Graziano (UdC): "L’acqua in Calabria ritorna ad essere un patrimonio pubblico"

L’acqua in Calabria ritorna ad essere un patrimonio pubblico. Dopo 25 anni di gestione delle risorse idriche, per buona parte privatizzata e con i disagi per i cittadini che sono triplicati, la Regione Calabria ha adottato un provvedimento attraverso il quale la Sorical diventerà interamente pubblica attraverso l’acquisizione del 46.5% delle quote detenute dal socio privato Acqua di Calabria Srl, controllata dalla multinazionale francese Veolia. Dopo anni la Calabria si adegua, così, alle linee guida imposte dall’Europa e dal Governo. Finalmente la Regione potrà ritornare ad investire e ad intervenire direttamente sulla politica di gestione delle risorse idriche mettendo mano a tutta la rete che oggi è colma di disservizi e, quindi, di sprechi. Con una speranza: che si chiuda, finalmente, il periodo delle insopportabili “falle” sulle condotte!

È quanto dichiara il presidente del Gruppo UdC in Consiglio regionale, Giuseppe Graziano, rimarcando l’incisività delle scelte assunte dalla Giunta regionale nell’approvazione della delibera che dà il via libera alla riforma delle politiche di gestione delle risorse idriche e plaudendo alla capacità manageriale del commissario SoRiCal SpA, Cataldo Calabretta, che in un anno di attività incessante alla guida della società ha lavorato perché oggi i calabresi possano ritornare finalmente a riappropriarsi di un bene primario fondamentale.

«Questo significa che nel prossimo futuro – aggiunge Graziano – i Comuni e quindi i cittadini pagheranno non più canoni idrici tra i più alti dell’intero continente e soprattutto a fronte di una riduzione dei costi avranno una rete più efficiente e, quindi, con meno disagi. È una conquista che porta la firma del Centro Desta di governo dopo la fallimentare esperienza della privatizzazione delle acque avvenuta a metà degli anni ’90. Già nel maggio del 2017 in Consiglio regionale approvammo i dettami della riforma per il passaggio da Sorical spa all’Autorità idrica calabrese. Poi l’iter rallentò e, oggi, finalmente si passa all’azione con l’unico obiettivo di razionalizzare le spese ed offrire un servizio efficiente ed efficace ai calabresi».

«Siamo una delle aree d’Europa più ricche di acqua ma, allo stesso tempo, siamo una delle regioni dove si registrano i disagi più assurdi proprio per le numerose deficienze di una canalizzazione vecchia e vetusta sulla quale in venticinque anni non si è mai messo mano. Con questa nuova iniziativa di coraggio, a cui la Regione Calabria è giunta grazie soprattutto all’impegno del commissario Calabretta, il governo delle acque – conclude Graziano – avrà, invece, un volto e una responsabilità chiara e conclamata».

 

Graziano: "Il nuovo ospedale della Sibaritide si farà"

«Il nuovo ospedale della Sibaritide si farà, è cosa certa. Perché parte da una volontà chiara ed inconfutabile della compianta Presidente Jole Santelli che sin dall’inizio del suo mandato aveva chiesto risolutezza, tempi certi e una pianificazione puntuale e dettagliata dei lavori. E così è stato, bandendo ogni tipo di passerella. Tant’è che uno degli ultimi input della Governatrice prima della sua dipartita, avvenuta il 15 ottobre dello scorso anno, fu proprio quello di dare avvio ai lavori del cantiere di contrada Insiti, che sarebbero poi partiti il successivo 7 novembre. Così come era volontà della Presidente Santelli rimettere mano alla geografia sanitaria della Calabria, attraverso un piano di riforma che elaborammo insieme e che prevede la riapertura, tra gli altri, dell’ospedale di Cariati. E su questo, credo, non possano esserci passi indietro o alcun tipo di ripensamento. Del resto anche lo stesso Commissario ad acta della Sanità in Calabria ha annunciato che la riapertura dell’ospedale di Cariati sarà inserita nella rete ospedaliera».

È quanto chiarisce, in modo inequivocabile, il Presidente del Gruppo UDC in Consiglio regionale, componente della Terza Commissione permanente sulla Sanità e promotore della Proposta di Legge sulla Riforma della Sanità in Calabria, Giuseppe Graziano, ponendo all’attenzione del Consiglio e della Giunta regionale dei concetti cardine all’interno dei quali è necessario riportare la discussione sulla gigantesca emergenza sanitaria che da anni vive il territorio della Sibaritide.

«Con molta franchezza e sincerità – aggiunge Graziano – credo che l’unico strumento per infondere fiducia ai cittadini sia quello di essere conseguenti alle attese. Ci sarà tempo e modo di ritornare sul territorio quando i lavori del nuovo ospedale saranno ultimati ed il presidio pienamente operativo e avrà iniziato a colmare il profondo gap sanitario che c’è nella Calabria del Nord-Est. Purtroppo le infinite passerelle e pose di prime pietre che si sono consumate nel corso degli ultimi 13 anni hanno solo fomentato malessere e disapprovazione. Tra l’altro era stata la stessa Jole Santelli ad ammonire tutta la coalizione sulla inopportunità di fare politica sulle opere incompiute. E l’ospedale di Insiti è ancora una di queste. Perché si potrà cantare vittoria solo quando quell’ospedale sarà operativo e funzionante».

«Inoltre – aggiunge il capogruppo UDC – rimettere in ballo la casa della salute nel “Cosentino” di Cariati è un pericoloso spauracchio. Non ci siamo. Perché a Cariati va riaperto l’ospedale, senza altre camuffate soluzioni. Anche in questo caso lo prevede una chiara volontà della presidente Santelli, con la quale abbiamo lavorando ad una Riforma del sistema sanitario calabrese che è diventata proposta di legge, prevedendo appunto la riapertura degli ospedali periferici. Volontà questa che il commissario alla sanità Guido Longo ha ratificato, appena venti giorni fa, in Consiglio regionale ribadendo chiaramente che la riapertura dell’ospedale di Cariati sarà inserita nella rete ospedaliera del Dipartimento della Salute. E questo perché, oggi più che mai, dopo aver attraversato il tunnel oscuro della pandemia pagandone un prezzo altissimo, è doveroso dare una risposta in termini di servizi sanitari ad un territorio a cui è stato letteralmente scippato il diritto

 

Covid, Graziano (UdC): “Fare chiarezza sui furbetti del vaccino”

«Si scrive “Altri” ma si legge “furbetti”. O almeno questa è la sensazione che suscita quando nel grafico della somministrazione dei vaccini in Calabria si vedono cifre e diciture stranissime. Si scopre, ad esempio, che in tre mesi nella nostra regione sono stati vaccinati solo poco più 9.000 tra docenti e personale scolastico (su un totale di 46.350), che siamo ancora indietro nel completare l’immunizzazione degli over 80 e delle persone fragili e che la fascia d’età compresa tra i 70 e gli 80 anni è ancora quasi a quota zero. Tutto questo, invece, a fronte di un’altra parte di popolazione calabrese, che conta ben 52.796 persone, che è stata vaccinata e non si capisce a che titolo. Chi sono? Perché hanno avuto massima priorità addirittura sul personale sanitario, scolastico e sulle persone fragili?».  

È quanto evidenzia il presidente del Gruppo consiliare UdC in Consiglio regionale nonché componente della Commissione regionale Sanità, Giuseppe Graziano, che a proposito ha chiesto una verifica al Commissario ad acta per la Sanità in Calabria, Guido Longo.

«Al momento – continua Graziano – sappiamo solo che buona parte di questi 52.796 vaccinati nella categoria “Altri” gravitano nella provincia di Cosenza. Non vogliamo conoscere la loro carta d’identità ma quantomeno capire a quali categorie prioritarie appartengano. Dal momento che ogni giorno sentiamo il lamento dei sindaci che chiedono la somministrazione dei vaccini per la popolazione anziana e che, puntualmente, gli viene risposto che non ci sono dosi. Allora c’è qualcosa che non torna. Perché se si è riusciti a trovare ben 52mila dosi di siero dell’immunità al Covid-19 per una generica categoria “Altri” non capisco perché non si trovino anche quelle per il richiamo destinate a migliaia di persone anziane che rischiano la vita a causa del virus».  

 

«Sia chiaro – precisa Graziano – più gente si vaccina in questo momento, meglio è per tutti. È giusto, però, seguire delle priorità ed evitare che i “furbetti” abbiano la meglio anche in una situazione del genere. Altra cosa, la linea di precedenza è gusto che venga dettata dalle autorità sanitarie senza lasciare in mano ad altri enti il compito di decidere chi e come vaccinare. Altrimenti il rischio reale è che categorie vulnerabili o altamente a rischio, come il personale sanitario, le forze dell’ordine o il personale scolastico passino in subordine rispetto ad altre categorie che magari in questo momento, cosa ancora più assurda, stanno lavorando in smart-working e non hanno contatto con il pubblico. Si faccia chiarezza – conclude Graziano -  e si diano indicazioni chiare per evitare che la gente entri ancor di più nella spirale sfiducia nei confronti della campagna di vaccinazione. In questo momento sarebbe una catastrofe».

 

Graziano (Udc): "Il nuovo Decreto Calabria è una scatola vuota"

«Nuovo Decreto Calabria, pieni poteri al commissario ad acta ma zero prospettive. Si rischia di finire in un tunnel profondo e senza uscita. La Camera approva un ordine del giorno, proposto dal centrodestra, che impegna il governo sulla riapertura degli ospedali chiusi e sul potenziamento dei presidi di montagna parzialmente utilizzati, ma di fatto non c’è nessun impegno normativo che ne preveda la reale ripresa delle attività. Quindi, non si è riusciti a mettere nero su bianco un piano concreto per tutelare il diritto alla salute. Non solo, si dice genericamente che serve assumere personale a tempo determinato per far fronte all’emergenza Covid, dimenticando totalmente che la Calabria è in deficit di medici, infermieri e operatori sanitari da prima della pandemia. Praticamente questo Decreto è una scatola vuota».

È quanto dichiara il presidente dell’Unione di centro in Consiglio regionale, Giuseppe Graziano, preoccupato degli effetti che la nuova legge per il riordino della sanità in Calabria, così impostata, potrebbe avere sui servizi al cittadino.

«È un provvedimento – aggiunge Graziano – carico di tantissimo populismo ma privo di ogni contenuto. Spero che in seno di approvazione definitiva al Senato, il nuovo Decreto Calabria cambi completamente forma ma, in realtà, non nutro alcuna speranza. Anche perché le discussioni degli ultimi mesi, imbastite dalle forze di maggioranza e farcite di tantissime contraddizioni, non danno adito a nessuna modifica sostanziale del provvedimento. Quello che sappiamo è che per i prossimi due anni saranno dati pieni poteri al commissario ad acta, che avrà prerogative sull’edilizia sanitaria e potrà nominare un proprio staff dirigenziale composto da ben 25 persone. Sappiamo anche che i commissari delle Asp e delle Aziende ospedaliere potranno essere nominati pur non avendo alcuna competenza specifica in materia sanitaria».

 «Di davvero grave, però, - precisa Graziano - c’è che, ancora una volta, non si prevede la riapertura degli ospedali chiusi e che non ci sarà alcun piano di assunzioni per garantire alla sanità calabrese più personale da mettere a disposizione dell’utenza. Evidentemente lo scandalo degli ultimi mesi non è servito a portare il Governo su una posizione oggettiva e razionale e il diritto alla salute nei territori periferici continuerà ad essere negato mentre la gente per curarsi continuerà ad emigrare. Non è bastata nemmeno la tirata d’orecchie fatta da Gino Strada sull’utilità di garantire una rete ospedaliera pubblica capillare. Nulla. Solo parole. Persino i soldi che dovevano essere destinati alla Calabria per uscire dall’impasse sanitario sono stati dimezzati considerato che, è scritto nella bozza del Decreto approvato alla Camera, si prevede un fondo di accantonamento di soli 60milioni di euro (prima erano 60milioni all’anno). Insomma, c’è solo l’ennesimo rigurgito populista che sostiene di voler giustamente liberare la sanità calabrese da corruzione, illegalità e interessi criminali ma non dice nulla su come vuole farlo. Il vero problema, in realtà – conclude il capogruppo dell’UDC in Consiglio regionale – è che a dire queste cose e ad impostare questo provvedimento è la stessa classe politica che attraverso i commissari ha governato la sanità calabrese negli ultimi anni con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Personalmente, non mi sento responsabile di questa situazione in rovina e con me buona parte della classe dirigente del centrodestra calabrese, che nei fatti non ha avuto nessun ruolo di responsabilità nella gestione del diritto alla salute. Eppure, da rappresentanti delle istituzioni, legittimamente eletti, continuiamo a rimanere esclusi dall’assolvere ad un dovere che ci impone la Costituzione»

 

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Turismo post-Covid in Calabria, Graziano: “Necessario lavorare ora per evitare ecatombe”

«Comparto turistico calabrese in ginocchio. Quest’anno si stima una perdita, rispetto al 2019, di oltre il 90% del fatturato. Un’ecatombe economica per uno dei comparti trainanti della Calabria. Il vero problema, però, non è rappresentato dall’emergenza Covid-19, che presto – si spera – passerà, bensì dalla massiccia campagna di comunicazione massmediatica avvenuta nell’ultimo mese e mezzo, che ha messo alla luce tutte le deficienze del nostro sistema sanitario. Ecco perché bisogna lavorare da adesso, in forma sinergica, per far sì che ci sia subito, già a partire dai prossimi mesi, una ripresa del mercato turistico ma soprattutto che i nostri operatori del settore, a partire dalle agenzie viaggio, siano messi nelle condizioni di operare e indirizzare i flussi vacanzieri sul nostro territorio. Purtroppo il Governo, anche in questo caso, si è completamente dimenticato di questa categoria che non risulta nelle graduatorie per i ristori. Assurdo!»

È l’allarme che lancia il Presidente di Unione di Centro in Consiglio regionale, Giuseppe Graziano, preoccupato dai dati pubblicati dal Movimento autonomo delle agenzie di viaggio che ha tracciato un bilancio in netta perdita per il comparto turistico con una previsione pessima anche per i prossimi mesi.

«Purtroppo – aggiunge il capogruppo UDC – il turismo avrebbe bisogno di una strategia nazionale che al momento manca. Anche gli stessi ristori sono stati elargiti senza un reale criterio. Le agenzie viaggio, ad esempio, che per la Calabria rimangono il presidio più importante per consentire l’accesso dei flussi turistici nei territori e che oggi non sono solo in difficoltà economica ma sono state private della possibilità di programmare a medio lungo termine le loro attività, restano tagliate fuori da qualsiasi strategia di sviluppo. Rappresentano un buco nero che nessuno considera. E questa è una grave défaillance del Governo centrale».

«La Regione Calabria da parte sua – va avanti Graziano - ha lavorato, sta lavorando e continuerà a lavorare per consentire che il mercato turistico regionale, uno dei comparti produttivi vitali per la nostra economia, non subisca contraccolpi pesanti nel post pandemia. Sicuramente – precisa ancora Graziano – bisognerà valutare l’opportunità di sospendere la Tassa regionale sul turismo che grava pesantemente sulla categoria dei tour operator ma soprattutto su quella delle agenzie viaggio. Bisognerà valutare di attivare, così come è stato fatto nella prima e nella seconda fase pandemica, nuove campagne di promozione che incentivino i vacanzieri a venire in Calabria in tutta sicurezza. Ecco perché si potrebbe valutare di fornire gli oltre 300 operatori turistici che lavorano sul territorio regionale di tamponi rapidi che consentano una tracciabilità veloce per chi voglia trascorrere le sue ferie nei nostri territori, così come hanno fatto le maggiori compagnie crocieristiche già nei mesi scorsi. Le soluzioni ci sono e, così come la Regione ne ha già messe tante in cantiere, nei mesi scorsi e durante le ultime settimane, anticipando anche diverse iniziative promosse poi nel resto del Paese, sicuramente non tarderanno ad arrivare. Il turismo – conclude Graziano – è un asset strategico e vitale per la Calabria e tutti i suoi attori non potranno essere lasciati soli»

 

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Emergenza Covid, Graziano:"Annunziata al collasso, aprire subito ospedali periferici"

«L’Annunziata è al collasso. Riaprire subito gli ospedali chiusi e potenziare quelli di montagna per alleggerire il peso dell’emergenza Covid nel territorio provinciale e, da qui, partire con una nuova programmazione sanitaria che vada a superare decenni di disservizi e privazioni nell’erogazione del diritto alla salute. Nonostante l’Azienda ospedaliera di Cosenza abbia attivato quasi 120 posti letto in pochi giorni per affrontare la seconda e violenta ondata pandemica, ieri sera nel pronto soccorso bruzio c’erano ancora 30 persone in attesa di ricovero. Tutto questo mentre si attende ancora l’inutile installazione di ospedali da campo quando sarebbero subito pronti e disponibili posti letto in presidi che attendono solo di essere riaperti. Cosa si aspetta?»

È quanto afferma Giuseppe Graziano, presidente del gruppo UdC in Consiglio regionale nonché componente della commissione regionale Sanità che, dopo aver scritto ed interloquito con il Governo ed il Ministero della Salute sulla necessità di riattivare subito la rete ospedaliera territoriale, torna a denunciare l’incapacità decisionale e programmatica dell’Asp di Cosenza.

«Stiamo facendo di tutto affinché lo tsunami della pandemia ci travolga» dice Graziano, che poi aggiunge: «Non è bastato lo scandalo nazionale del Caso Calabria, nell’Azienda sanitaria di Cosenza si continuano a fare errori assurdi e non si ha il coraggio di assumere decisioni forti, su cui gravano anche omissioni e responsabilità di natura penale. Ieri sera nel pronto soccorso dell’Annunziata c’erano 30 malati Covid in attesa di ricovero e nessuno sapeva dove sistemarli. Perché, nonostante l’ospedale Hub di Cosenza, grazie anche al grande impegno e al lavoro di squadra messo in campo da tutti i responsabili di dipartimento, dai direttori sanitari del presidio e aziendale assieme al Covid manager, abbia attivato in pochissimo tempo ben 118 posti letto tra degenza, sub intensiva e intensiva, l’Asp di Cosenza non è riuscita ancora a reperire nuovi posti degenza. Ed il paradosso è che questi ci sono e sarebbero subito disponibili. Ho appreso con favore l’attivazione di nuovi 20 posti nell’ospedale di San Giovanni in Fiore, per i quali mi sono interessato personalmente, ma ci vorrà ancora una settimana per averli pronti. Nel frattempo, però, ci sono altri nosocomi che potrebbero partire già da oggi pomeriggio, come quello di Acri, dove si potrebbe far spazio nel Reparto di Medicina generale, o ancora ci sono le soluzioni migliori come quella di Cariati, Trebisacce, Lungro, San Marco Argentano e Praia a Mare dove potrebbero essere attivati subito dei Covid Hospital. Cosa stiamo aspettando? La soluzione degli ospedali da campo è quella più scellerata perché abbiamo visto proprio ieri cosa potrebbe accadere in caso di nubifragio. Molte delle tende del pre-triage sono volate vie a causa del vento e ancora pensiamo a studiare soluzioni folli quando abbiamo sedi pronte da rendere subito operative. Non solo. Ci risulta ancora che l’Azienda sanitaria di Cosenza non abbia fatto nulla per reperire nuovi medici e paramedici, nonostante le direttive chiare del Governo per assumere personale sanitario. Così come ancora, nonostante le numerose denunce, rimangono irragionevolmente ferme le Usca. Molti di quei malati Covid che affollano oggi gli ospedali potrebbero essere curati a casa se solo ci fosse una rete di assistenza territoriale degna di questo nome. Sono tutti disagi che potrebbero essere ovviati e le responsabilità sono tutte in capo al Commissario dell’Asp di Cosenza».

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Emergenza Covid, Graziano (UdC): "Sia tutelato diritto ad essere informati"

«Emergenza Covid, che sia tutelato il diritto di tutti i cittadini ad essere puntualmente informati sull’andamento della pandemia sul territorio. È inaccettabile la censura posta dall’Asp di Cosenza sui dati giornalieri. Ognuno ha bisogno di sapere come si evolve la diffusione del virus nel proprio comune. Così facendo non si contrasta l’infodemia. Tutt’altro! Si rischia di sopprimere le regole della trasparenza a cui sono soggetti gli enti pubblici. Non è che, per caso, così facendo, l’Azienda sanitaria vuole nascondere le immense falle che si sono create sul sistema di tracciamento territoriale dei positivi?»

 È quanto dichiara il Presidente del Gruppo UdC in Consiglio regionale, Giuseppe Graziano, in polemica con la direzione generale dell’azienda sanitaria di Cosenza che da più giorni sta omettendo il dato comune per comune dei positivi.

 «Si è creato un vuoto di informazioni – dice Graziano – sull’andamento dell’epidemia nella provincia di Cosenza. E questo è inaccettabile. Non è bastato nemmeno l’appello lanciato nei giorni scorsi dall’Fnsi, il sindacato dei giornalisti e rivolto proprio ai vertici dell’Asp di Cosenza, affinché si continuasse ad avere un quadro completo, quotidianamente aggiornato, sui casi di positività comune per comune. È proprio vero quello che dice la Federazione della stampa, in questo modo si rischia di innescare un processo controproducente con i cittadini, che non sapendo più quanti positivi hanno attorno, abbasserebbero la guardia contro un virus infido e meschino».

«Credo però – aggiunge il capogruppo dell’UdC – che dietro alla decisione dell’azienda sanitaria non ci sia alcuna intenzione nobile ma solo la voglia di voler spegnere i riflettori sulle deficienze della struttura commissariale. La quale, di fatto, ha perso il controllo sul tracciamento dei positivi. E questo perché si sta impiegando una vita ad attivare i nuovi laboratori per il processamento dei tamponi dilatando i tempi di riscontro sugli esiti, nonostante la Regione Calabria con propri fondi abbia acquistato già a maggio scorso tutte le strumentazioni necessarie; perché i tamponi non vengono più forniti alle Usca territoriali e perché non è stato fatto nulla per potenziare con nuovo personale le squadre operative mediche ed infermieristiche che operano sul territorio. Insomma, l’Asp non dà più i numeri con la scusa di voler “tranquillizzare” i cittadini ma in realtà non li dà perché non li ha e quelli che ha sono vecchi di almeno una settimana. Questo è l’ennesimo fallimento prodotto dal Decreto Calabria e dalla gestione commissariale delle aziende sanitarie».

 «Da parte, mia rimarrò vigile e attento – conclude Graziano – e mi impegnerò quotidianamente ad incalzare quanti oggi gestiscono il sistema sanitario in Calabria e in provincia di Cosenza richiamandoli ai loro doveri e ai loro impegni nel caso in cui se ne dimentichino. Perché qui si sta giocando a Stratego sulla pelle dei cittadini».

 

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Emergenza Covid in Calabria, Graziano (UdC): “Rischiamo di essere travolti dalla piena”

«Tante chiacchiere, ma i fatti stanno a zero. Ad oggi, a distanza di più di una settimana dallo scoppio del bubbone sul caso Calabria, si continua a discutere del nulla. I calabresi hanno bisogno di un piano di azione per uscire dall’emergenza sanitaria in atto che continua ad imperversare e a creare disagi su disagi. Andando di questo passo rischieremo di essere travolti dalla pandemia e nella nostra regione potrebbe essere una strage. Serve attuare oggi stesso un piano di azione per l’assunzione di nuovo personale e per la riapertura dei presidi ospedalieri soppressi. Senza se e senza ma. In questo momento poco importa chi sia il Commissario della sanità, bisogna agire prima che sia troppo tardi».

È questo, in sintesi, l’appello accorato che il presidente del gruppo UdC in Consiglio regionale, Giuseppe Graziano, lancia al ministro della Salute, Roberto Speranza ed al presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte.

 «Stamattina – precisa Graziano - ho inoltrato una missiva al premier e al ministro della Salute invitandoli a far presto. Purtroppo non c’è più molto tempo prima che lo tsunami della pandemia colpisca e travolga la Calabria con il rischio di provocare una strage di calabresi. Non voglio essere allarmista. Anzi. Ma il tempo a disposizione per evitare che tutto ciò accada è davvero poco. Fa rabbia assistere a dibattiti superflui dedicati alla polemica su chi debba o non debba essere il commissario alla sanità, mentre nessuno fino ad oggi ha mosso un dito per affrontare l’emergenza che sta imperversando nella nostra regione. E tutto questo con la duplice colpa del non agire pur sapendo la gravità della situazione».

«Nella missiva di stamani – aggiunge ancora il capogruppo dell’UdC – ho tracciato delle soluzioni che dovrebbero essere subito attuate. Una road map operativa contro l’emergenza che prevede l’assunzione immediata a tempo indeterminato di personale sanitario, attingendo se necessario anche dalle graduatorie nazionali degli idonei; il potenziamento dei posti letto e la riapertura tempestiva di tutti gli ospedali soppressi, da quello di Cariati a quello di Praia a mare passando per Trebisacce e San Marco Argentano; l’attivazione delle unità speciali di continuità assistenziale. I pronto soccorso sono saturi di gente con soli sintomi Covid. E nessuno si chiede che fine abbiano fatto tutti gli altri cittadini che hanno altre patologie. Sono chiusi in casa, perché hanno paura di rivolgersi alle strutture sanitarie viste ormai come luoghi infestati dal coronavirus».

«Se non si interviene subito ci saranno colpe per omissioni gravi. E sicuramente, in questo momento, non siamo sulla strada giusta. Non sappiamo chi gestisca ad oggi il governo della sanità pubblica in Calabria. Chi si sta assumendo la responsabilità? Quali azioni si stanno ponendo in essere per affrontare l’emergenza ma, soprattutto, chi è la persona deputata alle scelte? Forse Zuccatelli, che a quanto pare non ha ancora il decreto di nomina? Forse Strada che qualcuno dice sia già in Calabria da due giorni ma a fare cosa nessuno lo sa. O forse il ministro Speranza da cui dipende l’apparato di gestione del commissariamento della sanità della nostra regione? Siamo in un pericolosissimo momento di stasi. Siamo in mezzo al guado -  conclude Graziano - e rischiamo di essere travolti dalla piena»

 

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