L'Italia, l'immigrazione e il cambio d'umore

È tutto da vedere cosa faranno effettivamente le nostre navi in Libia. Quello che conta, oggi, è rilevare il cambio di umore, il messaggio esplicito o subliminare che si sta percependo. Siamo passati, infatti, e in pochi mesi, da “accoglienza di disperati… ”, a “combattere gli scafisti”, il che significa, di fatto, impedire le partenze, e quindi gli arrivi.

 Da notare che il mutamento è avvenuto senza che protesti nessuno. Cerchiamo di capire cosa sia intervenuto, in questi pochi mesi.

  • La pubblica opinione è quasi unanime nel cambio di umore.
  • Il numero degli sbarcati è cresciuto in modo preoccupante;
  • Gli sbarcati sono in realtà trasportati in Italia non solo da navi private, ma da navi militari di Stati europei che si guardano bene di portarli sulle proprie coste, pur comode e vicine.
  • È ormai noto che i governi italiani hanno firmato dei patti suicidi, noti come Dublino; e la gente ormai lo sa.
  • Gli sbarcati vorrebbero approdare in Italia, ma per poi andarsene in Europa. L’Europa ha chiuso le frontiere anche fisicamente. Schengen, infatti, riguarda unicamente i cittadini degli Stati firmatari, mica tutti gli esseri umani.
  • Lo stesso per la più che ovvia distinzione tra profughi – pochissimi e a ben determinate condizioni – e migrazione di massa.
  • Il puerile tentativo di prendersela con l’Ungheria e basta cozza con l’evidenza del muro di Calais e delle randellate di Ventimiglia della polizia francese.
  • Perciò gli sbarcati restano in Italia, dove è sotto gli occhi di tutti che non hanno niente da fare, e dove non c’è lavoro se anche lo cerchino.
  • Sono ormai quotidiani gli scandali e casi dubbi connessi con l’accoglienza; e il buonismo si sta rivelando, se non sempre, spesso, un lucroso affare. Lo stesso per le navi private, le quali, con il solo rifiuto di polizia a bordo, rilevano una lunghissima coda di paglia.
  • Il salviniano “Aiutiamoli a casa loro”, scappato di bocca anche a Renzi, va finalmente preso sul serio.

 Sono interessanti anche alcuni risvolti della missione navale italiana.

 Essa è italiana e non europea, ed è il fallimento dell’Europa l’unica volta che poteva agire solidarmente in politica estera.

 È una risposta allo schiaffo francese della settimana scorsa, quando Macron convocò i libici senza avvertire il governo italiano; tanto più che lo strombazzato accordo pare sia fallito.

 È una missione militare, con tutti gli automatismi che ciò comporta: se attaccati, i nostri militari dovranno (non “potranno”) reagire facendo uso delle armi.

 Concludo con un suggerimento sussurrato a Gentiloni: ne parli e ne faccia parlare il meno possibile. In questo momento, tutto ci serve tranne del chiasso, se dovesse succedere qualcosa di brusco.

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