Candidatura Leonardi, il commento di un giovane reggino: "Avvoltoi famelici volano su Platì"

"A Platì, in Calabria, in dieci anni ci sono stati due scioglimenti per mafia: sono stati assassinati amministratori, lo Stato sembra assente, lontano. Anna Rita Leonardi è una trentenne del PD che alle prossime elezioni, sfidando con molto coraggio e un po’ di incoscienza tanti benpensanti della sua terra, ha deciso di candidarsi". Così il premier Matteo Renzi, e penso che gli avvoltoi famelici volino sopra Platì!  Non riuscirei a definire meglio certi arrampicatori che sulle disgrazie delle popolazioni cercano di costruirsi grasse carriere politiche. Ricordo benissimo la primavera del 2013. All’epoca facevo politica nella Fiamma Tricolore insieme ad un gruppo di ragazzi, tutti nemmeno trentenni più qualche colonna un po’ attempata ma solo all’anagrafe. Con questo gruppo di amici condividevamo anche la passione per la nostra Terra e per la natura, in particolare la montagna, e spesso facevamo gite ed escursioni per la provincia. Parlo al passato perché quello fu il nostro ultimo periodo di attivismo, oggi resta e continua solo una grande amicizia. In quel periodo meta delle nostre scampagnate fu Roccaforte del Greco, piccolo Comune dell’Area Grecanica. Lì, chiacchierando con alcune persone nell’unico bar di un paese che sulla carta conta circa 500 abitanti (in realtà vi abitano molti di meno), scopriamo che Roccaforte era senza sindaco a causa del terzo scioglimento di seguito per mafia dell’Amministrazione guidata dalla sinistra. Non è quest’ultimo un dettaglio. Sempre in quel periodo avevamo deciso di sciogliere la sezione e di ritirarci dalla politica. Non sto qui ad approfondire i motivi che, a distanza di anni, confermo pienamente, ma è giusto sapere che noi, nella primavera del 2013, avevamo già deciso di abbandonare l’impegno politico. Ma quella visita riaccese una “fiamma” in noi. Chi ci conosce sa che il nostro impegno è sempre stato un servizio e vedere quella perla così abbandonata, desolata nonostante il potenziale che può ancora esprimere, aver parlato con quella gente ci ha fatto sentire in dovere di rimetterci in gioco. Così ci candidammo alle imminenti amministrative. Io non ero candidato, ero il presentatore della lista. Inizialmente presentammo il nostro simbolo della Fiamma Tricolore, ci sembrava giusto, perché dover nascondere la nostra identità? Già eravamo dei perfetti sconosciuti. Ci sembrava un atto dovuto e di rispetto verso quella popolazione. Poi dovemmo cambiare a causa di presunti errori burocratici e ci presentammo come una lista civica, “Roccaforte Rinasci” con Giuseppe Minnella candidato sindaco. Quel piccolo boicottaggio (avevamo dimostrato che i documenti erano tutti corretti) sarebbe stata solo la punta di un iceberg contro di noi. Si scatenò subito, infatti, una violenta campagna diffamatoria nei nostri confronti ad opera di tanti "benpensanti", ma soprattutto da parte dei cosiddetti "democratici" che, dall’alto della loro sinistra “superiorità morale”, invitavano i roccafortesi a non andare a votare per scongiurare il pericolo fasssshhhhista, nazzzzzista, rrrrrrazzista e via dicendo. Giornalisti (anche di testate nazionali) che non dormivano la notte per cercare invano qualche nostra dichiarazione compromettente, politicanti che non sprecavano giorno per scrivere un comunicato stampa contro di noi. Eppure nessuno di questi era mai stato a Roccaforte, probabilmente non conosceva nemmeno la sua esistenza prima e continuava a tenersi a debita distanza. E poco importa se le Amministrazioni sciolte per mafia, non solo a Roccaforte ma in tutta l’Area Grecanica, erano state tutte di sinistra, poco importa se tanto si è blaterato ma nessuno di questi democratici aveva presentato una lista concorrente alla nostra. Si, tutti volevano difendere la democrazia a Roccaforte ma si chiedeva di non andare a votare e gli unici che presentarono una lista fummo solo noi, tra l’altro con nostra sorpresa. Una delle accuse più frequenti che ci venivano rivolte era quella di profanare il paese del partigiano "Pietro". Eppure, il monumento al partigiano "Pietro" versava in condizioni pietose, era sporco e aveva la foto divelta da chissà quanti anni nonostante le amministrazioni passate fossero tutte di sinistra… Nessuno lo sa, a distanza di anni possiamo confessarlo senza retorica, ma, se fossimo diventati amministratori di quel meraviglioso quanto disgraziato paese, ci eravamo promessi che una delle nostre prime opere sarebbe stata il restauro di quel monumento. Perché per noi la storia è una cosa seria, non una questione politica da strumentalizzare; perché per noi la memoria storica è importante per l’identità di un Popolo! Sempre! A prescindere! Certo, ci eravamo anche ripromessi di intestare il piccolo spiazzo dove sorge quel dimenticato monumento a Giorgio Almirante in quello che sarebbe stato un bellissimo gesto di pacificazione nazionale. Una pacificazione che da destra a sinistra (categorie ormai illusorie e strumentali perché sovrapponibili) nessuno vuole veramente perché il potere ha sempre bisogno di distrazioni sociali per mantenersi vivo, anche se ormai fascisti e partigiani sono tutti morti e del fascismo non restano che le opere, le case popolari e qualche stralcio di pensione. Altra frequente accusa che ci veniva rivolta era quella di voler "colonizzare" Roccaforte, volerla "conquistare", Vunì (così in grecanico) doveva essere amministrata dai suoi cittadini e non da stranieri. Bizzarro che questa cosa non valga adesso anche per Platì… Erano insinuazioni che ci facevano sempre sorridere. La nostra candidatura nasceva per caso, in un momento in cui avevamo deciso di chiudere, e soprattutto noi avevamo fatto tutto in punta di piedi, con grossa umiltà, senza farci pubblicità e senza lo sponsor di un premier né di altri. Nessuno, infatti, nemmeno i tanti "amici" "di destra" spesero una sola parola a nostro favore. Eravamo praticamente soli contro tutti. Ma poco ci importava, noi continuavamo per la nostra strada che cercavamo di costruire insieme alla popolazione di Roccaforte. Il nostro primo atto fu quello di riqualificare la piazza principale e l’adiacente teatro. Fu una bella fatica. E continuammo poi stabilendo un dialogo ed un rapporto con le persone del luogo. Qualcuno qui a Reggio ci diceva che eravamo dei pazzi, ma a noi piaceva stare in mezzo a quella gente. Andavamo porta a porta a metterci la nostra faccia ed a conoscere quella gente di persona, all’assemblea pubblica erano tanti i volti giovani e le donne. Avevano voglia di parlare, di raccontare i loro problemi, di avere un interlocutore, e nelle loro parole non c’era rassegnazione anche se si sentivano abbandonati. Credo che la loro forza fosse l’amore per la propria terra. Il contatto con quella gente fu la più bella esperienza politica della mia vita nonostante fosse l’ultima. Si concluse con l’ennesima sconfitta. Scontata direi. Era impossibile che sarebbe andato a votare il 50 % + 1 degli elettori per l’unica lista presentata, anche in considerazione del fatto che il paese ormai è quasi disabitato. E infatti sbagliammo a non presentare la seconda lista! All’epoca fu una scelta presentare solo una lista. Ci sembrava un atto di onestà verso i cittadini "della Rocca" (così affettuosamente la chiamavamo). Ma in politica occorre anche un pizzico di cinismo ed oggi dico che avremmo dovuto presentare la seconda lista ed amministrare quel paese! Per chi non conosce i meccanismi elettorali, in caso di seconda lista non ci sarebbe stato il vincolo del quorum ed essendo noi gli unici in campo saremmo stati automaticamente eletti. Lo avremmo dovuto fare non per noi ma per dimostrare a tutti questi ben pensanti che amministrare è una cosa seria! E che questi paesi non sono un taxi per costruire carriere politiche e che la Calabria non ha bisogno di eroi ma di gente semplice e sincera! Occorre dedizione, sacrificio ed una rinnovata e concreta idea di partecipazione. Noi, pur sapendo di non poter mai essere eletti in quelle condizioni, studiavamo altre esperienze di piccoli Comuni in Italia che erano stati quasi abbandonati ma successivamente erano riusciti a conoscere un nuovo processo di sviluppo, soprattutto turistico; già invitavamo amici e parenti con attività sociali, ludiche e sportive ad organizzare eventi su a la "Rocca"; immaginavamo Consigli comunali aperti dove tutti i cittadini avrebbero potuto esprimersi e diventare i protagonisti dell’amministrazione. Fantasticavamo tanti problemi, ma non con i cittadini, piuttosto con la magistratura, spinta da una certa politica che non avrebbe mai potuto accettare che Roccaforte potesse rinascere sotto la spinta dei "fascisti" (sic) e diventare un modello di partecipazione diretta per l’amministrazione della cosa pubblica. Erano sogni puri di ragazzi puri che non sono cresciuti comodamente nei salotti radical-chic della "Reggio bella e gentile", ma hanno sempre vissuto fra la gente, per la gente e la sua Terra. L’amore è sempre stata l’unica benzina del nostro motore. Tutt’altra storia invece, purtroppo, quella che leggo per Platì che un giorno, anche lei fu meta delle nostre scampagnate. Mi scuso per la lunghezza ma quell’amore che mi animava anni fa, nonostante tutto, non si è ancora sopito e non posso tacere di fronte a questa ennesima speculazione ad opera dei soliti venditori di fumo e di odio, anche se si presentano in gonna!  Un piccolo post scriptum: qualcuno/a rabbiosamente dirà che il mio è solo uno sfogo di frustrazione, probabilmente non ha letto che confermo con convinzione la scelta di aver abbandonato la politica. Forse sono proprio questi ad avere pene per la testa. Altri invece capiranno che la politica significa costruire insieme alla gente per la gente, non sulle spalle della gente.

Giorgio Arconte, giovane reggino

 

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