Borseggia un'anziana sul bus, ma la fuga dura poco

La Polizia ha arrestato a Reggio Calabria un 51enne di nazionalità algerina, accusato di furto ai danni di un’anziana donna.

L’uomo, mentre si trovava a bordo di un autobus adibito al trasporto pubblico in città, approfittando di una fermata di servizio in prossimità del Ponte Calopinace, con un rapido gesto avrebbe sottratto il portafoglio dalla borsa della vittima per poi darsi alla fuga a piedi per le vie circostanti.

Immediata è stata la richiesta di aiuto da parte dell’anziana che ha contattato, tramite il numero 113, la Sala operativa della Questura, ed altrettanto immediato è stato l’intervento degli operatori della Volante che hanno avviato le ricerche dell’autore del furto. L’uomo è stato individuato e fermato nei pressi di via Nicola Furnari mentre correva nel tentativo di evitare di essere raggiunto dagli agenti.

L’arrestato è stato identificato e sottoposto a perquisizione personale, all’esito della quale è stato trovato in possesso dell’intera somma di denaro rubata alla donna. All’indagato è stato, inoltre, notificato il decreto di espulsione dal territorio italiano poiché irregolare sul territorio nazionale.

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Tra i beni sequestrati a imprenditore calabrese oltre 2 milioni di euro nascosti in due valigie

I finanzieri del Comando provinciale di Reggio Calabria, con il coordinamento della locale Direzione distrettuale antimafia, hanno dato esecuzione ad un provvedimento emesso dal Tribunale reggino che dispone il sequestro di beni - per un valore complessivo stimato in circa 3,5 milioni di euro - riconducibili ad un imprenditore reggino, operante nel settore del commercio carburanti.

La figura del destinatario della misura era emersa nell’ambito dell’operazione “Andrea Doria”, eseguita dalla guardia di finanza in un'attività di contrasto all’infiltrazione della ‘ndrangheta nell’economia legale, che avrebbe permesso di scoprire l’esistenza di una struttura organizzata, attiva nel commercio di prodotti petroliferi, dotata di un meccanismo ben collaudato con lo scopo principale di evadere le imposte, attraverso l’emissione e l’improprio utilizzo delle  “dichiarazioni di Intento”. In particolare, sotto la direzione strategica di un commercialista campano e con la comprovata compiacenza di soggetti esercenti depositi fiscali e commerciali ubicati in Calabria e Puglia, le organizzazioni criminali avrebbero realizzato il controllo dell’intera filiera della distribuzione del prodotto petrolifero, dal deposito fiscale ai distributori stradali.

In tale ambito, l'imprenditore interessato dal provvedimento di sequestro è stato rinviato a giudizio per i reati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di delitti contro il patrimonio, nonché per il reato di trasferimento fraudolento di valori aggravato dalla finalità di agevolare l’attività della ‘ndrangheta ed in particolare della cosca Labate, attiva a Reggio Calabria.

In tale ambito, la Direzione distrettuale antimafia ha delegato il Gruppo investigazione criminalità organizzata (Gico) delle fiamme gialle a svolgere un'indagine a carattere economico-patrimoniale finalizzata all’applicazione di misure di prevenzione patrimoniali.

Al riguardo, l’attività di indagine è stata indirizzata alla ricostruzione delle acquisizioni patrimoniali effettuate tra il 2000 e il 2020, verificando - attraverso una complessa e articolata attività di accertamento e riscontro documentale - il patrimonio nella disponibilità dell'imprenditore, direttamente o indirettamente, il cui valore, secondo gli inquirenti, risultava sproporzionato rispetto alla sua capacità reddituale.

Alla luce di tali evidenze, la Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria ha disposto il sequestro del patrimonio riconducibile all'imprenditore e al suo nucleo familiare - per un valore complessivo stimato in circa 3,5 milioni di euro - costituito da tre società di capitali e quote di un’ulteriore società, un fabbricato, due terreni, beni mobili, rapporti bancari e finanziari e relative disponibilità. Peraltro, nell’ambito del sequestro figura denaro contante per  2.101.580 di euro, rinvenuto dai finanzieri, suddiviso in mazzette avvolte nel cellophane, occultate in due valigie nascoste in un garage nella disponibilità dell’imprenditore.

Rapina due fratelli, minorenne finisce ai domiciliari

Nella tarda serata di giovedì scorso, la polizia ha arrestato a Reggio Calabria un minorenne, accusato di aver compiuto una rapina aggravata in strada ai danni di due fratelli minorenni e, successivamente, di una rapina a casa delle medesime vittime.

In particolare, il giovane, dopo aver minacciato i ragazzi, si sarebbe impossessato dei telefoni cellulari e delle scarpe sportive indossate da uno dei due. L’indagato avrebbe, quindi, costretto le vittime a condurlo nella loro abitazione dove, sotto la minaccia di un coltello, si sarebbe fatto consegnare100 euro.

Ricevuta la segnalazione, gli agenti sono riusciti a individuare il presunto rapinatore, il quale sarebbe stato trovato in possesso della refurtiva e del coltello usato per minacciare i due fratelli.

Dopo l’arresto, il minore è stato posto ai domiciliari.

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Casa di cura abusiva sequestrata in Calabria

I carabinieri del Nas hanno sequestrato a Reggio Calabria una struttura adibita a casa famiglia per anziani che era stata trasformata abusivamente in casa di cura, denunciando in stato di libertà il titolare 55enne ed una sua dipendente 47enne di origine romena.

La struttura era già stata sottoposta a controlli fin dall'estate del 2020 dai quali erano emerse una serie di irregolarità strutturali e organizzative, tanto da indurre il Comune a disporre la sospensione dell'attività.

Gli accertamenti successivi hanno dimostrato che la casa famiglia continuava invece ad ospitare anziani. Situazione che ha fatto scattare l'intervento immediato dei carabinieri del Nas.

I militari, guidati dal maggiore Giacomo Claudio Moschella, nel momento in cui hanno avviato il controllo della struttura, hanno bloccato uno dei dipendenti che alla loro vista, portando in braccio un'anziana non autosufficiente e provvista di catetere, tentava di allontanarsi dall'immobile tramite un'uscita secondaria.

Dalle indagini è emerso che nella casa di cura abusiva, malgrado l'ordinanza di sospensione dell'attività da parte del Comune, erano presenti ancora 11 anziani, dieci dei quali con gravi patologie fisiche e psichiche. Gli ospiti, tra l'altro, erano costretti a trascinarsi in catetere e venivano ospitati in camere vetuste, prive di mobili ed in letti senza barriere e con i climatizzatori non funzionanti. Ad accudire gli anziani c'erano due persone prive di titoli professionali per l'assistenza sanitaria e che non indossavano le protezioni anti contagio Covid.

Dai controlli è emerso inoltre che agli anziani venivano somministrati farmaci senza seguire precisi piani terapeutici.
Gli ospiti della struttura, con l'ausilio del personale del settore Welfare del Comune, sono stati trasferiti dai carabinieri in case di parenti o in altre strutture socio-assistenziali autorizzate.
Il titolare della struttura e la dipendente sono stati denunciati con l'accusa, tra l'altro, di abbandono di persone incapaci e di esercizio abusivo della professione sanitaria.

Operazione “Planning” contro la ‘ndrangheta: 12 misure di custodia cautelare, sequestro di beni per oltre 32 milioni di euro

Personale della Direzione Investigativa Antimafia e militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, sotto il coordinamento della locale Direzione Distrettuale Antimafia, hanno eseguito un’ordinanza di misure cautelari emessa dal gip del Tribunale di Reggio Calabria nei confronti di 12 persone (8 in carcere e 4 agli arresti domiciliari) gravemente indiziate, a vario titolo, di associazione mafiosa, concorso esterno, associazione per delinquere, impiego di denaro di provenienza illecita, autoriciclaggio, trasferimento fraudolento di valori, tutti comunque aggravati dalle modalità mafiose.

Contestualmente - in Lombardia, Abruzzo, Lazio e Calabria - Dia e finanzieri hanno eseguito il sequestro preventivo, finalizzato alla confisca per equivalente, disposto dalla Dda reggina di 28 imprese, di cui 1 con sede legale in Slovenia ed 1 con sede legale in Romania, 27 unità immobiliari, quote societarie e disponibilità finanziarie per un valore complessivo di oltre 32 milioni di Euro.

L’operazione costituisce l’esito di un’articolata indagine condotta dalla Dia e dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Reggio Calabria che ha consentito di fare luce– fatte salve le successive valutazioni di merito – co-interessenze economiche sussistenti tra alcuni imprenditori e cosche di ‘ndrangheta della città di Reggio Calabria.

In particolare, secondo quanto ricostruito nel corso delle indagini, sarebbero stati acquisiti elementi integranti l’esistenza di un’associazione a delinquere nel cui ambito imprenditori attivi nel settore edile e della grande distribuzione alimentare – taluni dei quali già coinvolti in indagini penali o destinatari di misure di prevenzione – avrebbero stretto una pluralità di accordi con famiglie di ndrangheta, agevolando l’infiltrazione della consorteria in quei settori attraverso la compartecipazione occulta di loro esponenti alle iniziative economiche, gestite ed organizzate per il tramite di imprese fittiziamente intestate a terzi, ovvero mediante l’affidamento di numerosi servizi e forniture a imprenditori espressione dell’associazione criminale.

Parte dei profitti così accumulati sarebbe stata successivamente trasferita in maniera occulta, attraverso fittizie operazioni commerciali e fittizi rapporti giuridici, al fine di dirottare la liquidità verso i titolari effettivi delle operazioni economiche, incluse le cosche di ndrangheta, e di ostacolare le indagini, eludendo l’applicazione delle misure di prevenzione patrimoniali e consentendo l’impiego e l’autoriciclaggio dei proventi illeciti.

Parallelamente, le cosche avrebbero agevolato l’espansione delle iniziative imprenditoriali sul territorio, a discapito dei concorrenti, tutelandone gli interessi anche con l’esercizio della forza intimidatoria.

Le indagini, durate 2 anni, hanno avuto ad oggetto presunti fatti illeciti commessi dal 2011 al 2021 e sono state integrate e riscontrate da plurime e convergenti dichiarazioni di collaboratori di giustizia, formatesi autonomamente e in tempi diversi.

Peraltro, le investigazioni avrebbero consentito di svelare ulteriori ipotesi di impiego di denaro o beni o utilità di provenienza illecita e autoriciclaggio che coinvolgono la provincia di Pescara, ove taluni indagati avrebbero sostenuto, con proventi derivanti dall’attività criminale, un investimento finalizzato all’avviamento e alla gestione di due supermercati.

Nello specifico, gli imprenditori reggini coinvolti nell’iniziativa economica sviluppata in tale area sarebbero accumunati dai rapporti di solidarietà criminale con la cosca De Stefano, sebbene questo non sarebbe l’unico tratto collusivo con la ‘ndrangheta reggina, atteso come la gran parte di loro vanterebbe anche ulteriori rapporti di solidarietà criminale con altre cosche.

'Ndrangheta, beni per 15 milioni di euro confiscati a imprenditore calabrese

Personale della Direzione investigativa antimafia, finanzieri del Comando provinciale di Reggio Calabria e dello Scico, con il coordinamento della Procura nazionale antimafia e antiterrorismo e della locale Direzione distrettuale antimafia, hanno eseguito un provvedimento, emesso dal Tribunale di Reggio Calabria, che dispone la confisca di compendi aziendali, beni immobili, mobili e rapporti finanziari - per un valore complessivo stimato in oltre 15 milioni di euro - riconducibili ad un imprenditore reggino attivo nel settore dei servizi aziendali.

La figura dell’imprenditore era emersa nell’ambito dell’operazione denominata “Martingala”, condotta da personale della Dia e della guardia di finanza di Reggio Calabria, sotto il coordinamento della locale Direzione distrettuale antimafia, conclusasi nel mese di febbraio 2018, nel cui ambito l'uomo è stato rinviato a giudizio per diverse ipotesi di reato, tra cui associazione per delinquere finalizzata alla commissione di una serie indeterminata di reati connessi e conseguenti alla gestione delittuosa di flussi economici, tra i quali riciclaggio, autoriciclaggio e reimpiego, emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, intestazione fittizia di beni, con l’aggravante dell’agevolazione mafiosa.

In particolare, secondo quanto emerso dalle indagini, il destinatario del provvedimento sarebbe stato il “regista” di un complesso sistema illecito, costruito intorno a molteplici società di comodo, con sede in Italia ed all’estero, di cui aveva la disponibilità diretta o mediata. Lo stesso, tramite regolare documentazione, con fatture per operazioni inesistenti accompagnate da artificiosi documenti di trasporto, di movimenti fittizi di merci e prestazioni apparenti di servizi, tra le società a se riferibili e le imprese beneficiarie avrebbe offerto ai propri “clienti” una formale giustificazione per la grande quantità di denaro che convergeva verso le sue imprese.

L'imprenditore, quindi, avrebbe messo a disposizione di numerose imprese – per lo più riferibili a persone ritenute diretta espressione della ‘ndrangheta o collusi con questa – la sua organizzazione e il suo reticolo di società cartolari, sparse tra l’Italia e l’estero, sistematicamente coinvolte in svariate transazioni economiche, che simulavano movimenti di merci e flussi finanziari di apparente origine commerciale. Il sistema così congegnato sarebbe stato funzionale, oltre che ad esigenze di riciclaggio, anche all’acquisizione fraudolenta di crediti fiscali.

In relazione alle risultanze dell’attività investigativa, la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo e la locale Direzione distrettuale antimafia hanno delegato al Gruppo investigazione criminalità organizzata della guardia di finanza di Reggio Calabria, allo Scico e al locale Centro operativo Dia, l'indagine di carattere economico/patrimoniale finalizzata all’applicazione di misure di prevenzione personali e patrimoniali.

Al riguardo, dopo aver delineato il profilo di pericolosità sociale sia generica che qualificata dell'indagato, anche valorizzando le risultanze delle precedenti indagini, gli investigatori hanno indirizzato la loro attività alla ricostruzione delle acquisizioni patrimoniali - dirette o indirette - effettuate dall'uomo nell’ultimo trentennio, accertando - attraverso una complessa e articolata attività di verifica e riscontro documentale - i patrimoni, direttamente o indirettamente, a lui riconducibili, il cui valore sarebbe decisamente sproporzionato rispetto alla capacità reddituale dichiarata ai fini delle imposte sui redditi nonché in quanto frutto o reimpiego, in buona parte, di attività illecite.

Alla luce di tali risultanze, il Tribunale di Reggio Calabria, nel mese di ottobre 2020, ha disposto il sequestro del patrimonio riconducibile all'imprenditore. Successivamente, riconoscendo la validità dell’impianto indiziario, con il provvedimento eseguito oggi ha decretato la confisca dell’intero compendio aziendale di 7 tra imprese e società commerciali, con sede sia in Italia che all’estero, 1 ditta individuale, 5 immobili, 10 orologi di lusso e disponibilità finanziarie per un valore complessivo stimato in oltre 15 milioni di euro.

Con il medesimo provvedimento, il locale Tribunale ha sottoposto l’imprenditore a sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, per 4 anni, con obbligo di soggiorno nel comune di residenza o dimora abituale.

Occupa una casa e aggredisce i poliziotti con un mattarello, arrestato

Un extracomunitario è stato arrestato ieri sera a Reggio Calabria, con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali aggravate.

Tutto ha avuto inizio quando l’uomo ha forzato la porta di un’abitazione, con l’intento di occuparla. Sul posto sono quindi intervenuti gli agenti delle volanti che, giunti a destinazione, sono stati aggrediti con un mattarello. A quel punto, per evitare che la situazione degenerasse è stato chiesto l’intervento di una pattuglia armata di Taser. Grazie alla pistola a impulsi elettrici, l’esagitato, che nel frattempo aveva colpito ad una spalla uno degli agenti, è stato messo in condizione di non nuocere.

Infine, è stato arrestato con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali aggravate.

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Rubano trattore e materiale agricolo, arrestati

Nei giorni scorsi, a Reggio Calabria e Gioia Tauro, su disposizione del gip del Tribunale reggino, i carabinieri hanno dato esecuzione a un’ordinanza d’applicazione di misura cautelare nei confronti di quattro persone, accusate di ricettazione in concorso, con l’aggravante della recidiva reiterata.

Il provvedimento giunge in seguito ad un’indagine scattata a marzo scorso, dopo che i carabinieri della Stazione di Reggio Calabria - Cannavò, hanno acquisito una denuncia contro ignoti per il furto di un trattore e di altro materiale agricolo.

Gli investigatori hanno quindi verificato alcuni dati in loro possesso, constatando che il 23 febbraio scorso, nel corso di un normale controllo del territorio, una pattuglia dell’Arma aveva fermato un furgone che trasportava un trattore le cui caratteristiche erano simili a quelle del mezzo rubato.

Nella circostanza, i militari avevano sottoposto a controllo anche un’autovettura con a bordo tre degli arrestati.

Pertanto, al termine dell’indagine è stato possibile identificare i presunti responsabili del furto.

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