Droga coltivata in casa: arrestati marito e moglie

Coltivavano marijuana in un appezzamento di terreno di cui sono proprietari. E' questa l'accusa mossa dai Carabinieri nei confronti di un settantaduenne e della moglie settantenne tratti in arresto e ristretti ai domiciliari a Rosarno, in provincia di Reggio Calabria. Venticinque le piante di canapa indiana rinvenute dai militari dell'Arma che hanno trovato, inoltre, sei chilogrammi della medesima sostanza, in quest'ultimo caso già soggetta al completamento della procedura di essiccazione. Secondo la ricostruzione degli investigatori, utilizzava un casolare per essiccare la droga custodita dentro tre fusti.  I Carabinieri hanno estirpato e distrutto gli arbusti. 

 

Il marchese Vito Nunziante e l'azienda agricola di San Ferdinando

Olio, grano, liquirizia, seta e robbia rappresentavano il 75% delle esportazioni dell'intero Meridione. L’agricoltura, come lo era da secoli, rimaneva una delle poche fonti di lavoro della Calabria. La mancanza di strade rendeva la regione praticamente isolata rispetto ai principali mercati. Le zone di mare, invece, avevano avuto modo di svilupparsi grazie ai porti da dove partivano le navi dirette a Napoli. Il marchese Vito Nunziante, in qualità di proprietario di una compagnia di bastimenti a vapore, dopo aver valutato  tutte le situazioni fece delle terre disboscate una grande e attrezzata azienda agricola “cum bosco della Lamia”. Con una mossa strategica degna di un grande imprenditore il marchese, divenne il solo proprietario dei terreni bonificati escludendo il comune di Rosarno.  Bisognava però mettere ancora mano sui terreni ed il Re, nel 1834, concesse a Vito il permesso di deviare il Mesima e di edificare una resistente diga. Con l'aiuto del botanico Gasparrini che studiò ogni cosa, presero il via i lavori di piantagione. Fichi d'India e varie altre piante iniziarono a colorare l'ambiente. Fu così introdotta la robbia utilizzata per produrre un pregiato colorante rosso, impiegato dall’industria tessile francese. Il  sommarco usato per la concia delle pelli, inoltre, fichi gelso delle Filippine, noci, pioppi e robinia; ma le colture più redditizie furono oliveti ed agrumi. Siamo in un periodo in cui l'olio era molto redditizio ed il suo valore aveva superato persino il grano in tutte le Due Sicilie. Duecentomila salme di olio per la bellezza di 5 milioni di ducati che riempivano le casse dello Stato e dei latifondisti. Nella Piana di Gioia, il principe di Gerace risultava il più ricco ed il più moderno nel lavoro delle olive tanto che il Serra si alleò con Emmanuel Appelt aprendo una agenzia a Palmi. Tuttavia, a causa dei torchi grossolani e dell’imperfetta molitura, i maggiori acquirenti dell'olio calabro erano i saponifici. Col tempo Nunziante migliorò qualità e lavoro ed acquistò macchine molto moderne. Dai dati rinvenuti, si apprende che, nel 1852, San Ferdinando produceva 400 mila” migliaia di portogalli”, le arance di Spagna, il frutto pregiato voluto da Nunziante. Le parole del Gasparrini motivano le ragioni di certe scelte: “ciò che accresce il prestigio di questa frutta nelle Calabrie, è che durante i lunghi viaggi per mare le medesime non mai si guastano”. In ragione dell’assenza dovuta alla carriera militare, Nunziante, a partire dal 1827, iniziò a cedere in fitto i terreni. Con la locazione, della durata di tre o quattro anni, il “massaro” doveva anticipare le sementi oltre ad impegnarsi a pagare eventuali danni, le spese e gli interessi. I “massari” secondo il giudizio di Nunziante erano:” fieri, rudi, talvolta un po' selvaggi ma buoni laboriosi e onesti”. Le “massare”, invece, tessevano la tela, filavano la lana, allevavano i filugelli, badavano alle galline e curavano i  maiali. Gli artigiani allettati da un certo benessere giunsero dai paesi vicini. Il decreto n. 5937, del 20 gennaio 1840, sanciva che i cittadini nati e domiciliati a San Ferdinando erano esenti dal servizio militare. Grazie alla nascita dell'Azienda Nunziante, la borgata divenne villaggio ed aggregata a Rosarno, mentre le famiglie dei “massari” vivevano nelle modeste case intorno al palazzo del Marchese. I rapporti con Nunzianate, ovviamente, erano prevalentemente di lavoro o dovuti a scambi di doni in occasione delle feste comandate. I braccianti, invece, vivevano nei pagliai lontano dalle case in muratura. Nel 1821 venne costruito il mulino di Trentinella e venne scavato un pozzo per l'acqua. Si decise che il villaggio dovesse avere un cimitero, nel quale, però, i corpi venivano gettati alla rinfusa. Il lavoro nell'azienda, seppur ben regolato, durava fino al tramonto e la campana chiamava alla preghiera in una chiesetta priva di tutto, ad eccezione del sedile riservato ai marchesi. L'azienda Nunziante era divenuta un vero punto di riferimento per le nuove tecnologie ed è così che nel 1833 il Re si fermò a San Ferdinando ospite del marchese. Vennero ingaggiati vanghieri per permettere al corteo reale di trovare le strade pulite. Il 18 aprile, Ferdinando giunse nel villaggio, ricevendo gli onori di casa da parte di Costanza Tripodi, giovane e bella ragazza che tenne compagnia alla Regina, la quale le fece il dono di un fazzoletto di seta turchese. Il Re si congratulò col Nunziante per la sua azienda, giudicata simile a quella di San Leucio. La visita si concluse con  un omaggio. Il sovrano, infatti, prima di partire volle donare al borgo una campana in bronzo che ancora oggi chiama i fedeli alla preghiera.

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In carcere il padre della testimone di giustizia Maria Concetta Cacciola

In ottemperanza a quanto disposto dall'Ufficio esecuzioni penali della Procura della Repubblica di Palmi, i Carabinieri hanno tratto in arresto il 57enne Michele Cacciola, padre di Maria Concetta, la donna che svelò ai magistrati importanti dettagli relativi alle dinamiche interne al clan Bellocco, organizzazione criminale della 'ndrangheta con base a Rosarno. Nell'estate di quattro anni fa la giovane morì inghiottendo acido muriatico. Michele Cacciola, condannato per il reato di concorso in maltrattamenti in famiglia in danno della congiunta, dovrà restare dietro le sbarre per 2 anni e 2 mesi. Notificatogli il provvedimento restrittivo, è stato accompagnato presso la Casa Circondariale di Palmi. 

Cadavere trovato in un agrumeto: l'uomo è stato ucciso

Ottavio Sferlazza, procuratore della Repubblica di Palmi, ha confermato l'ipotesi che si era fatta strada già nell'immediatezza del ritrovamento del cadavere in avanzato stato di decomposizione, avvenuto due giorni fa. Qualcuno ha assassinato il cittadino extracomunitario rinvenuto senza vita in un terreno coltivato ad agrumi in un'area di campagna a Rosarno. "Ancora non sappiamo molto su questo episodio - ha spiegato il magistrato - anche perché deve essere ancora eseguita l'autopsia sul corpo dell’immigrato. Da un primo esame esterno sembrerebbe che sia rimasto vittima di un’aggressione particolarmente violenta a causa della quale ha subito danni mortali al cranio. Questo episodio è sintomatico di una situazione di disperazione, di degrado e di emarginazione che deve farci riflettere tutti".

 

Cadavere di un immigrato trovato in una zona di campagna

In serata è stato rinvenuto il corpo senza vita di un immigrato extracomunitario che, da un primo esame, pare avesse poco meno di quarant'anni. La scoperta è avvenuta in un terreno coltivato ad agrumi nella campagna che circonda Rosarno, a breve distanza dalla zona che ospita diversi container in cui vivono i migranti che lavorano nelle aziende agricole del circondario. Sul luogo del ritrovamento sono intervenuti i Carabinieri della Tenenza di Rosarno che, effettuati i primi accertamenti con il supporto di un medico legale, hanno dato avvio alle indagini per individuare quale sia stata la causa del decesso. La procedura di identificazione è resa più complicata dalla circostanza che la salma appare abbondantemente decomposta.  

Caso Rosarno, Caridi: "Tripodi ha pagato le lotte interne al Pd"

"Sono dispiaciuto per l’epilogo della consiliatura guidata da Elisabetta Tripodi, persona che stimo, ma anche su questa vicenda il Pd calabrese, attraverso Magorno, ha dimostrato di avere una doppia morale”. E' polemico il giudizio che dà del "caso Rosarno" Antonio Caridi, senatore di Grandi Autonomie Locali. La vicenda, come noto, è stata originata dalle dimissioni di undici consiglieri comunali di Rosarno che hanno così messo fine alla sindacatura di Elisabetta Tripodi. “Sono a lei umanamente vicino - spiega Caridi. "L'ho conosciuta da assessore regionale e ritengo sia una persona valida ma, anche in questo caso i democrat stanno cercando di confondere le acque e far credere all’opinione pubblica che ci siano motivazioni non politiche alla base delle dimissioni dei consiglieri". "Io, invece, ritengo sia corretto e doveroso far sapere alla popolazione che quanto accaduto - rimarca il senatore - sia addebitabile solo ed esclusivamente a lotte interne al PD, quelle guerre intestine tra gli esponenti calabresi che stanno danneggiando tutta la Calabria. Così come fa sorridere che il segretario Magorno, sulla lista degli ‘impresentabili’ parli di utilizzo a fini politici della Commissione antimafia da parte di Rosi Bindi. Noi abbiamo lanciato più volte l’allarme su questo rischio e i nostri appelli ad un maggiore senso istituzionale sono stati sempre rispediti al mittente; oggi, invece, che è il PD non solo calabrese, ma di tutto il Mezzogiorno ad essere penalizzato, loro stessi parlano di “regolamenti di conti politici”! La stessa doppia morale, insomma, utilizzata per il caos del Consiglio comunale di Rosarno". "Sarebbe il caso - termina la nota del senatore Caridi - di evitare prese di posizione ridicole perché le guerre interne al Partito Democratico stanno puntualmente ricadendo sulla pelle dei cittadini”. 

Caso Rosarno, Callipo: "Una sconfitta per tutto il PD calabrese"

«Quando un ottimo sindaco del Pd, come Elisabetta Tripodi, viene fatto decadere, ciò rappresenta una sconfitta per l'intero partito calabrese". E' quanto afferma in una nota Gianluca Callipo, Primo Cittadino di Pizzo Calabro. "Sono molto rammaricato dalla fine anticipata della consiliatura a Rosarno -ammette Callipo - e dal conseguente commissariamento che ne deriverà, non soltanto per la sorte di questa importante e difficile città che ormai da oltre 10 anni vede il Comune cadere prima della scadenza naturale del mandato elettorale, ma anche per il passo indietro imposto al sindaco Tripodi, da sempre in prima fila, con grande coraggio, per la difesa della legalità". La sua azione politica e amministrativa - secondo il sindaco di Pizzo -deve rappresentare un esempio da seguire e da salvaguardare all'interno del Partito Democratico, tanto più in una regione che vede ridotta ai minimi termini la partecipazione femminile nelle dinamiche politiche e istituzionali".

Fine corsa per Elisabetta Tripodi: Rosarno verso il commissariamento

Sarà sciolto a breve il Consiglio Comunale di Rosarno. A decretarne l'inevitabile e prematuro collasso è stata la scelta, assunta da undici componenti, sui ventuno complessivi, di dimettersi dall'incarico. Dieci di loro appartengono all'opposizione, ad essi si è aggiunta Domenica Varrà, eletta con la lista "Agorà" che formava la coalizione alla guida della città della Piana. La composizione del Civico  Consesso era scaturita dalle elezioni celebrate il 12 e 13 dicembre del 2010 quando Elisabetta Tripodi, appoggiata dal Partito Democratico, dalla lista civica "Agorà", da "Il Centro per Rosarno" e "Sinistra per Rosarno, ottenendo il 52,40% dei voti e superando il rivale Giacomo Saccomanno, era diventata sindaco.  "Vado via - sono state le prime parole pronunciate dall'esponente PD - con la coscienza a posto, consapevole di aver dato il massimo per la mia città".

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