In calo le rapine alle banche

Annata positiva quella del 2016 per le banche, almeno per quanto riguarda il tema della sicurezza. Sono infatti state attestate in netto calo le rapine. Questo è un trend nazionale, ma che si conferma anche nel territorio di Catanzaro. Le banche sono quindi più sicure, sia grazie alle nuove tecnologie sia ai costanti controlli.

 Il trend nazionale

 Le banche italiane sono più sicure, lo rende noto l’Abi. Secondo i dati forniti, queste investirebbero ogni anno oltre 600 milioni di euro proprio per rendere le proprie filiali sempre più sicure, non solo per una questione di perdite, ma soprattutto per garantire ai propri clienti un servizio sempre più puntuale, preciso e sicuro, appunto. Quello che manca oggi, infatti, nel rapporto tra banche e clienti è proprio la fiducia. A causa dei fatti accaduti a livello nazionale e inerenti l’economia, i clienti stanno vivendo una fase di diffidenza nei confronti delle banche, ecco perché è così importante offrire almeno una garanzia di sicurezza sempre maggiore e sempre più all’avanguardia.

 Il centro di ricerca Ossif dell’Associazione bancaria italiana, durante il convegno “Banche e sicurezza”, ha sottolineato come il dato nazionale che riguarda il numero di rapine messe a segno nelle banche del Paese sia tendenzialmente in calo, si parla di un -32,8%. A livello nazionale le rapine sono quindi passate da 536 nel 2015 a 360 nello scorso anno, nel 2016.

 In Calabria scende l’indice di rischio

 Per quanto riguarda la Calabria, invece, si può notare come sia sceso l’indice di rischio, ovvero il numero di rapine messe a segno ogni 100 sportelli. Tale indice di rischio si attestava all’1,8 mentre adesso è sceso all’1,6, seguendo così quello che è il trend nazionale dove dall’1,8 si è scesi all’1,2. Quindi, per entrare nel vivo della questione, le rapine registrate nelle banche calabresi nel 2016 sono state 7, mentre nell’anno precedente erano state 8, quindi si è registrato un calo del 12,5%: una cifra più che positiva che fa ben sperare anche per il futuro.

 Non solo banche sicure

 Oltre alla sicurezza delle banche non si può non parlare anche della sicurezza dei nuovi dispositivi di pagamento, come le nuove carte biometriche che consentono di pagare senza digitare il pin. Perché sono così sicure? Perché funzionano grazie alla “registrazione” dell’impronta digitale del titolare. Tutti i dati vengono salvati e messi al sicuro, in questo modo si può utilizzare la carta senza il timore che possa essere clonata. Al momento ancora in Italia le carte biometriche non sono disponibili, ma lo saranno a breve.

Tutte queste misure, quindi, dovrebbero incentivare i clienti a fidarsi della propria banca, ristabilendo così un rapporto che, negli ultimi tempi, stava venendo sempre meno.

Gli strumenti sul web per poter ricercare carte sicure sono davvero tanti: ad esempio è possibile confrontare e scegliere la migliore carta di credito visa su Cartedipagamento.com, un sito indipendente specializzato in news e recensioni di carte prepagate, credito e revolving

Emilio Verrengia eletto segretario generale della First - Cisl

Si è svolto in un noto locale di Catanzaro Lido il I congresso territoriale Catanzaro/Crotone/Vibo Valentia della Federazione italiana rete dei servizi (bancari, assicurativi, dipendenti Equitalia, società finanziarie ) del terziario della Cisl.

L'assemblea congressuale ha eletto Segretario generale Emilio Verrengia. Quali componenti della segreteria sono stati eletti: Vincenzina Sculco e Marc Gioia.

Il direttivo sarà composto, invece, da: Tommaso Perri, Fabio Arabia, Nicola Azzarito Cannella, Vincenzo Barbuto, Bruno Rossella, Leonardo Crugliano, Luigi D’Amore, Maria Letizia Di Renzo, Walter Fiore, Luigi Ielasi, Salvatore Madia, Francesco Malfei, Sebastiano Mancuso, Laua Ranieri, Stefania Salerno, Alessandro Scozia, Franesco Torchia, Luigi Trapasso, Giuliana Vetere.

A comporre il collegio sindacale sono stati chimati: Ennio Palmieri che ricoprirà il ruolo di presidente, Lucia Romualdo, Mario Mauro, Paolo Tassone, Pierfrancesco Maiolo.

Sono stati eletti, inoltre, i referenti per i territori che supporteranno la segreteria: Tommaso Perri (Crotone), Maria Letizia Di Renzo (Vibo Valentia).

Sono intervenuti nel dibattito congressuale Pino De Tursi (segretario Generale Ust Catanzaro/Crotone/Vibo), Rita Lorenzano (segretaria Usr Calabria), Giovanni Gattuso (Segretario Regionale First Cisl Calabria); Carmelo Lufrano (Segretario generale Siulp Catanzaro).

Nel suo intervento, il segretario generale eletto Emilio Verrengia ha ringraziato il segretario uscente Tommaso Perri per l’attività svolta ed ha proposto un Patto per la Calabria che superi le logiche campanilistiche, inviatando il governo regionale a farsi carico del rilancio e del finanziamanto dei Consorzi fidi per sostenere le imprese e le famiglie.

Verrengia ha, inoltre, proposto alla Cisl di creare, di concerto, con Adiconsum, Caf e Siulp uno sportello per dare consulenza agli iscritti ed ai cittadini in tema di sovraindebitamento e rottamazione di cartelle esattoriali .

Il neo segretario ha, quindi, rimarcato l’impegno della First per seguire i processi di trasformazioni delle banche popolari in Spa  ed il processo di autoriforma delle banche di credito cooperativo,

Infine, De Tursi, Lorenzano e Gattuso hanno ringraziato i territori di Catanzaro/Crotone/Vibo Valentia per l’attività svolta, per i risultati raggiunti e per le proposte avanzate che arricchiranno i dibattitti congressuali sia a livello confederale territoriale che regionale.

 

Il clamore sulla Raggi ed il silenzio sulle banche

 “Molto rumore per nulla”. Si potrebbe usare il titolo della commedia di Shakespeare, per descrivere l’atteggiamento della stampa nostrana nei confronti delle polizze assicurative intestate a Virginia Raggi. Non che alcuni dettagli non abbiano interesse, ma rimangono, per l’appunto, dettagli. Si tratta di un episodio decisamente sovradimensionato, anche alla luce, della cappa di omertà calata sulla lista nera dei debitori insolventi che hanno causato il crack di alcune banche.

Sull’argomento, tranne poche lodevoli eccezioni, i giornalisti italiani continuano ad essere piuttosto distratti.

Eppure, si tratta di un tema scottante. In un Paese normale, non soggiogato da poteri forti e da oscuri potentati, si farebbero le barricate.

In nome della libertà, l’informazione dovrebbe fare il suo dovere. Indagare, incalzare, spronare, pretendere la verità.

Ed invece, vige il più servile silenzio.

Del resto, la vicenda si è già risolta nel più italico dei modi, in una impalpabile bolla di sapone.

Pur avendo tutto il diritto si conoscere il nome degli scrocconi cui hanno pagato il “mutuo”,  gli italiani tacciono.

A coprire chi è scappato con la cassa, ci hanno pensato i partiti che sostengono il Governo, Partito democratico in primis.

La commissione Finanze del Senato ha, infatti, bocciato gli emendamenti che prevedevano la pubblicazione dei nomi di quanti non hanno onorato i loro debiti.

Nell’ambito della conversione del decreto “Salva banche”, con il quale agli italiani sono stati sottratti 20 miliardi, la Commissione ha scelto la più classica delle soluzione. Si è deciso, infatti, di pubblicare, non i nomi dei debitori insolventi, ma il loro profilo di rischio. Un dato con il quale i cittadini comuni non riusciranno, mai, a capire chi siano i pitocchi cui hanno  pagato i debiti.

A nulla sono valse le tante proposte presentate dai partiti d’opposizione, dalla Lega al M5s. Ancor meno, sono state prese in considerazione le parole del presidente Abi, Antonio Patuelli che aveva invocato la pubblicazione della “black list”.

Il palazzo, Pd in testa, sì è arroccato a difesa dei disonesti. La giustificazione, piuttosto ridicola, si commenta da sola: ” non si possono mettere alla gogna i debitori insolventi”.

In altri termini, bisogna avere un occhio di riguardo per chi, dopo aver banchettato abbondantemente, è scappato senza pagare il conto.

Immaginiamo la scena.

Seduti al ristorante, per consumare un frugale brodino, assistiamo al lauto banchetto di un allegra combriccola. Osserviamo, con un pò d’invidia, i commensali che mangiano aragoste e bevono champagne. Tutte cose che non possiamo permetterci. Ad un certo punto, uno alla volta, i protagonisti del pranzo luculliano si sfilano senza pagare. Una volta scappati via, il cameriere si avvicina e ci porta il conto. Non quello del nostro brodino, ma quello del banchetto. Chiediamo spiegazioni, chiediamo di conoscere almeno l’identità delle persone che ci hanno lasciato da saldare il salatissimo conto. Il cameriere, piccato, ci risponde che non può dirci i nomi. A quel punto, anche il più pacifico degli uomini, si toglierebbe la soddisfazione di mollargli un ceffone.

Ed invece, senza neppure pretendere una spiegazione, gli italiani pagano e tacciono.

Un comportamento  assurdo, in linea con un collaudato canovaccio.

Come da copione, infatti, nel Paese del buonismo un tanto al chilo, ad essere tutelati sono i carnefice, mica le vittime.

Quindi, nessuna sorpresa se, sulla vicenda, è stata alzata un’impenetrabile cortina fumogena. Nessuna sorpresa se non c’é alcuna vocazione alla ricerca della verità. Nessuna sorpresa se nessuno osa scendere in piazza per chiedere la pubblicazione dei nomi.

Un atteggiamento incomprensibile, tanto più che la famigerata lista aiuterebbe a svelare gli intrecci perversi che soffocano il Paese.

Sarebbe opportuno sapere se, come sembra, tra i nomi figurano faccendieri abituati a fare il bello ed il cattivo tempo. Se, come sembra, ci sono (im)prenditori ben introdotti nel mondo della politica. Se, come sembra, ci sono editori di testate importanti; giornali che su Monte dei Paschi non hanno mai pubblicato un rigo e che, in questi giorni, stanno concentrando la loro attenzione sulle polizze assicurative romane. Il tutto, ovviamente, per stornare l’attenzione da uno dei più grandi scandali degli ultimi decenni.

La mancata pubblicazione della lista  rappresenta l’indicatore del pessimo stato di salute della democrazia italiana. Una democrazia che i “grandi” giornali sono disposti a difendere solo quando ci sono in ballo gli interessi; dei loro editori.

Articolo pubblicato su: mirkotassone.it

  • Published in Diorama

La crisi, le banche e gli squali della finanza

Tanto si è detto ed altrettanto si è scritto sulla crisi economica iniziata nel 2008. Le tante analisi prodotte non, sempre, sono arrivate a toccare la radice del problema.

La tempesta, non ancora passata, che si è abbattuta sul pianeta è piuttosto singolare. A determinarla, non è stato, infatti, un brusco calo della produzione né una marxiana crisi di sistema, provocata da sovrapproduzione.

Partita dagli Stati Uniti, la crisi del 2008 è il risultato dell’attività speculativa innescata dalle politiche iperliberiste inaugurate a partire dagli anni Novanta.

La causa remota di ciò che è successo in questi anni, va ricercata in una legge voluta da Bill Clinton.

Nel 1999, l’allora presidente Usa promulgò l’abolizione del Glass-Steagal act. Un provvedimento destinato ad avere effetti devastanti sull’economia di mezzo mondo.

Varata dal Congresso nel 1933, per volontà di Franklin Delano Roosevelt, la norma era nata con lo scopo di arginare i fallimenti delle banche americane in seguito alla grande depressione del 1929. Il principio ispiratore della legge, era rappresentato dalla netta separazione tra banche commerciali e d’investimento.

Da una parte furono poste le banche destinate ad erogare credito alle imprese ed alle famiglie, dall’altra quelle che svolgevano esclusivamente attività finanziarie a carattere speculativo. Per oltre sessant’anni, quindi, gli istituti di credito si sono mossi in campi distinti.

Recepita nel 1936, in Italia la legge venne abrogata nel 1993.

La pericolosa commistione fra banche commerciali e banche d’affari ha prodotto i disastri che hanno scosso le basi dell’economia occidentale, ha gettato sul lastrico le famiglie ed impoverito milioni di persone. Come se non bastasse,  i cittadini hanno dovuto mettere mano al portafoglio per pagare le puntate, sbagliate, fatte dagli speculatori al tavolo da gioco della grande finanza.

Fosse stato in vigore, il Glass-Steagal act avrebbe impedito che le conseguenze della bolla speculativa dei mutui subprime fossero scaricati sui cittadini.  La separazione tra i due sistemi, non avrebbe permesso alle banche d’investimento di far pagare ai correntisti i loro disastri.

L’assenza di banche esclusivamente commerciali ha, inoltre, condizionato la produzione. In questi anni, infatti, la resa, vera o presunta, dei prodotti finanziari ha indotto le banche a distrarre risorse alla c.d. economia reale a vantaggio delle attività speculative.

Gli unici beneficiare del nuovo corso sono stati gli “squali” della finanza.

Quella che Pound chiamava “l’ usura”, è diventata la forza dominante del mondo in cui viviamo. Una forza concentrata nelle mani di quelli, che citando Hobson, Lenin definiva “rentiers”; ovvero “persone che vivono del ‘taglio di cedole’, [che] non partecipano ad alcuna impresa e hanno per professione l’ozio”.

Un ceto, ieri come oggi, “parassitario”, completamente distaccato dal mondo della produzione.

I “rentiers”, alla Soros, hanno accumulato un immenso potere economico. Un potere tale da condizionare il destino delle nazioni. Sono loro, non i populismi, il vero pericolo per la democrazia.

Un pericolo che si può limitare mettendo ordine, nel caotico mondo della finanza. Per farlo, è necessario ripristinare le regole; a partire dalla separazione tra banche commerciali e banche d’investimento. Solo un provvedimento del genere può gettare le basi per disciplinare le forze dell’economia, adeguandole alle esigenze delle persone.

Articolo pubblicato su: mirkotassone.it

  • Published in Diorama

Fondo di Garanzia regionale, ecco le novità

Nel corso di un incontro tenutosi presso la sede della Regione alla presenza dell’Abi regionale, dei rappresentanti dei maggiori Istituti Bancari operanti nel territorio regionale, delle Associazioni imprenditoriali e di Fincalabra s.p.a. sono state illustrate le principali novità apportate di recente al Regolamento del Fondo di Garanzia regionale. “Mediante il predetto Fondo – hanno spiegato gli assessori Carmen Barbalace e Roberto Musmanno al riguardo - costituito nell’ambito del Fondo Unico di Ingegneria Finanziaria con l’utilizzazione delle risorse del POR Calabria FESR 2007/2013, la Regione Calabria intende favorire l’accesso al credito delle imprese regionali attraverso  la concessione di garanzie dirette, cogaranzie e controgaranzie sui prestiti deliberati dal sistema creditizio alle imprese. La gestione del Fondo, che sarà operativo fino al 31 dicembre 2016 – hanno precisato - è affidata a Fincalabra s.p.a., Società in house. Le recenti modifiche apportate al regolamento operativo del Fondo tengono conto delle esigenze espresse dalle organizzazioni del sistema produttivo regionale e si caratterizzano inoltre per l’apertura al Settore delle imprese di costruzione impegnate nella realizzazione di programmi costruttivi di edilizia sociale regionale”. Tale aspetto di novità, curato dall’assessore Musmanno, su indirizzo del presidente della Giunta regionale, Mario Oliverio, garantirà alle imprese del settore edile regionale un importante riferimento per l’ottenimento di crediti bancari. L’assessore allo Sviluppo economico e Promozione delle Attività Produttive Barbalace ha auspicato che, anche grazie alle modifiche apportate al Regolamento, “il sistema bancario possa incrementare l’erogazione dei prestiti a favore delle micro, piccole e medie imprese operanti nel territorio regionale per investimenti e/o finanziamento del circolante e si possa in tal modo pervenire ad una piena utilizzazione delle risorse disponibili”. L’Abi ed i rappresentanti delle Banche presenti, da parte loro, hanno dimostrato particolare interesse per lo strumento messo a disposizione dall’Amministrazione regionale e si sono impegnate a compiere il massimo sforzo per garantire l’operatività del Fondo di Garanzia. 

Banche, Unimpresa Calabria: "Crediti deteriorati e sofferenze a 348 miliardi"

Valgono 348 miliardi di euro i prestiti bancari non rimborsati da famiglie e imprese. Agli oltre 204 miliardi di sofferenze, vanno aggiunti i quasi 17 miliardi di crediti scaduti e ad altri 127 miliardi di ulteriori incagli. Il totale dei finanziamenti che faticano a essere restituiti dai clienti corrisponde a circa il 23% dello stock di credito erogato fino a giugno 2015 dalle banche italiane, pari a 1.532 miliardi. I finanziamenti non rimborsati dalle imprese sono pari a oltre 288 miliardi, quelli dalle famiglie a quasi 60 miliardi. Da dicembre 2014 a giugno scorso i finanziamenti ai privati si sono ridotti di quasi 4 miliardi (-0,26%): calo legato alla contrazione dei finanziamenti alle imprese di 4,2 miliardi (-0,43%), mentre le erogazioni alle famiglie sono risultate in crescita di 351 milioni (+0,06%). Questi i dati principali di una analisi del Centro studi di Unimpresa secondo cui il totale dei crediti deteriorati è salito di quasi 8 miliardi in sei mesi con un incremento superiore al 2%. Lo studio di Unimpresa, basato su dati della Banca d'Italia, prende in considerazione anche i prestiti legati all'acquisto di pronti contro termine e allarga, pertanto, il perimetro rispetto ad altre analisi sullo stesso tema. A giugno scorso lo stock di prestiti erogati dalle banche al settore privato (famiglie e imprese) valeva 1.532,3 miliardi in diminuzione di 3,9 miliardi (-0,26%) rispetto a dicembre 2014. I crediti deteriorati (sofferenze, crediti scaduti, altri incagli) ammontavano a 348,8 miliardi (22,8% del totale dei prestiti) in salita di 7,9 miliardi (+2,32%) rispetto a dicembre 2014; le sofferenze erano a quota 204,5 miliardi (13,4% dei prestiti) in salita di 9,4 miliardi (+4,86%); i crediti scaduti erano a quota 16,7 miliardi (1,1% dei prestiti) in aumento di 3,1 miliardi (+23,04%) su dicembre 2014. I cosiddetti crediti in bonus (cioè quelli regolarmente rimborsati) valgono 1.183,5 miliardi (77,2% dei prestiti) in calo di 11,8 miliardi in sei mesi (-0,99%). La quota di crediti deteriorati preponderante è quella delle imprese che a giugno scorso avevano prestiti per 983,8 miliardi, in diminuzione di 4,2 miliardi su dicembre 2014 (-0,43%). I crediti deteriorati ammontavano a 288 miliardi (29,4% dei prestiti) in salita di 7,01 miliardi (+2,49%) rispetto a dicembre 2014; le sofferenze erano a quota 166,05 miliardi (16,9% dei prestiti) in salita di 8,9 miliardi (+5,71%); i crediti scaduti erano a quota 11,3 miliardi (1,2% dei prestiti) in aumento di 2,06 miliardi (+22,21%) su dicembre 2014. I cosiddetti crediti in bonus (cioè quelli regolarmente rimborsati) valgono 695 miliardi (70,6% dei prestiti) in calo di 11,3 miliardi in sei mesi (-1,60%). Quanto alle famiglie, i prestiti a giugno scorso erano arrivati a quota 548,5 miliardi in salita di 351 milioni (+0,06%) su dicembre 2014. I crediti deteriorati detenuti dalle famiglie valevano a giugno scorso 59,9 miliardi (10,9% dei prestiti) in salita di 907 milioni (+1,54%) rispetto a dicembre 2014; le sofferenze erano a quota 38,5 miliardi (7% dei prestiti) in salita di 513 milioni (+1,35%); i crediti scaduti erano a quota 5,3 miliardi (1% dei prestiti) in aumento di 1,07 miliardi (+24,85%) su dicembre 2014. I cosiddetti crediti in bonus (cioè quelli regolarmente rimborsati) valgono 488,5 miliardi (89,1% dei prestiti) in calo di 556 milioni in sei mesi (-0,11%). "Il problema delle sofferenze e degli incagli è stato sottovalutato in partenza, due o tre anni fa. Noi ne parliamo insistentemente e ora stanno arrivando allarmi anche dai regolatori e dalle autorità. Si parla di una bad bank, di uno strumento che vede il coinvolgimento del settore pubblico. Bene, lo auspichiamo. Ma si faccia presto, il rischio è che finiremo sommersi da questa montagna di debiti spazzatura" commenta il presidente regionale di Unimpresa Calabria, Giuseppe Pratticò. 

 

Banche, Unimpresa Calabria: “Primo calo delle sofferenze dal 2008 a 198 miliardi”

Calano di quasi un miliardo e mezzo di euro le sofferenze bancarie. Per la prima volta dal 2008, si registra una inversione di tendenza dello stock dei prestiti non rimborsati: da settembre a ottobre 2015 le sofferenze degli istituti di credito sono scese da 200,4 miliardi a 198,9 miliardi anche se su base annua c'è un aumento di 19,6 miliardi visto che a ottobre del 2014 i cosiddetti non performing loan erano a quota 179,3 miliardi. Prosegue, invece, il trend negativo dei prestiti, che negli ultimi 12 mesi hanno subito un calo di 3,4 miliardi: il miglioramento sul versante dei finanziamenti alle famiglie, cresciuti di 21,7 miliardi, non ha compensato del tutto il calo dei prestiti alle imprese, scesi di oltre 25 miliardi al ritmo di 2 miliardi al mese. Questi i dati principali del rapporto mensile sul credito del Centro studi di Unimpresa, secondo cui il credito al consumo è salito di 23 miliardi nell'ultimo anno e i mutui tornato a crescere; salgono di quasi 20 miliardi i prestiti a medio periodo perle aziende che tuttavia hanno subito un taglio di quasi 24 miliardi per i prestiti a breve e di oltre 21 miliardi per quelli di lungo periodo. Secondo lo studio dell'associazione, basato su dati della Banca d'Italia, in totale le sofferenze delle banche sono passate dai 179,3 miliardi di ottobre 2014 ai 198,9 miliardi di ottobre 2015 (+10,95%) in aumento di 19,6 miliardi. Nel dettaglio, la quota di sofferenze che fa capo alle imprese è salita da 128,4 miliardi a 141,7 (+10,33%) in aumento di 13,2 miliardi. La fetta relativa alle famiglie è cresciuta da 33,6 miliardi a 37,1 miliardi (+10,00%) in salita di 3,3 miliardi. Per le imprese familiari c'è stato un aumento di 1,1 miliardi da 14,6 miliardi a 15,8 miliardi (+7,89%). Le "altre" sofferenze (pa, onlus, assicurazioni, fondi pensione) sono passate invece da 2,5 a 4,3 miliardi (+72,89%) con 1,8 miliardi miliardi in più. A ottobre 2014 le sofferenze corrispondevano al 12,66% dei prestiti bancari (1.416,2 miliardi), percentuale salita al 14,08% a ottobre scorso, quando i finanziamenti degli istituti erano a 1.412,8 miliardi. A dicembre 2008 le sofferenze erano arrivate a 41,1 miliardi e da allora sono progressivamente cresciute fino al record di 200,4 miliardi registrato a settembre scorso. A dicembre 2009 erano a quota 50,1 miliardi. Rispetto alla fine del 2010 le sofferenze sono più che raddoppiate: in quattro anni e mezzo, da dicembre 2010 a ottobre 2015 sono passate da 77,8 miliardi a 198,9 miliardi in salita di 121 miliardi. A fine 2011 erano a 107,1 miliardi; alla fine del 2012 a 124,9 miliardi. Parallelamente c'è la difficile situazione del credito, i cui rubinetti faticano a riaprirsi. Da ottobre 2014 a ottobre 2015, il totale dei finanziamenti al settore privato è diminuito di 3,4 miliardi di euro passando da 1.416,2 miliardi a 1.412,8 miliardi. Una riduzione che interessa soprattutto le imprese che nell'ultimo anno hanno assistito alla riduzione dei finanziamenti di quasi tutti i tipi di durata. Sono calati i prestiti a breve termine (fino a 1 anno) per 23,9 miliardi (-7,85%) da 304,6 miliardi a 280,6 miliardi e quelli di lungo periodo (oltre a 5 anni) di 21,1 miliardi (-5,44%) da 389,2 miliardi a 368,02 miliardi, mentre quelli di medio periodo (fino a 5 anni), in controtendenza, sono cresciuti di 19,8 miliardi (+15,82%) da 125,6 miliardi a 145,4 miliardi. In totale, lo stock di finanziamenti alle imprese è comunque sceso da 819,4 miliardi a 794,2 miliardi con una diminuzione di 25,2 miliardi (-2,26%). Il quadro per le famiglie migliora grazie all'aumento del credito al consumo e alla lieve ripresa dei mutui: le erogazioni degli istituti di credito sono complessivamente cresciute di 21,7 miliardi (+3,65%) passando da 596,8 miliardi a 618,5 miliardi. Si registrano meno prestiti personali per 2,03 miliardi (-1,13%) da 180,2 miliardi a 178,2 miliardi. Mini scatto in avanti per il comparto mutui casa con le erogazioni degli istituti salite di 734 milioni (+0,20%) da 359,1 miliardi a 359,9 miliardi; in controtendenza il credito al consumo, salito di 23,07 miliardi (+40,19%) da 57,4 miliardi a 80,4 miliardi. "Sulle sofferenze e sui prestiti alle famiglie ci sono segnali positivi, ma non ci illudiamo perché potrebbe tornare a peggiorare la situazione. Registriamo con preoccupazione che per le imprese i rubinetti sono sistematicamente chiusi" commenta il presidente provinciale di Unimpresa- Reggio Calabria, Giuseppe Pratticò. “Negli scorsi mesi - aggiunge Pratticò - i rappresentanti delle banche e quelli delle grandi industrie hanno parlato di un nuovo rapporto tra il mondo del credito e quello delle imprese, ma non se n'è fatto più nulla: Unimpresa è pronta a collaborare e a dare voce a oltre 120mila piccole e micro aziende che quotidianamente si battono per tenere in piedi l'economia del Paese. Ci sono le risorse del quantitative easing della Bce e non vanno sprecate”.

Subscribe to this RSS feed