitale battaglia a difesa dei propri diritti e presidi".  E’ quanto afferma il Deputato del Partito Democratico Bruno Censore, commentando l’emendamento n. 16.102 di cui lo stesso parlamentare è firmatario, approvato nell’ambito della Legge di Stabilità 2016, che differisce il termine per la riorganizzazione del Ministero dell’Interno. "Per prima cosa - prosegue Censore - non posso astenermi dall’esprimere vivo compiacimento per il segnale di apertura e per l’attenzione che il Governo Renzi ha dimostrato verso le istanze di quei parlamentari, tra cui il sottoscritto, che, con estrema convinzione e con riferimento al processo di riorganizzazione degli Uffici territoriali del Governo, hanno reclamato provvedimenti più razionali, capaci di coniugare l’esigenza di riordino della pubblica amministrazione con soluzioni più funzionali per quei territori caratterizzati da note e annose complessità. Personalmente – aggiunge – certo che il Governo Renzi avrebbe dimostrato sensibilità sulla necessità del mantenimento di presidi indispensabili, sono stato sempre animato da un cauto ottimismo; tuttavia, ringrazio tutti coloro i quali si sono mobilitati dando così vigore alla mia azione parlamentare, ringrazio i sindacati, le forze politiche e sociali, il sindaco del capoluogo, gli altri amministratori della provincia per aver tenuto alta l’attenzione, ringrazio poi i vertici ministeriali per la sensibilità dimostrata e i colleghi per l’alacre, attento e scrupoloso lavoro portato avanti nelle ultime settimane e che ci ha condotto all’elaborazione, alla presentazione e all’approvazione di un emendamento alla Legge di Stabilità, che, di fatto, salvaguarda le Prefetture a rischio chiusura da una impostazione ragionieristica che avrebbe rischiato di cagionate più problemi che benefici. Dopo anni di lacrime e sangue – conclude il parlamentare del PD – dobbiamo prendere atto che per la prima volta la Legge di Stabilità torna ad essere espansiva, individua nuovi e sicuramente più razionali tagli e nel caso di specie, grazie all’emendamento su cui ho lavorato costantemente con i colleghi dei territori interessati, evita la soppressione di un presidio essenziale di sicurezza, legalità e tutela sociale, la cui chiusura avrebbe significato anche la perdita della Questura, la cancellazione della caserma provinciale dei Vigili del fuoco e, più in generale, un inevitabile ridimensionamento della presenza delle forze dell'ordine nel territorio". 

 

Prefettura di Vibo a rischio: Censore annuncia incontro a breve con Alfano

"Non posso astenermi dall’esprimere vivo compiacimento per il segnale di apertura e per l’attenzione che il Ministro per la Semplificazione e la Pubblica amministrazione On. Marianna Madia ha dimostrato verso le istanze dei parlamentari che, con estrema convinzione e con riferimento al processo di riorganizzazione degli Uffici territoriali del Governo, hanno chiesto che i provvedimenti riguardanti le Prefetture abbiano come punto di riferimento non solo le linee guida del Viminale, ma anche e sopratutto i principi della “riforma Madia” che abbiamo votato in Aula e dai quali, ne siamo certi, possono scaturire provvedimenti più razionali, capaci di coniugare l’esigenza di riordino della pubblica amministrazione con soluzioni più funzionali per quei territori, quale ad esempio quello della provincia di Vibo Valentia, caratterizzati da note e annose complessità". E’ quanto afferma il Deputato del PD Bruno Censore a margine del tavolo con il Governo, promosso dai parlamentari espressione dei territori delle 23 Prefetture a rischio chiusura che si è tenuto presso il Ministero della Pubblica Amministrazione alla presenza del responsabile del dicastero, il Ministro Madia.  "Durante l’incontro odierno, coordinato dalla parlamentare del Partito Democratico Caterina Pes, cui va tutto il mio apprezzamento per il lavoro svolto, è emersa l’assoluta convergenza col Ministro Madia sulla necessità di una riorganizzazione della macchina amministrativa che garantisca efficienza e qualità. La logica ragionieristica – aggiunge il Deputato del PD - non può essere il solo principio ispiratore di un provvedimento; siamo convinti che si possano ricercare altre voci di risparmio senza sopprimere presidi imprescindibili per uno Stato più efficiente e vicino ai propri cittadini. Inoltre – conclude Bruno Censore – questa mattina assieme al Ministro Madia abbiamo concordato un nuovo incontro, alla quale sarà presente anche il Ministro Alfano, con cui cercheremo una soluzione largamente condivisa, nella convinzione che la disarticolazione dell’architettura dello Stato non possa prescindere da un’attenta e scrupolosa analisi delle problematiche presenti nei vari territori e, in particolare, in determinate aree geografiche estremamente complesse e disagiate". 

 

 

O si fa la Calabria o si muore: ad Oliverio servono tre protettori

Il tempo è scaduto: manfrine a centrocampo e risse negli spogliatoi non sono più ammissibili. Un paragone calcistico che si attaglia alla perfezione allo stato dell'arte fotografato dalle infinite lotte interne al Partito Democratico in Calabria e che costituiscono una pesantissima zavorra per le speranze coltivate, con quel briciolo di incoscienza rimasta, da ogni singolo cittadino di questa terra. Come se non bastasse il fardello di ciò che è stato finora il percorso di questo primo scorcio di legislatura, invero assai poco battuto da Mario Oliverio e dalla maggioranza di centrosinistra che lo sostiene (almeno sulla carta), i mai sopiti scontri personali fra i big del PD hanno subito negli ultimi giorni un'ulteriore ritorno di fiamma che rischia di far implodere Palazzo Campanella e la nuova Cittadella. Un peggioramento dei rapporti umani e politici gravido di conseguenze deleterie, se non si ha la responsabilità di fermarsi un millimetro prima del baratro in cui precipiterebbe, questa volta senza possibilità alcuna di aprire il paracadute, il futuro della Calabria. Inutile girarci attorno: quella consegnata dalle urne apertesi alla fine dello scorso mese di novembre è una legislatura nata male, quasi con un destino negativo segnato dagli eventi anche antecedenti all'insediamento. L'interminabile baruffa attorno a quel paio di sezioni di Castrolibero dal cui risultato finale è spuntato Orlandino Greco è lo specchio fedele di quanto si sarebbe verificato nei mesi successivi. Incertezze, confusione, lentezze ingiustificabili, l'incapacità di arrivare alla sostanza dei problemi perché affaccendati nel regolare i conti tra caporali orfani di un Generale o anche solo di un Colonnello: un triste rosario da sgranare per i calabresi che avevano ritenuto di uscire dallo "scopellitismo" per affidarsi all'"uomo forte" di San Giovanni in Fiore. Immerso nel mare magnum della politica da prima che il Gianluca Callipo, suo competitor alle Primarie, venisse alla luce, era apparso ad una netta maggioranza di elettori come il personaggio capace di prendere in mano, con decisionismo e fermezza, il cavallo imbizzarrito dell'istituzione regionale. Nulla di più distante dalla prova dei fatti: prima la testardaggine, a dispetto delle emergenze che assediano la Calabria, nel voler attendere a tutti i costi l'approvazione del nuovo Statuto da parte del parlamentino calabrese, poi il parto, ricco di veleni sputati fuori dal misterioso caso "Lanzetta", della mini Giunta, con la cooptazione di Nino De Gaetano (già all'epoca al centro di un'inchiesta giudiziaria e successivamente arrestato nell'ambito della "Rimborsopoli" in salsa calabrese), anche in questo caso andando a sbattere contro l'evidenza del buonsenso. Inutile dire che l'uragano scatenato dalla magistratura reggina ha creato il caos, sebbene i fatti contestati fossero ascrivibili alla passata legislatura. Altra fermata, altro stop ad un cammino già assai accidentato. A quel punto, tra mille e più contrasti sull'asse Roma-Catanzaro, alimentati anche dal conflitto senza esclusione di colpi con il Commissario al Piano di rientro nella Sanità, Massimo Scura, davanti ad Oliverio non rimaneva altre vie d'uscita: per rimanere in sella ha azzerato, su input direttamente giunto dalla sede del Nazareno/Palazzo Chigi, quel poco che era stato concepito e ripartire con un Esecutivo nuovo di zecca, libero da ingombranti presenze politiche e zeppo di "esterni" d'area, del tutto a digiuno, tuttavia, delle insondabili alchimie che governano i Palazzi. Una novità fragorosa che, inevitabilmente, non ha fatto altro che esasperare la tensione fra i consiglieri, trattati da appestati e deprivati di ogni legittimazione. Tralasciando il cortocircuito che si è creato affiancando ad ogni assessore "tecnico" una struttura "politica" composta da staff afferenti ai detentori del consenso reale, l'inesorabile ostinazione dei fatti è approdata sulla sponda dello scontro aperto, esploso in tutta la sua potenza giovedì sera in occasione della riunione del Gruppo consiliare del Partito Democratico. Un autentico evento, stando alle parole di Mimmetto Battaglia che ha ricordato come questo non sia un genere di appuntamenti particolarmente frequente, per usare un eufemismo. Nessuno fra loro accetta di perseverare nella supina passività della ratifica notarile di atti e provvedimenti che hanno una genesi in luoghi distinti e distanti dall'Aula del Consiglio. La deriva, neanche a dirlo, ha messo in una posizione traballante Sebi Romeo, capogruppo del PD, rimasto l'ultimo dei mohicani a difesa del fortino eretto da Oliverio. Il pretoriano del presidente della Giunta, però, potrebbe presto pagare il ruolo di longa manus del capo dell'Esecutivo regionale perché ormai orfano della legittimazione necessaria per esercitare un incarico che deve necessariamente godere dell'adesione dei colleghi vicini di scranno. Quale che sia la soluzione, è impensabile insistere a scaricare sulle esigenze di una popolazione martoriata l'irresponsabile ed infinito balletto di botta e risposta che stanno facendo del PD un vero e proprio Vietnam. Se ne esce soltanto se i livelli sovraordinati, a partire dalla delegazione parlamentare calabrese del partito, si assumono l'onere di accompagnare ed avvolgere l'operato di Oliverio & Co. Scendendo nel dettaglio e, tanto per non lasciare spazio all'immaginazione, è bene completare il discorso facendo nomi e cognomi dei tre che, per motivi diversi tra loro, hanno l'obbligo di assolvere a questo compito: in rigoroso ordine alfabetico Brunello Censore, Ernesto Magorno e Marco Minniti. Il primo perché, recentemente avvicinatosi alla corrente renziana dopo aver sposato la causa della minoranza, può e deve fungere da elemento di raccordo tra le varie anime del PD; il secondo, in quanto segretario regionale, scrollandosi di dosso le timidezze che ne hanno fin qui contraddistinto il mandato,  prenda finalmente le redini fornendo una direzione precisa alla truppa; il terzo, per tutto quello che da decenni rappresenta negli equilibri interni al partito e per l'esperienza accumulata, metta a disposizione tutta la sua autorevolezza per rimarginare ferite antiche e nuove. E' in gioco il destino di tutti: o si fa la Calabria, qui ed ora, o si muore.

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