Omicidio di Fermo, l'altra verità: i testimoni smentiscono la versione della vedova

Dalle testimonianze raccolte dagli inquirenti sembra emergere una verità differente rispetto a quella raccontata finora. L'omicidio di Emmanuel, il cittadino nigeriano morto a Fermo dopo una lite, sembra aver avuto una dinamica completamente diversa rispetto a quanto riferito  dalla moglie della vittima. Secondo i due vigili urbani intervenuti sul posto, quando sono arrivati sul luogo in cui è accaduto il fatto, Emmanuel, era ancora vivo e si sarebbe accasciato al suolo in un secondo momento. Il racconto dei due agenti è contenuto in una relazione di servizio allegata agli atti dell’inchiesta e nel verbale di sommarie informazioni redatto dalla polizia su delega della magistratura inquirente. Le dichiarazioni rese dai due vigili urbani coinciderebbero con quelle degli altri quattro testimoni. Si tratta di quattro donne, due delle quali sono considerate testi chiave in quanto avrebbero assistito alla lite ed avrebbero raccontato, ad esempio, che a scagliare il palo segnaletico contro Mancini sarebbe stato Emmanuel e non il contrario. Le testimoni, ritenute attendibili sia dalla Procura che dal Gip, smentirebbero, quindi, la versione raccontata dalla vedova di Emmanuel, Chinyery, che aveva raccontato che a scagliarsi con violenza contro lei e il marito, che avevano solo chiesto verbalmente conto dell’insulto razzista, era stato Mancini. Non sarebbe stato così, tanto che ora la stessa nigeriana potrebbe rischiare l’incriminazione per calunnia. Le altre due testimoni sono un’operatrice dello Sprar e un’insegnante di italiano. Entrambe sarebbero arrivate poco dopo le prime due. Tuttavia, una delle due avrebbe dichiarato di aver visto la donna di colore "colpire Amedeo sulla nuca, usando una scarpa che recava in mano". Dai dettagli forniti dai testimoni e dai due vigili urbani emergerebbe, quindi, una dinamica completamente diversa rispetto a quella tratteggiata dalla moglie della vittima.

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