Fabrizia, al via i festeggiamenti in onore di Sant'Antonio

E’ giugno quando nel lembo di terra che si adagia tra l’Allaro e il ventre della montagna iniziano i festeggiamenti in onore del Santo Patrono, Sant’Antonio di Padova, che troveranno il culmine il 13 del mese. Che è giunto fortuitamente a Fabrizia, allora un villaggio di pastori, custodito in una cassa abbandonata da briganti in fuga dall'esercito d'oltralpe dopo un saccheggio avvenuto nel decennio francese ai danni di qualche chiesa. Le tradizioni più antiche sono ricche di significati ed esemplificativi della tradizione contadina fabriziese. La più sentita forma di devozione è “la Tridicina”, ovvero il pellegrinaggio che si effettua nei tredici giorni antecedenti la festa del Santo, con i pellegrini che giungono a piedi da tutte le contrade e i paesi limitrofi. Durante la “Tridicina” si celebrano altri riti in onore del Santo: “Li rachatiadhi”, cioè una funzione ricca di tradizione che dimostra il grande senso di devozione al Santo: il pellegrino giunto innanzi al portone della Chiesa si mette in ginocchio e “si racha” (striscia) sino alla Statua, posta ai piedi dell’altare, e ripete il rito per tredici volte consecutive. “Li virginiadhi”, invece, è il rito con il quale si ringrazia S. Antonio per una grazia ricevuta, organizzando un pranzo in cui commensali siano 13 ragazze nubili (“li virginiadhi”) e due ragazzi celibi (“li bambiniadhi”). La tradizione si rifà alle antiche usanze dei contadini che, con enormi sacrifici, sostenevano rilevanti spese per allestire tale pranzo. Vengono infatti preparate e servite 13 diverse pietanze che devono essere completamente degustate dai commensali, (il ricorrere del numero 13 sta a simboleggiare il giorno della dipartita del santo). Alle tradizioni e al programma prettamente religioso si affianca quello civile che trova un giusto confluire nella processione durante la quale la statua del Santo viene portata in trionfo per le vie del paese.

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