Rinvenuto in uno sfasciacarrozze uno dei due autocompattatori rubati nel Reggino

È iniziato come un controllo di routine per contrastare la piaga del lavoro irregolare, quello effettuato ieri dai carabinieri del Gruppo di Gioia Tauro (Rc) all’interno di un’impresa di autodemolizioni del posto, ma ad attirare l’attenzione dei militari è stato un autocarro Iveco Daily che, dagli accertamenti su targa e telaio, è risultato essere uno dei due compattatori rubati dall’isola ecologica di Polistena lo scorso 20 agosto.

Quella notte, tre soggetti si erano introdotti all’interno del  piazzale del centro di raccolta dei rifiuti lungo la strada provinciale Polistena-Melicucco e, incuranti del sistema di videosorveglianza, avevano reciso i lucchetti del cancello principale e avevano asportato i due mezzi comunali.

Immediatamente è scattato il deferimento a piede libero per il 54enne che gestisce lo sfasciacarrozze all’interno del quale è stato trovato l’autocompattatore oggetto di furto, che nell’immediatezza non ha saputo fornire una circostanziata spiegazione che giustificasse il possesso del veicolo. È stato quindi segnalato per il reato di ricettazione.

I carabinieri hanno quindi restituito l’autocompattatore al comune di Polistena e il veicolo potrà presto riprendere il regolare servizio di raccolta rifiuti in favore della cittadinanza. Proseguono ora le indagini per individuare gli autori del furto e recuperare l’altro compattatore rubato.

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Bancarotta fraudolenta e riciclaggio: sequestrati oltre 2,4 milioni di euro

I finanzieri del Comando provinciale di Reggio Calabria hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente per oltre 2,4 milioni di euro, emesso dal gip del Tribunale di Palmi nei confronti di un imprenditore, amministratore di una società concessionaria di terme. All’indagato sono stati provvisoriamente contestati i reati di bancarotta fraudolenta patrimoniale, occultamento e distruzione delle scritture contabili nonché di autoriciclaggio.

La misura costituisce l’epilogo delle indagini condotte dal Gruppo di Gioia Tauro che hanno permesso di dimostrare che l’amministratore unico della società avrebbe sottratto risorse finanziarie, derivanti principalmente dagli accrediti effettuati dall’Asp di Reggio Calabria per i servizi offerti in regime di convenzione agli utenti della struttura sanitaria.

Gli accertamenti svolti dagli investigatori della guardia di finanza avrebbero ricostruito la vita economica della società sino al fallimento, dichiarato nell’anno 2019, allorquando aveva accumulato debiti per oltre 3 milioni di euro.

Di contro il rappresentante legale della società concessionaria avrebbe posto in essere reiterate distrazioni di denaro dalle casse aziendali, attraverso l’utilizzo di artifizi contabili e bancari, depauperando così le provviste necessarie al pagamento dell’erario e dei fornitori.

In particolare, l’indagato avrebbe trasferito intere disponibilità presenti sul conto corrente societario, attraverso operazioni fittizie o con trasferimenti verso conti di società riconducibili a lui e ai suoi congiunti, per un importo pari a 2,5 milioni di euro, poi utilizzati per il sostenimento di diverse spese personali, quali ad esempio l’acquisto di autoveicoli di grossa cilindrata e moto d’acqua, o per propri investimenti in attività finanziarie. Nello specifico, 1.760.000 euro sarebbero stati reinvestiti dall’indagato nella sottoscrizione di quote di fondi d’investimento.

Scoperto un centro scommesse abusivo

Nei giorni scorsi, i poliziotti del locale Commissariato e i funzionari dell’Agenzia delle dogane di Reggio Calabria hanno individuato a Gioia Tauro un centro di raccolta di scommesse completamente privo delle necessarie licenze.

Durante l’attività di controllo sono state individuate “schedine” che attestavano l’esecuzione di scommesse su alcuni eventi sportivi.

È stata inoltre accertata la presenza di computer che consentivano il libero accesso a siti di scommesse online e di una videolottery caratterizzata da alterazioni del sistema interno.

Pertanto, al titolare del centro è stato contestato il reato di frode informatica.

Infine, sono state applicate sanzioni amministrative ed effettuato il sequestro dei computer e dell’apparecchio di gioco.

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Condannato a 30 anni e 6 mesi per diversi reati, manette per un 79enne

A Gioia Tauro, i Carabinieri hanno dato esecuzione a un provvedimento di carcerazione emesso dalla Procura della Repubblica di Palmi, nei confronti di un 79enne del posto, già noto alle forze dell’ordine.

In particolare, l’arrestato dovrà scontare un residuo di pena di 19 anni e 4 mesi di reclusione per cumulo pene concorrenti in relazione a plurimi reati contestati commessi, dal 1992 al 2017 in vari luoghi del territorio nazionale: furto, rapina, possesso di arnesi atti allo scasso, detenzione e spendita di monete false, ricettazione, guida in stato di ebbrezza, violazione delle leggi doganali, associazione per delinquere, armi, evasione.

Rispetto all’originaria condanna di 30 anni e 6 mesi l’uomo aveva già trascorso un periodo in regime di detenzione domiciliare, presso la propria abitazione a causa delle precarie condizioni di salute, al termine del quale è giunta adesso la disposizione dell’autorità giudiziaria di detenzione in carcere.

L’arrestato, è stato accompagnato dai militari dell’Arma presso la casa circondariale di Palmi, dove dovrà rimanere fino al termine pena, previsto nel 2042.

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Peschereccio affonda nel Vibonese, salvati tre pescatori

Durante una normale attività di vigilanza e controllo, una vedetta della guardia di finanza, grazie agli avanzatissimi sensori di bordo è riuscita ad individuare tre persone in mare alla deriva, a circa 7 miglia da Capo Vaticano, stremati e in evidente difficoltà. Una volta raggiunti e recuperati a bordo hanno dichiarato di essere membri dell'equipaggio "Maurizio I" di Gioia Tauro. I tre, visibilmente scossi ma in buone condizioni di salute, sono stati affidati alle cure mediche dei sanitari all'interno del porto di Gioia Tauro. 

L'affondamento del motopesca è stato così repentino che i tre non hanno neanche avuto il tempo di allertare i soccorsi e chiedere aiuto. solo l'intervento dei finanzieri ha evitato il peggio. 

Solo pochi giorni fa le fiamme gialle erano intervenute al largo di Diamante per trarre in salvo una famiglia alla deriva a bordo di un piccolo natante da diporto.

Spaccio di droga, due arresti

Nell’ambito di un’attività finalizzata al contrasto dello spaccio di sostanze stupefacenti, gli agenti del Commissariato di Gioia Tauro (Rc), unitamente alle unità cinofile della Questura di Reggio Calabria, hanno arrestato due persone colte in flagranza del reato di spaccio di sostanze stupefacenti.   

In particolare, al termine della perquisizione effettuata a casa degli arrestati, i poliziotti, grazie al fiuto del cane antidroga Casting, hanno rinvenuto 42 grammi marijuana, involucri di cellophane e un bilancino di precisione.

Inoltre, nel corso di ulteriori controlli, sono state rinvenute, occultate in borsoni da viaggio, numerose confezioni di sigarette di marca estera, tutte prive del sigillo del Monopolio di Stato.

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Rubano trattore e materiale agricolo, arrestati

Nei giorni scorsi, a Reggio Calabria e Gioia Tauro, su disposizione del gip del Tribunale reggino, i carabinieri hanno dato esecuzione a un’ordinanza d’applicazione di misura cautelare nei confronti di quattro persone, accusate di ricettazione in concorso, con l’aggravante della recidiva reiterata.

Il provvedimento giunge in seguito ad un’indagine scattata a marzo scorso, dopo che i carabinieri della Stazione di Reggio Calabria - Cannavò, hanno acquisito una denuncia contro ignoti per il furto di un trattore e di altro materiale agricolo.

Gli investigatori hanno quindi verificato alcuni dati in loro possesso, constatando che il 23 febbraio scorso, nel corso di un normale controllo del territorio, una pattuglia dell’Arma aveva fermato un furgone che trasportava un trattore le cui caratteristiche erano simili a quelle del mezzo rubato.

Nella circostanza, i militari avevano sottoposto a controllo anche un’autovettura con a bordo tre degli arrestati.

Pertanto, al termine dell’indagine è stato possibile identificare i presunti responsabili del furto.

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Operazione “Rail Verde” contro la produzione di marijuana, 16 misure cautelari

I finanzieri del Comando provinciale di Reggio Calabria, con l’ausilio di unità cinofile e la collaborazione dei  colleghi di Livorno, Olbia, e della Sezione aerea di Lamezia Terme, su delega della Procura della Repubblica di Palmi, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di misure cautelari personali emessa dal gip del Tribunale di Palmi nei confronti di 16 persone accusate di detenzione e spaccio di marijuana.

In particolare, è stata disposta la custodia cautelare in carcere nei confronti di 12 indagati e il divieto di dimora per altri 4.

I destinatari dalla misura sono dieci italiani, residenti a Gioia Tauro, Rosarno e Palmi, un liberiano, un senegalese e quattro ghanesi, di cui uno risulta tuttora percettore di reddito di cittadinanza, che verrà immediatamente sospeso, così come previsto dalla normativa vigente.

Ai 16 indagati vengono provvisoriamente contestati, a vario titolo, i reati di produzione e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, di combustione illecita di rifiuti pericolosi, di resistenza a pubblico ufficiale, di evasione e furto.

L’operazione, denominata “Rail Verde”, ha permesso di scoprire che gli indagati avrebbero curato l'intera filiera - dalla coltivazione alla vendita - di marijuana.

L’indagine è scattata  nel giugno dell'anno scorso, quando un elicottero della guardia di finanza di Lamezia Terme ha individuato una vasta piantagione di marijuana, in un terreno demaniale del Comune di Gioia Tauro (Rc).

Una volta sul posto, i finanzieri hanno rinvenuto e sottoposto a sequestro 1.219 piante di cannabis e 14 chili d'infiorescenze, per un totale di quasi 8 quintali.

Le indagini hanno consentito di ricostruire come la piantagione fosse irrigata tramite un sistema “a goccia”, costantemente vigilata dagli indagati, uno dei quali, in particolare, si sarebbe recato giornalmente sul posto lasciando gli arresti domiciliari cui era sottoposto per altro reato.

Alcuni tra gli indagati, inconsapevoli di essere monitorati dagli investigatori, nell’imminenza dell’intervento che ha portato al sequestro, hanno tentato di dileguarsi tra i campi del “Bosco di Rosarno” mentre altri si sono dati ad una spericolata fuga fra le trazzere, a bordo di un mezzo inseguito dalle auto della guardia di finanza. Fuga terminata con un rovinoso incidente. Altri, invece, hanno provato a distruggere le piantine dando fuoco alla piantagione e costringendo i militari sul posto a mettere in sicurezza dall’incendio il terreno e le coltivazioni posti nelle adiacenze.

Le indagini hanno consentito, inoltre, di individuare il luogo di deposito, di lavorazione ed essiccazione dello stupefacente dal quale gli indagati scambiavano foto, anche selfie, via WhatsApp. Infine, sono state ricostruite decine di operazioni di spaccio tra Gioia Tauro e Livorno, effettuate anche in pieno giorno e perfino in zone frequentate da bambini.

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