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Festa del Papà, ma quali diritti? In Italia il congedo di paternità è un miraggio per uno su tre

Festa del Papà amara: in Italia 1 su 3 rinuncia al congedo di paternità di soli 10 giorni. Scopri perché i padri italiani sono ancora considerati genitori di serie B.

Oggi è la Festa del papà, ma per molti padri italiani c’è ben poco da festeggiare. Dietro le cravatte regatate e i lavoretti scolastici si nasconde una realtà fatta di diritti negati e stereotipi duri a morire. In Italia, infatti, il congedo di paternità obbligatorio è di appena 10 giorni, una cifra ridicola se confrontata con il resto d’Europa.

Festa del Papà, ma quali diritti? In Italia il congedo di paternità è un miraggio per uno su tre – IlRedattore.it

Ma il dato ancora più allarmante è che, secondo le elaborazioni di Save the Children su dati INPS, nel 2024 ben un padre su tre non ne ha usufruito, fermandosi al 64% degli aventi diritto. Un muro culturale e strutturale che relega i papà a figure marginali nella cura dei figli.

Questi miseri 10 giorni, retribuiti al 100%, devono essere utilizzati in un arco temporale strettissimo: tra i due mesi precedenti e i cinque successivi alla nascita. Un periodo così breve che impedisce di fatto la costruzione di un vero equilibrio familiare e di una sana condivisione dei carichi di cura. I padri italiani continuano così a essere percepiti come “genitori di serie B“, il cui ruolo principale è quello di “portare a casa lo stipendio”, lasciando quasi interamente sulle spalle delle madri la responsabilità della gestione dei figli e della casa. Una visione patriarcale che non solo danneggia i padri desiderosi di essere presenti, ma penalizza anche le madri nel loro percorso lavorativo.

La fruizione del congedo di paternità in Italia non è omogenea, ma riflette profonde diseguaglianze geografiche e sociali. L’utilizzo è decisamente più alto al Nord, dove si concentra il 59% dei beneficiari, rispetto al Sud e alle Isole. A fare la differenza sono anche la stabilità occupazionale e la tipologia di lavoro.

Chi ha un contratto a tempo indeterminato o ricopre ruoli qualificati tende a usufruire maggiormente del congedo, mentre i lavoratori precari o con impieghi manuali sono spesso costretti a rinunciarvi per timore di ripercussioni sul lavoro o per necessità economiche. Il congedo, insomma, non è ancora un diritto universalmente accessibile a tutti i padri.

Congedo di paternità: l’Italia fanalino di coda in Europa, ma alcune aziende ci credono

Il focus attuale sul congedo di paternità evidenzia come l’Italia sia drammaticamente indietro rispetto ai partner europei. Mentre nel nostro Paese si discute ancora sull’opportunità di allungare un congedo di soli 10 giorni, altrove la parità genitoriale è già una realtà consolidata. In Spagna, ad esempio, i padri hanno diritto a 16 settimane retribuite al 100%, esattamente come le madri, promuovendo una reale condivisione delle responsabilità fin dai primi giorni di vita del bambino. Anche i Paesi Scandinavi, come Svezia e Norvegia, offrono modelli avanzati con periodi non trasferibili riservati esclusivamente ai padri, riconoscendo il loro ruolo centrale e non accessorio.

Tuttavia, non mancano segnali di cambiamento che arrivano dal mondo aziendale. Alcune realtà illuminate, come Lidl, hanno deciso di superare la normativa nazionale offrendo ai propri dipendenti giorni aggiuntivi o congedi più lunghi, arrivando in alcuni casi fino a 90 giorni retribuiti. Questi esempi, seppur ancora limitati, indicano una strada percorribile per trasformare il congedo in uno strumento concreto di welfare e di parità. La vera sfida per il futuro non è celebrare i padri con regali simbolici una volta all’anno, ma garantire loro il diritto e la possibilità di essere genitori a tutti gli effetti, ogni giorno.

Marta Zelioli

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