Precari della Ricerca, Laura Ferrara (M5s): “Si potrebbe configurare l'abuso di contratti flessibili”

«Presto la Commissione europea, anche tramite il pronunciamento della Corte di Giustizia dell’Ue, dovrà adottare una posizione ufficiale rispetto alla questione dei precari della Ricerca che vivono da anni il disagio di una condizione lavorativa appesa sul filo dell'incertezza e della discriminazione».

Lo fa sapere l'eurodeputata Laura Ferrara facendo riferimento alla risposta della Commissaria Marianne Thyssena alla sua interrogazione dello scorso dicembre. 

La parlamentare europea ha informato la Commissione della presenza in Italia di numerosi ricercatori impiegati in istituti pubblici (nel solo Cnr 4500 dipendenti su oltre 11500 in servizio) che prestano la propria attività lavorativa attraverso il reiterato ricorso a contratti a tempo determinato, contratti di collaborazione coordinata e continuativa, contratti part-time e assegni di ricerca. 

«Gli istituiti di ricerca abusano di queste tipologie contrattuali in pieno contrasto con quanto previsto con la direttiva 1999/70/CE – precisa la Ferrara - ed è quanto sta valutando la stessa Commissione. Nella risposta alla mia interrogazione, infatti, si fa espressamente riferimento alla clausola 5 (Misure di prevenzione degli abusi) dell'Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato. 

In ambito europeo c'è una forte spinta al contrasto a queste forme di abusivismo di contratti flessibili negli enti pubblici e l'Italia si sarebbe dovuta allineare a quanto previsto dalle normative europee. Si corre il rischio di rientrare in una procedura d'infrazione da parte di Bruxelles già per non aver inserito gli istituti di ricerca nel decreto legislativo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche. 

La Commissione mi informa inoltre – continua la pentastellata – che la posizione ufficiale rispetto alla questione arriverà attraverso il pronunciamento della Corte di giustizia dell'Unione europea, appellata a settembre 2016 dal Tribunale di Trapani che già contestava la difformità della normativa italiana rispetto a quella europea. 

Mi auguro che in Italia ci si adegui ai dettati comunitari – conclude Laura Ferrara- che vi sia una effettiva tutela di questa categoria di lavoratori, spina dorsale della buona ricerca nel nostro Paese ma che da troppo tempo subisce trattamenti economici, previdenziali e di certezza del proprio futuro lavorativo, di forte discriminazione con chi ha un contratto a tempo indeterminato. Ci sono ricercatori che hanno alla spalle oltre venti anni di precariato, condizioni chiaramente limitative anche per la qualità del lavoro dei nostri Istituti di ricerca».

 

Lavoratori ex Lsu - Lpu: l'Usb chiede l'intervento dei prefetti

“La doccia fredda che molti lavoratori precari calabresi stanno vivendo in queste ore, contrasta con la gioia di aver visto nei giorni scorsi l'emanazione del decreto Madia, che prolunga anche al 2018 la contrattualizzazione dei precari e ne prevede la successiva stabilizzazione, risultato ottenuto grazie alle lotte degli Lsu-Lpu, condotte assieme al nostro sindacato, la USB Calabria. Infatti, alcuni sindaci stanno opponendo resistenza alla firma dei nuovi contratti disattendendo quando previsto dal decreto, per questo motivo la USB Calabria ha scritto ai Prefetti, preannunciando ulteriori iniziative di lottaù2.

E’ quanto scrive in una nota l’ esecutivo confederale Regionale  dell’Unione sindacale di base

Di seguito il testo della missima inoltrata ai prefetti calabresi.

 “Dopo la battaglia parlamentare finalizzata alla stabilizzazione e contrattualizzazione dei lavoratori ex Lsu - Lpu della Calabria (portata a buon fine soprattutto grazie alle lotte portate avanti da questa O.S.), si sta aprendo un conflitto sindacale tra lavoratori e alcuni sindaci calabresi in merito alla contrattualizzazione degli stessi per l’anno 2018.

 Eravamo certi che quest’anno non ci sarebbero stati problemi per la proroga dei contratti dei suddetti lavoratori, alla luce del Decreto Madia che prevede il superamento del precariato negli enti locali anche a seguito delle tante iniziative portate avanti in questi anni, con le quali si è riusciti a garantire la prosecuzione dei rapporti di lavoro in attesa delle stabilizzazioni.

 Nonostante la chiarezza del Decreto Madia, molti Comuni ad oggi si mostrano restii nel provvedere all’emanazione delle delibere e della conseguente stipula dei contratti per paura di dover stabilizzare i lavoratori in oggetto con fondi propri.

 In realtà, la confusione e i timori generati nelle ultime ore non hanno alcun fondamento, considerato che sia il Governo che la Regione Calabria (rispettivamente con 50.000.000 € e 38.000.000 €), garantiscono le risorse necessarie per la proroga.

 Stante la mancanza di dialogo tra istituzioni (nazionali, regionali e comunali) e l’incapacità di alcune amministrazioni a recepire nei termini dovuti quanto stabilito dalle normative nazionali, Vi comunichiamo che i lavoratori se entro la giornata  odierna non riceveranno garanzie per la sottoscrizione dei contratti,  bloccheranno tutte  le attività ammnistrative nei comuni e la USB si farà promotrice di assemblee  permanenti nelle sedi comunali riservandosi di attivare altre forme di protesta qualora ciò fosse necessario.

 Si chiede, pertanto, il Vostro autorevole intervento, per porre fine a questa assurda situazione".

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Precari del Cnr, Laura Ferrara (M5s) interroga la Commissione europea

Continua l'attenzione dell'europarlamentare del MoVimento 5 Stelle, Laura Ferrara, verso il mondo del precariato.

In particolare, l'eurodeputata calabrese ha appena presentato interrogazione alla Commissione europea sulla situazione che da anni vivono migliaia di lavoratori precari della Ricerca.

«Sono tantissimi i ricercatori che vivono da anni il disagio di una condizione lavorativa appesa sul filo del precariato, nel solo CNR 4500 dipendenti su oltre 11500 in servizio, prestano la propria attività lavorativa attraverso il reiterato ricorso a contratti a tempo determinato, contratti di collaborazione coordinata e continuativa, contratti part-time e assegni di ricerca. Entrano nel Centro come giovani ricercatori e vi rimangono come professionisti affermati ma ancora precari.

Nulla di definito e stabile. In Italia gli Enti pubblici vocati alla ricerca, abusano di queste tipologie contrattuali in pieno contrasto con quanto previsto con la direttiva 1999/70/CE, specificatamente alle clausole 4 (Principio di non discriminazione) e 5 (Misure di prevenzione degli abusi) dell'Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato. Lo Stato italiano si tappa occhi e bocca rispetto a questa forte discriminazione in termini di tutela previdenziale, assistenziale ed economica fra dipendenti a tempo indeterminato e determinato che a tutti gli effetti svolgono le stesse mansioni dei primi. È ora che la Commissione europea chiarisca se per questa situazione è già attiva una procedura d'infrazione per l'Italia o se intende avviarne una specifica. Il contrasto a queste forme di abusivismo di contratti flessibili negli enti pubblici di Ricerca deve essere anche preoccupazione dell'Europa, visto che in Italia nessun Governo si è preoccupato della problematica. Esistono dei diritti sanciti in normative europee che permettono di mettere fine a questa disparità di trattamento – conclude Ferrara –, è ora di sanare questa situazione. Ci sono casi in cui si superano addirittura i venti anni di precariato. Questa situazione costituisce sicuramente un forte limite per la qualità della Ricerca nel nostro Paese».

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Vigili del fuoco discontinui, la Commissione Europea chiede chiarimenti all'Italia

È finalmente arrivata la tanto attesa risposta della Commissione Europea all'interrogazione con la quale l'europarlamentare calabrese Laura Ferrara ha portato a conoscenza delle istituzioni comunitarie la difficile questione dei vigili del fuoco “discontinui”.

“Giusto qualche ora fa - dichiara La Ferrara - la Commissione Europea, per il tramite della Commissaria Marianne Thyssen, ci ha fatto pervenire la risposta alla nostra interrogazione sui Vigili del fuoco discontinui, presentata nello scorso ottobre dietro segnalazione dei “discontinui” calabresi. Ebbene, l'odierna risposta segna un passo fondamentale nell'affermazione dei diritti di tale categoria di lavoratori. La Commssione Europea, infatti, - continua la portavoce del MoVimento 5 Stelle - dichiara di essere al corrente della situazione dei vigili del fuoco discontinui in Italia che “sono occupati in base a una successione di contratti a tempo determinato...per svolgere compiti analoghi per natura a quelli dei vigili del fuoco permanenti, sotto la stessa catena di comando.” Proprio per la paradossale situazione venutasi a creare in Italia, per la quale, tale categoria di lavoratori discontinui pur presentando tutti i requisiti tecnico-operativi e di specializzazione propri dei vigili del fuoco effettivi non beneficia del sistema di tutela previdenziale, assistenziale ed economica proprio del personale permanente, la Commissione Europea ha deciso di chiedere ufficialmente chiarimenti al Governo italiano”.

“Ancora oggi -continua Ferrara - nonostante le innumerevoli mobilitazioni da parte dei vigili del fuoco “discontinui” il Governo nazionale è rimasto sordo e muto alle loro richieste. La posizione di questa categoria deve essere sanata e, dietro le sollecitazioni di Bruxelles, l'Italia dovrà garantire pienezza di diritti e tutela da eventuali discriminazioni giuridiche ed economiche a quelli che ancora oggi vengono denominati vigili del fuoco “discontinui”.

La Calabria, così come altre regione del Sud Italia, - conclude la Ferrara - hanno ampiamente beneficiato dei servizi di questa categoria “non tutelata”. Il corpo dei vigili del fuoco, nella sua interezza, “discontinui” e non, rappresenta un caposaldo nella tutela e nella salvaguardia dei nostri territori, questo è un motivo più che sufficiente per cercare di trovare una soluzione e porre fine a situazioni di disequilibrio.”

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Il Governo non li stabilizza, i lavoratori Lsu-Lpu scendono in piazza

Riceviamo e pubblichiamo

"Niente risposte dalla politica nazionale per la stabilizzazione in merito ai lavoratori Lsu-Lpu, non resta che la lotta in piazza. Infatti i lavoratori LSU LPU il 30 Novembre alle ore 10 presidieranno il Consiglio Regionale per sollecitare il governo centrale al fine di evitare questa questua annuale per mantenere sia vivi i servizi di tutti i comuni calabresi e sia per discutere e superare i vincoli imposti dal decreto Madia, per chiedere alla politica regionale e nazionale un intervento da parte del Governo Nazionale per l’inserimento delle deroghe necessarie alla definitiva stabilizzazione di tutti i lavoratori ex Lsu/Lpu della Calabria così come previsto per i contratti a tempo determinato.

I lavoratori sono invitati a partecipare per chiedere definitivamente la stabilizzazione di tutti gli Lsu-Lpu, quale risorsa preziosa, che con le loro prestazioni sono il caposaldo dei  servizi alla cittadinanza nei vari comuni e ed enti calabresi.

Non possiamo più attendere anno per anno la scadenza del 31 dicembre per sapere dove e quando lavorare!  a macchina ammnistrativa dei comuni ormai si regge solo sugli ex lavoratori Lsu-Lpu, per questo il 30 novembre chiederemo la stabilizzazione in modo definitivo".

Antonio Jiritano - Confederazione Regionale USB

 

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Vigili del fuoco discontinui, Laura Ferrara (M5S) interroga la Commissione europea

 La questione dei vigili del fuoco “discontinui” arriva a Bruxelles. Ad interessare la Commissione europea con un'apposita interrogazione parlamentare, è stata Laura Ferrara, eurodeputata del MoVimento 5 Stelle.

«Ancora oggi, nonostante le innumerevoli mobilitazioni da parte dei vigili del fuoco “discontinui” il Governo nazionale è rimasto sordo e muto alle loro richieste. La posizione di questa categoria deve essere sanata e rivalutata. Quelli che vengono ancora definiti vigili del fuoco “discontinui” continuano ad essere richiamati in servizio pur essendo sprovvisti di contratto a tempo indeterminato, prassi palesemente contrastante con le clausole 4 e 5 della direttiva n.1999/70/CE. Una direttiva europea – chiarisce la Ferrara – che tutela i lavoratori precari da eventuali discriminazioni, come per esempio il mancato beneficio del sistema di tutela previdenziale, assistenziale ed economica proprio del personale permanente. Per queste motivazioni chiedo alla Commissione come intende tutelare i rapporti di lavoro dei  “discontinui” e se il mancato riconoscimento formale del rapporto d’impiego dei c.d. “discontinui” e il trattamento discriminatorio rispetto ai vigili del fuoco “permanenti” potrà comportare l’avvio di una procedura d'infrazione contro lo Stato italiano per violazione delle direttive comunitarie (1997/81/CE, 1999/70/CE e 2003/88/CE).

La Calabria, così come altre regione del Sud Italia, hanno ampiamente beneficiato dei servizi di questa categoria “non tutelata”, in particolare in periodi di forte emergenza come durante gli incendi dell’estate appena trascorsa. Il corpo dei vigili del fuoco, nella sua interezza, “discontinui” e non, rappresenta un caposaldo nella tutela e nella salvaguardia dei nostri territori, questo è un motivo più che sufficiente per cercare di trovare una soluzione a situazioni di disequilibrio. Abbiamo bisogno di questo personale anche perché l’Italia, rispetto ad altri Stati, risulta avere un rapporto vigili del fuoco/numero di abitanti fra i più bassi d’Europa. In Italia il rapporto è uno ogni 15mila abitanti rispetto all’unità ogni 1500 abitanti negli altri Stati».

 

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La Cgil in piazza a Roma a difesa dei precari della giustizia

Rispetto e lavoro vero per i precari della giustizia. Queste le rivendicazioni con le quali la Funzione pubblica Cgil stamani (28 giugno) è scesa in piazza a difesa dei tirocinanti della giustizia.

Il presidio si è tenuto a Roma, nei pressi del ministero di Giustizia, in largo Benedetto Cairoli. Sono più di duemila i lavoratori (ex cassintegrati, lavoratori in mobilità e disoccupati) che da sette anni svolgono il tirocinio formativo presso il ministero guidato da Andrea Orlando, in attesa di una contrattualizzazione.

Lavoratori a tutti gli effetti che, secondo la Fp Cgil, “svolgono il loro lavoro sotto una formula, quella del tirocinio formativo, utilizzata in modo improprio, che cela in realtà vere e proprie forme di lavoro subordinato. Lavoratori impegnati a colmare le oltre 9.000 carenze di organico del comparto, garantendo così la prosecuzione delle attività, ma con una retribuzione al di sotto della soglia sussistenza”. Un 'esercito di precari impegnati in attività “che, se venissero a mancare, comprometterebbero ulteriormente la già critica condizione della giustizia”.

La categoria dei lavoratori dei servizi pubblici della Cgil chiede dunque che, per questi precari della Giustizia, “si eviti la riproposizione dell'ennesima proroga dei tirocini, ricercando invece, su scala nazionale e regionale, soluzioni più eque e dignitose per l'intero bacino”.

Lsu-Lpu: "I soldi impegnati dalla Regione non garantiscono la stabilizzazione"

"I 38 milioni di euro annui destinati dalla Regione Calabria alla contrattualizzazione di ex Lsu-Lpu per il triennio 2016/18, da soli non garantiscono la copertura finanziaria per i circa 5.000 lavoratori interessati.Occorre che il Governo confermi il finanziamento ministeriale di 50 milioni di euro, solo così potrà continuare il percorso di stabilizzazione avviato". È quanto sostengono, in una nota, i segretari generali di Cgil, Antonio Cimino, Felsa Cisl, Antonio Barletta e Uiltemp Gianvinncenzo Benito Petrassi. Secondo i sindacalisti: " Su questa delicatissima vertenza occorre che la Regione, i Comuni e 'tutta' la deputazione parlamentare calabrese si attivino, ognuno per la propria parte, per sensibilizzare il Governo sulla necessità di garantire il rifinanziamento nei tempi utili a consentire tutti gli adempimenti burocratici e legislativi e non a ridosso del 31 dicembre data di scadenza dei contratti. Oltre alle rassicurazioni verbali che più parti giungono in merito occorrono, e ci aspettiamo, fatti ed atti concreti e puntuali. Non si aspetti l'ultimo momento e l'ultimo decreto utile. La regione ci convochi e ci renda partecipi dei risultati sul monitoraggio dei posti disponibili nelle dotazioni organiche dei comuni, e sugli esiti delle interlocuzioni tecniche avviate con il Ministero del Lavoro. Ed in merito, il ritardo sulla firma della Convenzione necessaria per il pagamento dei sussidi di quei lavoratori Lsu per i quali non è stato possibile la contrattualizzazione e che sono in attesa da gennaio, ci impone di diffidare delle rassicurazioni e di attivarci, insieme ai lavoratori, per spingere le Istituzioni a premere sull'acceleratore e portare a definizione un percorso di stabilizzazione che sembrava una chimera irraggiungibile e che grazie all'azione ed alle lotte sindacali di massa di Nidil Cgil, Felsa Cisl e Uiltemp ha ridato speranza e dignità contrattuale a 5.000 lavoratori precari calabresi". 

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