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Majorana sepolto nella Certosa. Il Giornale conferma la tesi di Sciascia

Si arricchisce di un’ulteriore tessera il complesso mosaico che tratteggia la misteriosa scomparsa di Ettore Majorana. Solo due mesi addietro era stata data la notizia che il fisico catanese, dopo la fuga nel 1938, avesse trovato rifugio in Sud America. Una tesi nata in contrapposizione  all’ipotesi di una “fuga dal mondo” culminata nel ritiro in un convento. Ad avvalorare quest’ultima possibilita’, Leonardo Sciascia che aveva seguito le tracce di Majorana fino alla Certosa di Serra San Bruno.

A riproporre l’idea dello scrittore siciliano, un articolo, pubblicato oggi dal “Giornale”, con il titolo: “Majorana visse in un convento del Sud Italia. Ecco le prove”. Nel pezzo, scritto da Rino Di Stefano, si legge: ” Sciascia aveva ragione: Ettore Majorana non sarebbe morto suicida, né tanto meno sarebbe fuggito in Venezuela. Lo scienziato scomparso nel nulla il 27 marzo del 1938 a poco più di 31 anni, mentre era docente di Fisica teorica presso l’università di Napoli, non si sarebbe mai mosso dall’Italia. Per essere più precisi, avrebbe chiesto e ottenuto di essere ospitato in un convento del Sud Italia, dove sarebbe rimasto fino alla fine dei suoi giorni”. A supporto di questa tesi, il giornalista cita le dichiarazioni rilasciate da un fisico settantasettenne, Rolando Pelizza. L’uomo sostiene di essere stato l’allievo di Majorana e di averlo aiutato a costruire una macchina in grado di annichilire la materia e di produrre quantità infinite di energia a costo zero. Quella raccontata da Pellizza e’una storia in cui si parla di scoperte scientifiche e di un’intensa relazione epistolare che lo avrebbe legato per decenni a Majorana.

Per vincere lo scetticismo di quanti sono portati a non dar credito ad un’ipotesi del genere, Pellizza esibisce delle “prove concrete, e cioè lettere e foto, che dimostrerebbero, al di là di ogni ragionevole dubbio, che in effetti avrebbe realmente conosciuto e frequentato colui che, ancora oggi, chiama il «suo maestro»”. Le foto, scattate in un convento sono due: “la prima risale ai primi anni Cinquanta, la seconda agli anni Sessanta. La somiglianza con il giovane Majorana è impressionante”. Oltre al materiale fotografico, ci sarebbe una delle lettere, scritte tra il 1964 ed il 2001, che sarebbe stata attribuita al fisico catanese. Un’attribuzione supportata da una perizia grafologia redatta dalla dottoressa Sala Chantal, la quale, “paragonando la calligrafia degli scritti lasciati a suo tempo da Majorana con il testo della lettera stessa, ha effettuato una completa perizia calligrafica di 23 pagine, conclusa con le seguenti parole: «Detta lettera è sicuramente stata vergata dalla mano del sig. Majorana Ettore»”.  Leggendo le lettere “si evince che il Majorana che si nasconde in convento non è poi così lontano dal mondo come sembrerebbe”. La corrispondenza sarebbe andata avanti fino al 2001, anno in cui, afferma Pellizza : “il mio maestro mi aveva autorizzato a rendere pubblico il mio contatto con lui. Non l’ho fatto perché speravo di far conoscere questa verità in modo molto più morbido e graduale. Ma purtroppo non è stato possibile: troppe maldicenze e calunnie sono state messe in giro contro di me in questi anni. Adesso, dunque, ho deciso di dire tutto e di far conoscere la verità sulla sorte di Ettore Majorana”.

Tuttavia, il presunto Majorana, avrebbe scritto:” riservati l’ultimo segreto, dove e come mi hai conosciuto, il luogo e i fratelli che da sempre mi hanno segretamente ospitato”. Pelizza, infatti, “rifiuta categoricamente di dire in quale convento Majorana sia stato ospitato per oltre mezzo secolo e dove, ancora oggi, sarebbe sepolto”. L’ultima lettera risale al 2001, quando, a 95 anni, ormai stanco e malato, Majorana avrebbe deciso di non “ricevere piu’ il suo allievo” nel convento, dove su “sua precisa disposizione, le sue spoglie sarebbero state seppellite in terra consacrata, sotto una croce anonima”. Una storia i cui elementi, da Sciascia, al convento del Sud Italia, per finire alle croci senza nome sotto le quali riposano i morti, potrebbero portare, ancora una volta, ad una Certosa, quella di Serra San Bruno.

  • Scritto da Mirko Tassone
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