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Lettera di un vecchio democristiano ad un “partito mai nato”

Parafrasando un famoso libro di Oriana Fallaci e facendo mia l’espressione “partito mai nato” utilizzata da qualcuno negli anni scorsi, sento l’impellenza, da vecchio e disorientato democristiano, mai pentito e mai detrattore, di scrivere questa accorata lettera al Partito democratico. Ciò perché non sopporto, e mi morde la tristezza, che i democristiani possano essere diventati trasformisti, fregolisti e voltagabbana, insomma, che abbiano dimenticato, chissà per quale arcano mistero,  le loro nobili origini. Una tristezza che mi porta, dopo attente analisi, al convincimento che il politico deve avere la capacità di formulare giudizi e compiere le scelte necessarie finalizzate alla soluzione dei problemi urgenti e drammatici dei nuovi tempi, senza, però, perdere la bussola delle sue origini e il vero e sincero contatto con la gente, come lo è stato per i suoi prestigiosi predecessori. La politica da sola, lasciata a se stessa, senza il continuo controllo democratico della gente e del suo retroterra sociale non perverrà a nessun fine. Controllo democratico della gente e contatto umano e cristiano, sì cristiano, e non tesseramento a perdifiato, una zavorra che costruisce solo feudo e null’altro. Del resto, non si può sottacere che in queste condizioni non pochi sono stati, purtroppo, i democristiani che nei comportamenti sono venuti meno ai principi etici del servizio politico. Ma ciò non significa che non si possa rimediare. Oggi più che mai bisogna essere dentro la politica partendo dalla comunità di base attraverso numerose sedi di partecipazione, non dai Palazzetti dello sport o seggi dove si fa la fila, e donando pure l’obolo, per dare l’adesione ad un Partito mai nato. Caro Pd, la Democrazia cristiana non è riuscita, bisogna ammetterlo, ad essere una grande forza popolare  capace,  davanti ai problemi nuovi  e alle nuove emergenze ed urgenze, di cambiare pelle. Oggi, però, è possibile. Oggi, l’esperienza dei cattolici, dei liberaldemocratici, con la passione civile e l’impegno culturale e politico di sempre, non può e non deve cadere inascoltata. Oggi, caro Pd, oggi più che mai, per le divisioni, per le contraddizioni, per l’assenza di strategie che contraddistinguono le forze presenti nel panorama politico e per le quali la storia ha decretato l’inevitabile sconfitta, lo spirito cristiano e cattolico può tornare ad essere un punto saldo di riferimento per una parte centrale del Paese e solo per garantire un sicuro ed ulteriore sviluppo civile. Allora, caro Pd, diamo fiato alle trombe e cerchiamo, con gran passione, il conforto dei vecchi democristiani che prima di essere democratici sono stati cristiani. Già perché, ricordo il monito dell’Arcivescovo Giuseppe Agostino, è facile essere democristiani ma difficile essere cristiani. Invece i nostri vecchi hanno incarnato il vero senso della democrazia ed il vero spirito del cristianesimo. I nostri vecchi hanno applicato e attuato il loro essere cristiani prima in terra, tra la gente, per costruire una società sana e progredita, smentendo quel che diceva il filosofo Rousseau, secondo il quale “il cristiano non può essere un buon cittadino. Se lo è, lo è di fatto, non di principio, perché la patria del cristiano non è di questo mondo”. Dunque, caro Pd, ricominciamo dai nostri vecchi, da De Gasperi, don Sturzo, don Nicoletti, La Pira, Vito Giuseppe Galati, don Carlo De Cardona che  diede vita al Movimento delle Casse rurali in Calabria e per lo stesso, di recente, è stata proposta la beatificazione. Ed ancora, don Francesco Caporale, il pioniere della Dottrina sociale della chiesa in Calabria.  E scusate se è poco!  E ve ne furono anche  tanti altri che hanno operato nel silenzio delle contrade più remote della penisola. Ripartiamo, caro Pd, dai nostri padri che la storia non ha dimenticato e che molti Paesi ci invidiano; riprendiamo il cammino tracciato da questi senza perdere o rinunciare all’ispirazione cristiana, comprendendo, anche la domanda politica dell’elettorato di ispirazione laica, democraticamente più sensibile ai valori della vita, della persona, della famiglia e della solidarietà verso i più deboli. Don Sturzo non volle né un partito cattolico né di soli cattolici, e certamente ormai pare anacronistica tale possibilità, ma un partito di centro sì, e il Pd di questi anni non lo è per nulla nonostante le buone intenzioni, anzi, come qualcuno lo ha definito, un “malriuscito partito di centro” impegnato nella costruzione di una Sinistra, una Sinistra annacquata, ma pur sempre Sinistra. Veltroni, all’inizio di questa avventura, proclamava che  bisognava “avere un po’ di sano orgoglio di ciò che stiamo facendo e che cambierà la storia d’Italia” (Sic!). Ed ancora: “stiamo facendo una cosa mai vista prima, però noi abbiamo sempre il magone”. Già il magone! Sì, perché questo “partito mai nato” è risultato, da subito, pur sempre un partito ed un partito già vecchio e tanto lacerato da beghe e lotte intestine dalle Alpi al Mongibello, passando per le coste e i più piccoli e sperduti paeselli dell’Appennino. Continuano roventi le polemiche sull’elezione dei coordinatori locali, le risse non si contano più attorno al tesseramento - adesione al nuovo partito e sono annunciate altre divisioni e rotture. Pertanto, non chiamatelo partito nuovo, piuttosto un’accozzaglia di avvoltoi ed arrampicatori. Al postutto, dov’è il partito che cambierà le sorti della Nazione? E mi sovviene, all’ultimo momento della stesura di questa nota, la lirica Metamorfosi che il  poeta reggino Gennaro Osso ha scritto negli anni ’90, leggiamola insieme e meditiamo:“S’affannano partiti a cambiare/il simbolo già logoro e invecchiato,/scudo crociato torna Popolare,/ma è triste, in due tronconi s’è spezzato.//La vecchia falce è roba da gettare,/erbe cattive non ha mai falciato,/solo il martello potrebbe schiacciare/il cervello di chi tanto ha rubato.//Se alla croce, alla falce ed al martello/sostituisci una rosa od una quercia/e in testa ai capi resta quel cervello,//cambia nulla se coscienza è lercia,//s’è accozzaglia di gente da bordello,/ se gran  disonestà soltanto smercia”.

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