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Operazione Reggio Sud: revocata la misura di prevenzione personale a Bruno Leonardo

La Corte d'Appello di Reggio Calabria (dottor Lucisano Presidente - Cinzia Barillà relatore) ha annullato la misura di prevenzione con obbligo di soggiorno di anni 3 e mesi 6 inflitta in primo grado a Bruno Leonardo, difeso dall'avvocato Marco Tullio Martino, ed accusato di avere partecipato ad una associazione mafiosa operante nella zona sud di Reggio Calabria. Bruno Leonardo era rimasto coinvolto nell'operazione denominata "Reggio Sud" con il ruolo di partecipe per avere presenziato ad una presunta riunione di 'ndrangheta nel piazzale del distributore Agip di Bocale rimanendo altresiì coinvolto in alcune intercettazioni telefoniche che dimostravano il suo interessamento al ritrovamento di un furgone sottratto ad un abitante del luogo. Tuttavia, con apposita documentazione difensiva e con l'ausilio di alcuni video già dal Tribunale della Libertà si era dimostrato incontrovertibilmente come non si fosse trattato affatto di riunioni di 'ndrangheta quelle svolte all'interno del piazzale (tanto che tutta l'area del distributore venne dissequestrata dal Tribunale) e che quelle tentativo di ritrovamento del furgone non avesse nulla a che vedere con la criminalità organizzata. Bruno Leonardo venne assolto pertanto con sentenza divenuta definitiva dall'accusa di partecipazione all'associazione mafiosa di riferimento. Ciononostante, era stato fatto destinatario dell'applicazione della sorveglianza speciale con obbligo di dimora per la durata di anni tre mesi e mesi sei dal tribunale misure di prevenzione di Reggio Calabria che aveva ritenuto non sufficienti le argomentazioni difensive. Oggi l'annullamento da parte della Corte di Appello che accogliendo la teoria della insussistenza della pericolosità sociale o comunque della sua attualità, ha posto fine definitivamente - e sotto ogni aspetto - al calvario giudiziario del giovane reggino.

Processo "Italia che lavora": demolita in Appello la sentenza di primo grado

I giudici della Seconda Sezione della Corte d'Appello di Reggio Calabria, presidente Lilia Gaeta, hanno emesso il verdetto relativo al processo scaturito dall'operazione "Italia che lavora". Cinque gli imputati assolti dal reato di illecita concorrenza con violenza o minaccia perché il fatto non sussiste: Antonio Cosmo, Domenico Costanzo, Francesco Mammoliti, Domenico Pelle, Francesco Stipo. Il Collegio Giudicante, inoltre, ha dichiarato cessata l'efficacia della misura dell'obbligo di dimora precedentemente imposta ad Antonio Cosmo, assistito dall'avvocato Marco Tullio Martino. Dichiarato, peraltro, il non doversi procedere nei confronti di Domenico Cosmo, in quanto deceduto. Se non detenuti per altra causa, è stata ordinata la scarcerazione di Francesco Stipo, Francesco Mammoliti e Domenico Pelle. La sentenza ha demolito quella pronunciata dai giudici di primo grado che si erano espressi il 17 ottobre dello scorso anno al termine del processo celebrato con rito abbreviato. In quell'occasione furono comminate sei condanne: nello specifico il giudice dell'udienza preliminare Antonio Scortecci aveva irrogato a tutti gli imputati una pena quantificata in 4 anni di reclusione. Antonio Stipo fu il solo ad essere stato assolto. Riguardo alla posizione di Francesco Nirta, i cui avvocati erano Umberto Abate  Giacomo Anelli, analogamente a quanto accaduto in sede di primo grado, è stata esclusa  dal reato di furto di inerti l’aggravante di aver favorito la 'ndrangheta, determinando così la prescrizione del reato. Secondo quanto  ipotizzato nel corso delle indagini, gli indagati avevano dato vita ad una sorta di "cartello" di aziende che, sfruttando la forza intimidatoria dei clan della 'ndrangheta di San Luca, riuscivano ad aggiudicarsi gli appalti relativi ad opere da realizzare nella località ionica. 

Operazione "Tax escape 2": annullato il sequestro per equivalente a carico di Domenico Ficara

Il Tribunale della Libertà ha annullato il sequestro di 12 milioni di euro che era stato disposto dal Giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Reggio Calabria a carico di Domenico Ficara (difeso dagli avvocati Marco Tullio Martino e Francesco Calabrese) per il reato di bancarotta. Sono stati disposti così dissequestro di conti correnti, liquidità, nonché di alcune abitazioni il cui valore, tuttavia, con perizia era stato dimostrato essere inferiore comunque agli importi indicati nelle informative. È stata così accolta una eccezione tecnica sollevata dai difensori Calabrese e Martino che avevano rilevato come, nel caso di specie, potesse sequestrarsi solo ciò che costituisce eventualmente il "prezzo del reato" e non potesse applicarsi retroattivamente il nuovo disposto normativo che aveva introdotto il sequestro per equivalente di ciò che costituisse "il profitto" del delitto. Queste due parole infatti (il profitto) sono state aggiunte in una nuova disposizione normativa entrata in vigore nel 2011, ossia dopo la presunta commissione dei fatti (avvenuti negli anni 2006/2010), che, così come statuito di recente sul punto dalle Sezioni Unite - non poteva trovare alcuna applicazione retroattiva per asserite condotte commesse antecedentemente l'entrata in vigore della norma.

Operazione "Revolution": assolti e scarcerati i fratelli Francesco e Severino Zoccoli

Il Tribunale collegiale di Locri presieduto dal dottor Accurso ha assolto i fratelli Francesco e Severino Zoccoli dalla pesante accusa di associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. Per loro l'ufficio di Procura nel troncone ordinario (presente ieri in aula il Procuratore Nicola Gratteri) aveva chiesto la condanna alla pena di 13 anni di reclusione. Francesco Zoccoli era difeso dall'avvocato Marco Tullio Martino, Severino Zoccoli, invece dall'avvocato Giacomo Iaria. Detenuti da oltre tre anni, dopo la lettura del dispositivo i fratelli Zoccoli hanno ritrovato la libertà lasciando il carcere di Vibo Valentia dove erano reclusi dal giorno del loro arresto scattato nel 2012 a seguito di una vasta operazione che aveva accertato l'esistenza di una organizzazione finalizzata al traffico internazionale di droga realizzata in sintonia tra soggetti calabresi e pugliesi.

Reggio, accusato di avere rapinato anziano disabile: assolto per non aver commesso il fatto

Il Tribunale per i Minorenni di Reggio Calabria in sede di udienza preliminare ha assolto P. A. (minorenne all'epoca dei fatti) dal reato gravissimo di rapina in danno di un anziano disabile aggravato dall'uso di un'arma da fuoco. L'accusa, e così le manette, erano scattate a seguito del riconoscimento fotografico della badante che aveva individuato proprio nel ragazzo il soggetto a cui aveva improvvidamente aperto la porta della abitazione. Secondo la ricostruzione fornita dagli inquirenti e dalla testimone, il giovane, con l'ausilio di un complice una volta riuscito con una scusa ad introdursi all'interno della casa, aveva portato a termine l'azione delittuosa puntando una pistola alla tempia dell'anziano approfittando della circostanza che costui fosse costretto su una sedia a rotelle. Ad inchiodare il giovane oltre la testimonianza ed il riconoscimento fotografico della badante, anche la ricostruzione effettuata dagli inquirenti che faceva leva su alcune frequentazioni del giovane proprio con altri soggetti gravati da reati dello stesso genere e tipo. Tuttavia, già nella fase delle indagini preliminari la difesa, composta dagli avvocati Marco Tullio Martino e Giacomo Iaria, aveva seriamente messo in discussione il riconoscimento fotografico effettuato, ma soprattutto, con l'ausilio di una preziosa perizia a firma della consulente Pitzianti, era riuscita a dimostrare incontrovertibilmente come il giovane con alcune telefonate effettuate esattamente nello stesso orario della rapina che si sarebbe consumata sul viale Aldo Moro, avesse agganciato delle celle telefoniche che lo collocavano in altra zona della città. Con la stessa consulenza si è dimostrato come il giovane non avesse mai registrato tra i propri contatti telefonici quello del presunto complice (non figurava neanche tra quelli eventualmente cancellati) né aveva avuto mai qualsivoglia contatto anche sporadico con lo stesso. Il Tribunale, accogliendo la tesi difensiva, ha così assolto P. A. dal reato ascritto per non aver commesso il fatto.

Operazione Saggezza. Assoluzioni eccellenti: scarcerato Giuseppe Fabiano, Procura aveva chiesto 18 anni di reclusione

E' stato assolto con la formula per non aver commesso il fatto Giuseppe Fabiano, cinquantenne di Platì, difeso dagli avvocati Marco Tullio Martino (coadiuvato dal collaboratore di studio, dottor Alessandro Bavaro) e Giuseppe Iemma. Per lui l'ufficio di Procura aveva chiesto una condanna a 18 anni di reclusione perché considerato capo della cosca del locale di Cirella di Platì, componente - insieme agli altri locali - della famosa "Corona" che si interfacciava con Polsi. I legali avevano dimostrato nel corso dell'istruttoria dibattimentale con copiosa documentazione difensiva ed evidenziato nel corpo delle loro arringhe, come non fossero che generiche le affermazioni del collaboratore di giustizia Varacalli che indicava Fabiano quale capo locale di Cirella e che non avessero alcun valore probatorio né la vicenda del furto di un escavatore per il quale sarebbe stato presuntivamente interessato il Fabiano, né le conversazioni ambientali dal corpo delle quali sarebbe emersa un'offerta di aiuto economico in occasione di una precedente carcerazione fatta dal presunto boss Vincenzo Melia proprio ai familiari del Fabiano. Dopo quattro anni di custodia cautelare Fabiano ha così lasciato la casa circondariale di Locri.

Accolto in toto il ricorso al Tar: riaprono i gazebo a Reggio

Come era facilmente prevedibile fin dai giorni immediatamente successivi all'adozione dell'ordinanza, la nota vicenda del sequestro dei cinque gazebo di Reggio Calabria prende una piega contraria rispetto alle mosse compiute dell'Amministrazione Falcomatà. I legali degli esercenti comunicano, infatti, l'accoglimento del ricorso al Tar, nello specifico, della richiesta di sospensiva che era stata presentata con urgenza dagli avvocati degli imprenditori. Con una nota pervenuta in redazione a firma degli avvocati Marcello Morace e Marco Tullio Martino, i legali fanno presente che questa mattina è stata accolta in toto la richiesta di sospensiva di tutti i provvedimenti in oggetto emessi dal Comune di Reggio Calabria. Il ricorso, così come tiene a precisare l'avvocato Marcello Morace, abbracciava tutta una serie di questioni, quali "l'illegittimità di un diniego di accesso agli atti (mai potuto operare dalla difesa), ma soprattutto la richiesta di revoca della rimozione dei sigilli apposti - come è ormai noto - una decina di giorni fa" ai famosi locali situati sul Lungomare. L'ordinanza, molto discussa per la tempistica e le modalità di esecuzione, aveva comportato in data 11 agosto la chiusura immediata dei gazebo, con turisti fatti alzare dai tavolini e costretti ad allontanarsi dalla Polizia Municipale che stava dando fedele esecuzione ai provvedimenti emessi dalla Amministrazione Falcomatà. Il testo dell'ordinanza di accoglimento - fanno sapere i legali - rivela in modo palese che la sospensione dell'esecutività certifica in modo inequivocabile il riconoscimento della fondatezza delle ragioni difensive. Dalla lettura del decreto uscito fuori dalle aule dal Tar si evince la presa d'atto dell'assoluta gravità dei provvedimenti che erano stati attuati da Palazzo San Giorgio. In particolare, fa riflettere il peso dell'importanza enorme che assume la decisione dei giudici prima ancora che si celebri l'udienza di sospensiva fissata per il prossimo 23 settembre. La portata, rispetto a tutto quanto era stato chiesto in sede di ricorso, è tale che non si può non rimarcare come il verdetto indichi all'Amministrazione di non aver agito in autotutela. Una lettura che scaturisce dall'attenzione riservata dal Tribunale all'"indifferibilità della sollecitata cautela che consegue al pregiudizio riveniente dalla disposta chiusura dell’esercizio commerciale; il quale pur dimostrando consistenza prevalentemente economica nondimeno rivela la presenza di ricadute anche di carattere occupazionale; e, comunque, evidenzia perplessi profili di eventuale ristorabilità per equivalente".  

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